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È accaduto in Emilia Romagna in una RSA privata convenzionata con il SSN. La coordinatrice Infermieristica costringeva gli OSS a somministrare farmaci di notte.

Sospesa perché costringeva gli Operatori Socio Sanitari a somministrare farmaci di notte. Tra gli altri benzodiazepine, paracetamolo e persino antibiotici per vena. Per questo una Coordinatrice Infermieristica è stata sospesa dal lavoro senza stipendio dopo dettagliata denuncia di una RSU.

Gli OSS,a anche gli Infermieri della struttura, più volte avevano comunicato la loro contrarietà alla coordinatrice. Lei si era sempre difesa dicendo che insegnava a corsi per la qualifica di Operatori Socio Sanitari e pertanto sapeva bene che “non è vero che gli OSS non possono somministrare terapia farmacologica”. Una vera eresia, già chiarita in passato non solo dalla Fnopi, ma anche dal Ministero della Salute. Gli OSS non sono competenti nella gestione, nella preparazione e nella somministrazione di farmaci, se non nel caso in cui a prepararli sia un Infermiere (che vigila mentre somministra) e ad assumerlo sia un paziente perfettamente lucido, orientato e collaborante. L’OSS in questo caso porge all’ospite il farmaco preparato dal personale infermieristico e il paziente lo assume in autonomia.

Oss, vietata somministrazione terapia: si rischia la galera. Pene anche per l’Infermiere.

 

In tutti gli altri casi è vietato dalla legge, che non prevede alcuna scappatoia per gli OSS, che di fatto compiono abuso di professione medica od infermieristica.

La coordinatrice in questione asseriva tutto il contrario e al piano di lavoro aveva aggiunto, solo verbalmente, la somministrazione di terapia al bisogno. Vietava agli OSS di rivolgersi al servizio della continuità assistenziale notturna (ex-guardia medica) o al servizio 118. Non ha mai però messo nulla per iscritto, approfittando del fatto che quasi tutto il personale socio-sanitarie era precario lo costringeva a fare attività infermieristica nel turno notturno.

Gli OSS hanno protestato vivamente e per iscritto con la direzione, che dopo aver ascoltato le parti e chiesto il parere di infermieri e dirigenti di altre struttura, ha deciso di richiamare dal punto di vista disciplinare la sua dipendente. Dapprima con un richiamo verbale messo per iscritto, poi con un richiamo scritto e infine con la sospensione dal lavoro senza stipendio per 6 mesi, in attesa di capire dove ricollocarla. Al suo posto è stato inserito un nuovo coordinatore.

Che brutta storia.