L’Oss di Gomorra: ha lasciato la malavita per dedicarsi alla cura dell’altro.

L'Oss di Gomorra: ha lasciato la malavita per dedicarsi alla cura dell'altro.
L'Oss di Gomorra: ha lasciato la malavita per dedicarsi alla cura dell'altro.

Pasquale ha sbattuto la porta in faccia alla Camorra e ora sogna di fare l’Infermiere.

Scrissi e pubblicai questo servizio alcuni anni fa quando dirigevo un altro quotidiano. Oggi, nell’epoca dei film e delle fiction di successo dedicate alla malavita organizzata, tra cui Gomorra, Suburra e Pablo Escobar, si rivela tremendamente attuale. Parlerò di chi ha scelto di abbandonare una vita fatta di violenza, doga, sfruttamento della prostituzione e racket per dedicarsi alla salute di chi sta male. Protagonista del nostro racconto è Pasquale Ladogana, Operatore Socio Sanitario, 53 anni. Originario di Secondigliano, ora vive e lavora in Romagna dove si occupa di anziani con problemi di demenza, post-ictus o post-rianimazione cardiopolmonare.

Ospiti, o amici come li chiama Pasquale, che hanno bisogno 24 ore su 24 di assistenza diretta per qualsivoglia comune attività della vita. Pazienti, in pratica, con grado di invadilidà altissima e di marcata mancata autonomia.

Dopo anni dedicata a truffe, minacce e a richiedere il pizzo Pasquale ha deciso di fare basta e di rimettersi in gioco per non morire dentro. A Secondigliano lo conoscono tutti ed a molti sembra incredibile che lui, proprio lui, abbia deciso di redimersi. Quel delinquente con gli occhi buoni aveva ed ha un cuore grandissimo. Tutti i giorni glielo ricordano i colleghi, Infermieri, Oss, Medici e Fisioterapisti che lo incoraggiano ad andare avanti e a mettere una pietra pesante su un passato piuttosto difficile.

Oggi vive, lavora ed è residente in Emilia Romagna. E’ dipendente di una nota azienda che gestisce diverse residenze per anziani con Alzheimer, Ictus, Demenze di vario tipo, danni neurologici permanenti. Dopo anni di tossicodipendenza e di spaccio di sostanze stupefacenti, di bombe carta, di pizzi richiesti e riscossi, di minacce al limite della decenza umana, ha deciso di darsi un’altra possibilità. La galera lo ha convinto, quella non era la vita che faceva per lui.

Nel 2007 si è iscritto ad un Corso da OSS, destinato ad ex-detenuti, e ha lasciato definitivamente la natia Secondigliano e la Campania. La sua è una storia vera e oggi sogna di fare l’Infermiere.

L’altra sera lo abbiamo incontrato nella sua abitazione solita a Santarcangelo di Romagna. Qui convive da un bel po’ di tempo con una sua collega, Sara Apicella, 48 anni. Un paio di anni fa è diventato papà. Spera di dimenticare il suo passato, che gli torna in mente puntualmente e terribilmente all’imbrunire. 

Alla soglia dei 50 anni, dopo essere uscito da un lungo periodo di carcere e di ricovero presso un noto centro per la cura dell’alcolismo e delle tossicodipendenze, si è iscritto ad un corso finanziato dalla regione per Operatori Socio Sanitari.

Come succede spesso nel Meridione d’Italia ha dovuto chiedere anche una raccomandazione per superare i test d’ingresso. Il numero era programmato e lo scoglio culturale da superare era per lui un grande handicap, anche se era agevolato nei punteggi quale ex-detenuto.

Chi devi ringraziare per questa scelta?

Te l’ho detto qualche anno fa e te lo ripeto oggi. Devo ringraziare la mia famiglia, i miei amici e la mia attuale compagna di vita grazie a queste persone che mi sono stati vicini nei momenti di difficoltà e di conforto, durante cui ha desiderato spesso la morte, ora cerco di essere un uomo nuovo. L’Emilia Romagna mi ha accolto bene e la gente della Romagna è molto ospitale, ti fa sentire a ca. Forse come dicono alcuni sono falsi e cortesi, ma con loro mi trovo bene. Qui vieni valorizzato per quello che sei oggi e non per quello che eri in passato. In Campania sarei sicuramente tornato a fare il vecchio mestiere, lo spacciatore. Non c’è lavoro e in qualche modo bisogna campare.

