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Ma quali Albi regionali degli OSS. Il MIGEP bacchetta Sensoli e Mammì, si fa solo confusione.

Ma quali Albi regionali degli OSS. Il MIGEP bacchetta Sensoli e Mammì, si fa solo confusione.

Richiesto un incontro urgente ai consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle di Emilia Romagna e Lombardia. La Federazione di Minghetti parla di troppo pressappochismo e di inutili illusioni.

La Federazione MIGEP, che tra le altre figure tecniche e socio-sanitaria tutela anche gli OSS, chiede un urgente incontro alla Vice-Presidente della IV Commissione Politiche della Salute e Politiche Sociali della Regione Emilia Romagna, Raffaella Sensoli (M5S), e al Consigliere regionale della Lombardia Gregorio Mammì (M5S), relativamente alle due proposte di legge regionale per l’istituzione di “elenchi” degli Operatori Socio Sanitari.

In molti parlano, secondo Angelo Minghetti, presidente MIGEP, di “Albo degli OSS” sapendo che è una cosa errata e che le proposte di legge regionale presentate in Emilia Romagna (Sensoli) e in Lombardia (Mammì) non parlano di questo.

Minghetti ha scritto anche ai Componenti della IV Commissione Politiche della Salute e Politiche Sociali della Regione Emilia Romagna e della III Commissione – Sanità e Politiche Sociali della Regione Lombardia.

Ecco la missiva della Federazione MIGEP inviata ai consiglieri Sensoli e Mammì e alle Commissioni regionali salute/sanità di Emilia Romagna e Lombardia.

Egregi consiglieri,

Angelo Minghetti, Migep.
Angelo Minghetti, Migep.

la Federazione Migep Area OSS, da anni si impegna per promuovere politiche di tutela ed evoluzione della figura dell’Operatore Sociosanitario che rappresenta a livello nazionale e porta a conoscenza quanto richiamato dal documento del 4 luglio 2012 Ministero – Regioni sottoscritto anche da codesta federazione: “Sul ruolo, funzioni, formazione e programmazione dei fabbisogni”.

Il documento mette in evidenza, etica, responsabilità e conoscenza, oltre: “ rilevare i numeri relativi degli oss ad oggi formati e impegnati nei diversi settori: sanitario, socio sanitario, pubblico, privato e terzo settore” – una formazione mirata e finalizzata alla concreta applicazione dei nuovi modelli organizzativi – formazione e aggiornamento – valorizzazione delle competenze”.

Come evidenziato nelle finalità della Vostra proposta, non è attraverso l’elenco regionale che l’oss amplia la sua professionalità o che trova la sua tutela professionale, o che determina le competenze effettivamente acquisite, o migliori l’assistenza ai cittadini; non é con l’elenco regionale che s’instaura il reale fabbisogno territoriale, e non va neanche a creare prospettive di lavoro. Inoltre non è la mancanza dei dati che reca una sorta di limbo nelle equipe lavorative, e non si migliora l’assistenza, soprattutto dopo i recenti casi di violenza ai danni di anziani e disabili nelle case protette e nelle case di riposo, con l’elenco regionale.

Si evince che da questa proposta non ci sono indicazioni come migliorare la formazione e la qualità formativa e come determinare il reale fabbisogno.

Raffaella Sensoli, consigliere regionale M5S Emilia Romagna.
Raffaella Sensoli, consigliere regionale M5S Emilia Romagna.

Sono ben 9 anni che denunciamo il fenomeno che abbiamo denominato quale “diplomificio”, sottolineando che nella stragrande maggioranza dei casi i corsi sono a pagamento, a carico del corsista nonostante questa formazione è soggetta a finanziamenti europei. Si continua ad avere tanta confusione sul percorso formativo dell’operatore socio sanitario, le stesse Regioni non controllano il percorso formativo.

Dalle indagini svolte si è rilevato che la formazione dell’operatore sociosanitario “oss” non è omogeneo in tutto il territorio Nazionale, infatti, la stessa Regione Veneto nel 2018 dopo un’attenta indagine fatta in tutte le Regioni, suggerisce di aggiornare l’attuale profilo dell’oss rispetto all’accordo Stato Regioni del 2001, i punti dell’indagine: “Programmazione regionale; organismi che erogano la formazione; finanziamento dei corsi, ammissione ai corsi, caratteristiche del percorso formativo, tirocinio, esame finale, riconoscimento dei crediti formativi e delle competenze pregresse; modifiche a elenco delle attività e competenze, elenco degli obiettivi formativi e materie di insegnamento; attività lavorativa dell’OSS e aggiornamento; ambiti di impiego; registro occupati/inoccupati; formazione complementare; proposte/problemi segnalati” sono disomogenei su tutti gli argomenti trattati a livello territorio – Nazionale. Documento al vaglio del Ministro della Salute e della Conferenza Stato Regioni.

