OSS “affetta” da Urofilia denunciata da colleghi e licenziata dall’azienda: “non ho fatto nulla, sono arretrati!”.

Infermiera rubava pannoloni in Geriatria: indagine a Brindisi.

Annusava in bagno pannoloni intrisi delle urine dei pazienti. Non è una patologia, l’Urofilia resta per gli psicologi una deviazione sessuale molto diffusa.

Una Operatrice Socio Sanitaria licenziata in Veneto per Urofilia. Ce lo comunica la stessa interessata che ci dice “non sono pazza” e “non ho fatto male a nessuno”. Eppure è stata mandata via, dopo una missiva di protesta inviata in Direzione dalle colleghe di struttura. E’ accaduto qualche mese fa in una casa di riposo del trevigiano.

Lei, che qui chiameremo Luisa, l’abbiamo conosciuta circa un paio di anni fa in Veneto. Persona molto semplice e OSS molto preparata, è stata rispedita a casa perché chiesto a gran voce dai colleghi. Non vogliamo entrare nel merito della storia illustrandovi i particolari, ma raccontarvi ciò che è accaduto dopo che Luisa è stata beccata ad annusare un pannolone nel bagno di una utente.

L’Urofilia, che gli psicologi non definiscono come una vera e propria patologia (è una parafilia consistente nel piacere provocato dall’atto della minzione e in generale dal contatto con l’urina), è diffusa nel mondo fin dall’antichità, ed era pratica usuale tra i Greci, i Romani e altri illustri popolazioni del passato. Da tutti è ritenuta una vera e propria perversione sessuale. Mai fino ad oggi ci si era imbattuti in una operatrice socio-sanitaria che manifestamente approfittava del suo ruolo assistenziale per soddisfare i suoi piaceri sensoriali.

Il termine Urofilia è usato impropriamente come sinonimo di urolagnia. Tale termine indica piuttosto l’attrazione per la minimazione e gli atti connessi all’urina, come stimolo eccitante e come mezzo di potenziamento del piacere sessuale. E’ una condizione ricercata da molte coppie e quando non scivola verso l’urolagnia rientra nella più varia attività sessuale.

Ma torniamo alla storia di Luisa. Più volte le colleghe le avevano chiesto di “smetterla”. Ce lo riferisce la stessa interessata: “io non ho fatto mai del male a nessuno, però sono da sempre attratta dall’odore delle urine e ho fatto un solo errore, confidarmi di questo con un’altra OSS”.

“Dopo qualche settimana sono stata chiamata in Direzione – ci spiega Luisa – la mia Dirigente era imbarazzatissima, ma mi ha comunicato senza mezzi termini che tornavo a casa anticipatamente essendo andata oltre gli obblighi contrattuale e quelli etico-morali della struttura. La cosa che mi ha fatto più male è che sono stata accusata di non aver avuto rispetto per i Pazienti. Io li ho sempre trattati bene e con i guanti dorati. Non ho mai torto loro un capello. E a casa non ho mai portato alcun pantalone usate, mi è stato messo sul cofano dell’auto da chi mi voleva incastrare. Io non sono pazza e non ho fatto nulla, sono solo delle persone arretrate”.

A nostro avviso Luisa non ha ancora capito qual era il suo ruolo nella struttura e qual è il grado di rispetto che occorre avere nei confronti degli Assistiti. Le pratiche sessuali, anche se destinate ad oggetti come in questo caso, sono vietate in qualsivoglia centro di cura. Nel privato ognuno è libero di fare quello che vuole, ma con i Pazienti non si scherza, mai!

Ha fatto bene, pertanto, l’azienda a rimandarla a casa.

Se conoscete casi simili scrivete a redazione@assocarenews.it.

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