Come mai la scelta di lasciare la Campania e di trasferisti in Emilia Romagna?

Te l’ho spiegato pi volte in passato e mi piace ripeterlo senza difficoltà. Ci sono finito per caso. Terminato Corso e diventato OSS mi sono iscritto ad una società interinale. L’azienda cercava personale con età non più giovanissima, anche senza esperienza, per l’assunzione a tempo determinato in una Residenza Socio-Sanitaria per Anziani. La Regione di riferimento era proprio l’Emilia Romagna. Ho fatto il mio primo colloquio. Era di natura conoscitiva. A distanza di qualche giorno avevo già il mio primo contratto tra le mani. Sono piaciuto subito e oggi posso vantare un solido indeterminato. Nella vita non bisogna mai arrendersi e occorre trovare quotidianamente il coraggio per affrontare le difficoltà e superarle. Ho fatto la valigia, ho acquistato il biglietto del treno solo andata e sono partito. Da allora mi sono dedicato al lavoro e alla mia nuova vita, scendo poco a casa.

Hai frequentato la scuola da OSS e i tirocini al Sud. Cosa hai dotato di differente tra la tua formazione di base e quello che poi hai dovuto affrontare dal punto di vista assistenziale in Emilia Romagna?

Dal punto di vista formativo devo dire che i docenti campani sono stati meravigliosi. Non mi piace sputare nel piatto in cui mangio. Dal punto di vista lavorativo è tutto diverso. Qui si rispetta la persona umana, il paziente è sacro, soprattutto per le strutture private che hanno bisogno di garantire una qualità maggiore dell’assistenza. Noi <strong> Oss </strong> siamo continuamente seguiti dagli Infermieri e costantemente informati su tutto. Anche per quanto riguarda i corsi di aggiornamento non ci possiamo lamentare. I nostri capi ci tengono a ciascuna figura professionale e tecnica operante in struttura. Dal punto di vista lavorativo devo dire però che la crisi inizia a farsi sentire anche qui in Romagna. I presidi che usiamo per l’igiene della persona, per esempio, sono centellinati e devono farli bastare evitando lo spreco e giustificando il superfluo. Fanno bene. Finora in Italia si è troppo sperperato, è giunto il momento di cambiare le cose. Il clima tra colleghi è ottimo. Siamo quasi tutti del Sud. A volte non mancano gli screzi, ma poi tutto si risolve con una stretta di mano ed un sorriso. In fondo chi sta male non siamo noi, ci dobbiamo concentrare sui pazienti.

A Secondigliano puoi ritornarci tranquillamente o sei costretto a rimanere in Romagna per sempre?

Ma si che posso tornarci. Qui percepisco 1400 euro netti al mese con gli assegni familiari, pago 350 euro di affitto, ma ho finito di pagare le rate dell’auto. Poi le bollette e le spese per la salute e per la vita quotidiana. Alla fine dello stipendio mi rimane poco o nulla. Tuttavia sono felice lo stesso e so che sono diventato un esempio da seguire, soprattutto per chi vuole lasciare definitivamente la strada per dedicarsi ad un mestiere che non uccide, ma che riabilita.

Qual è il tuo sogno nel cassetto e se ne hai uno?

Si che ce l’ho, anche se non sono riuscito a realizzarlo finora. Nella mia famiglia in Campania sono circondato da Infermieri ed ho sempre sognato di diventare un vostro collega. Purtroppo non ho le scuole adatte per poter accedere al Corso di Laurea in Infermieristica. Sto finendo le scuole serali per diplomarmi e ottenere la maturità tecnica. Questa estate proverò la sorte. So che è difficile, ma ci devo tentare. Mi rimetto continuamente in gioco e voglio dimostrare prima a me stesso e poi a chi mi sta vicino, compreso i colleghi, che sono un uomo completamente diverso o forse lo sono sempre stato.

Ti manca la tua Gomorra?

Non mi manca, ma da quella esperienza ho imparato a rispettare gli altri e ho capito che il male porta solo male. Per questo ho scelto il bene.

Grazie Pasquale, in bocca al lupo per tutto!

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