Gregorio Mammì, consigliere regionale M5S Lombardia.
Gregorio Mammì, consigliere regionale M5S Lombardia.

Si evince una formazione a macchia di leopardo, ma soprattutto una formazione che non rispecchia quanto definito dall’accordo Stato Regioni del 2001, con la motivazione che il mercato del lavoro lo richiede. I requisiti di accesso non sono più adeguati a quanto previsto dallo stesso accordo del 2001. Un accordo da rivedere, poiché, non rispecchia più le esigenze attuali, e la figura dell’operatore sociosanitario “oss” necessita di una scolarizzazione identica lungo tutto lo stivale italico e nelle isole maggiori attraverso una formazione arricchita e aggiornamento continuo.

Bisogna centrare il problema su formazione, funzioni, ruolo, fabbisogno e arrivare anche a pensare di bloccare tutta la formazione perché sarebbe necessario mettere sullo stesso piano di partenza tutti quegli operatori formati in maniera differente analizzando il percorso formativo fatto, pareggiando il sistema formativo per poi riprendere la formazione in modo concreto sul reale fabbisogno di cui la programmazione non è mai stata rispettata.

Si Pone l’accento inoltre, al tema, la necessità di rivedere nel sistema formativo, l’attestato di oss, che deve essere uniformato sul territorio con criteri unici, (vedi allegato).

Quest’ultima finalità, darebbe alle regioni uno strumento per comprendere la validità degli attestati, e rilevare la formazione extra regionale, questo comporterebbe che il sopracitato registro debba essere aggiornato periodicamente per evidenziare il personale occupato o non; un impegno non da poco ma che darebbe una funzionalità essenziale e di utilità a tale registro se è obbligatoria e non facoltativa.

Se si va a fare una ricognizione molto profonda, molti di questi attestati sarebbero dichiarati non conformi alle norme attuali e ciò metterebbe in discussione il sistema attuale adottato dalle Regioni.

Andrebbero rivisti i parametri sull’accreditamento a livello regionale del rapporto numerico standard fra Oss/Paziente con l’adeguato ragguaglio.

Il Ministero della Salute Lorenzin, congiuntamente all’AGENAS, ha emanato delle linee guida per le Regioni per il calcolo del fabbisogno del personale ospedaliero per adempiere a quanto previsto dalla legge di stabilità del 28 dicembre 2015, n. 208, al fine di predisporre i piani triennali concernente il fabbisogno di personale da garantire, anche, il rispetto delle disposizioni dell’Unione Europea in materia di articolazione dell’orario di lavoro attraverso una più efficiente allocazione delle risorse umane disponibili.

Si chiede se queste Regioni abbiano applicato la suddetta linea anche agli oss e rivolto al settore pubblico, privato, terzo settore e sociale, oppure abbia mantenuto parametri organizzativi minimi per un rispetto di obiettivi regionali, poiché si ritengono ancora molto differenziati per una politica di risparmio, che ricade sia sul cittadino malato, sia sul dipendente, e questo significa no alle assunzioni per gli oss.

L’oss non ha ancora trovato la sua giusta collocazione come figura professionale e non ha il suo ruolo ben sancito nell’organizzazione del lavoro: occorre cambiare regole di lavoro, bisogna cambiare le leggi sulle case di riposo, no ai minutaggi che trattano il personale come schiavi e, riducono l’assistenza a una catena di montaggio colpendo di riflesso gli ospiti.

Inoltre non esiste una tutela degli OSS e di altre categorie simili, come lavori usuranti, né una definizione delle mansioni di queste figure con carichi di lavoro estenuanti in assenza anche di ausili con 7 – 8- 12 ore continue senza mai staccarsi dal contatto con gli ospiti, pazienti, destabilizzante per gli ospiti e per gli operatori.

Emerge una seria compromissione della sicurezza per le persone assistite, vista l’impossibilità di mantenere adeguati livelli di qualità nell’assistenza a causa del ridotto numero di operatori presenti nelle strutture (RSA a fronte di 120 ospiti suddivisi su nuclei, un oss o due oss di notte) sui quali gravano anche compiti di natura logistico-organizzativa non rientranti nel profilo professionale dello stesso e quindi abuso di professione; Il quadro che emerge è decisamente preoccupante.

Riteniamo che una formazione OSS Statale, come in Europa, di due anni, con veri docenti, possa realizzare un corretto piano di studi per gli operatori e garantire un’assistenza di base adeguata ai cittadini di diverse fasce di età; l’infermiere ha un operatore preparato e quindi si riducono drasticamente le possibilità di errori nell’assistenza, poiché l’errore non è privo di conseguenze nell’assistenza.

Dato che le competenze professionali vanno oltre il contesto della formazione professionale di base, la formazione deve ampliarsi e approfondirsi attraverso un aggiornamento continuo, mettendo gli oss in condizione di collaborare con tutte le professioni sia nel sanitario sia sociale con funzioni e ruoli ben definiti. La federazione migep e il sindacato shc oss in collaborazione con l’Opi di Firenze – Pistoia sta attuando un percorso di certificazione delle competenze, cercando di colmare il vuoto formativo esistente con l’obiettivo di avere una figura più funzionale per i sistemi sanitari – sociali.

In molte strutture specialmente quelle private, rsa, ra, casa famiglia, l’assistenza di base è affidata esclusivamente all’oss, possiamo comprendere come vengono impegnate le competenze di questa figura dove in casi non prettamente sporadici ma continui, svolge competenze infermieristiche.

Su questi problemi ci siamo incontrati con la Fnopi, con l’obiettivo di proporre un percorso di formazione che non sia più diverso da Regione a Regione, da Provincia a Provincia, per mettere in piedi una strategia comune per offrire agli OSS una formazione adeguata (sia a quelli formati, sia a quelli da formare). (si allega copia)

Un altro punto dolente, il precariato nella sanità, è una storia senza fine. Sarà fondamentale dare atto attraverso procedure concorsuali in modo trasparente chiudendo quel percorso minato da troppe anomalie amministrative e di reclutamento di personale sanitario precario e demotivato.

Bisogna riflettere su quanto sta avvenendo, anche sulla libera professione degli oss, dobbiamo valutare possibili sviluppi, compiti, e competenze che possono svolgere in autonomia, le responsabilità, da esse derivanti e riflettere sul percorso ottimale per l’insieme della professione per prevenire l’abusivismo che è fonte di enormi criticità, affinché si possa garantire quella qualità delle prestazioni e per dare una risposta alla crescente e diffusa domanda che proviene da ampi settori della società e nello specifico nel settore sanitario e sociosanitario attraverso corsi di aggiornamento professionale continuo, e certificazione delle competenze.

Bisogna affrontare la valorizzazione professionale anche di altre figure che sono continuamente ignorate, (puericultrici – inf generici) con uno sguardo ai sistemi e valori di queste professioni e dare piena attuazione all’area delle professioni sociosanitarie come prevista dalla legge 3/18 all’oss.

L’elenco regionale ha solo fini di censimento e non di professionalità, ma soprattutto quale valore a livello contrattuale dà il censimento?

Affrontiamo in modo serio la formazione, molti corsisti non hanno mai fatto un’ora di lezione e/o un’ora di tirocinio. Attestati fasulli che però hanno prodotto lavoro reale; e questo a discapito dei pazienti che oggi sono assistiti da personale per nulla qualificate. Un giro di affari non da poco dietro “diplomificio“.

Il Ministro della Salute afferma in una nota 56436 del 22 novembre 18 “che l’oss è sprovvisto delle caratteristiche della professione sanitaria in senso proprio, per la mancanza di autonomia professionale, con funzioni accessorie e strumentali e per una formazione di livello inferiore….”

Qui si parla di persone da assistere e di cui prendersi cura, non di macchine. Qui si parla di persone in carne ed ossa, di bambini, adulti e anziani che hanno il diritto a essere assistiti da personale veramente qualificato.

Rivedere il profilo dell’Operatore Socio Sanitario, avviare indagini conoscitive sulle scuole formative, attuare una formazione statale omogenea su tutto il territorio Nazionale, formazione continua, lavoro usurante, rivedere le competenze e non sponsorizzare un elenco regionale con funzioni meramente ricognitive come se fosse la salvaguardia di una professione. L’Elenco, non costituisce requisito per l’esercizio dell’attività,” pertanto non è un meccanismo che da la possibilità di trovare lavoro, e nemmeno la possibilità di istituire albo professionale dell’oss, né tanto meno interagisce nei concorsi, e non da crescita professionale.

Su quanto descritto e messo in evidenza “criticità della professione degli operatori sociosanitari e criticità dell’assistenza ai cittadini” la federazione nazionale Migep Area OSS chiede alle S. V. un incontro urgente.

Angelo Minghetti
Federazione Migep


Per approfondimenti:

Operatori Socio Sanitari: il M5S presenta proposta di legge per censire OSS in Emilia Romagna.


Operatori Socio Sanitari: in Lombardia si va verso l’elenco degli OSS. Proposta di Legge M5S.


Infermieri e OSS in un percorso di collaborazione più intensa: accordo Migep-Fnopi.


Oss si confessa: ho comprato il diploma per 1500 euro e ora ci penso, so che posso far male al Paziente.


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