La denuncia di MIGEP e SHC OSS: “La carenza di personale non può essere risolta trasferendo impropriamente funzioni su altre categorie”. Sotto accusa il caso del veneziano.
Il ruolo dell’Operatore Socio Sanitario (OSS) è, ancora una volta, al centro di un acceso dibattito che scuote il mondo della sanità e dell’istruzione. A far scattare l’allarme è una nota congiunta della Federazione Nazionale MIGEP – Stati Generali OSS e del Sindacato SHC OSS, indirizzata ai Ministri della Salute e dell’Istruzione, oltre che alla Regione Veneto.
Al centro del contendere c’è la notizia dell’impiego di OSS all’interno di alcune scuole del veneziano, in un contesto critico segnato dalla carenza di insegnanti di sostegno.
Il cuore della protesta: non siamo “figure jolly”.
La questione sollevata dalle sigle sindacali non è solo organizzativa, ma profondamente politica e deontologica. Il punto è chiaro: quando il sistema scolastico o sanitario va in sofferenza, l’OSS viene spesso chiamato a colmare i vuoti, richiedendogli una flessibilità che sconfina in ambiti che non gli appartengono.
Tuttavia, denunciano i sindacati, la carenza di organico non può giustificare il trasferimento di responsabilità e competenze verso professionisti non formati per tali compiti. Il rischio è quello di trasformare una figura cardine dell’assistenza in una sorta di “jolly” di sistema, utilizzato per tamponare le emergenze anziché essere valorizzato per le proprie specifiche competenze.
Disabilità e inclusione: i rischi di una soluzione “tampone”.
La vicenda tocca un nervo scoperto: il diritto all’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. MIGEP e SHC OSS mettono in guardia contro soluzioni emergenziali che rischiano di confondere l’assistenza alla persona con il supporto educativo e didattico.
Se un OSS venisse effettivamente adibito a funzioni proprie dei docenti di sostegno, si configurerebbe una sovrapposizione impropria di ruoli. I sindacati chiedono quindi chiarezza:
- Quali attività vengono effettivamente richieste agli OSS nelle scuole?
- Sulla base di quali norme e percorsi formativi?
- Sotto quale responsabilità legale agiscono?
L’appello alla politica: chiarezza o evoluzione?
Il documento inviato alle Istituzioni solleva una domanda diretta: “Le Istituzioni ritengono legittimo utilizzare l’Operatore Socio Sanitario per compensare la carenza di personale appartenente ad altre professioni?”.
La posizione delle organizzazioni sindacali è netta. Se la politica ritiene che il ruolo dell’OSS debba evolversi, deve avere il coraggio di regolamentarlo, formarlo e riconoscerlo adeguatamente. Se, al contrario, il profilo deve rimanere quello definito dall’attuale ordinamento, le Istituzioni hanno il dovere di impedire che il sistema trasformi i lavoratori in sostituti impropri di altre figure professionali.
Un principio di civiltà.
La richiesta finale è un richiamo alla responsabilità: ogni professionista deve essere utilizzato solo per ciò per cui è qualificato. Permettere che le necessità contingenti riscrivano silenziosamente i confini di una professione non è solo una stortura organizzativa, ma un precedente pericoloso che mina la tutela del lavoratore e la qualità dei servizi offerti all’utenza.
La palla passa ora al Governo e alla Regione Veneto. La domanda resta sospesa: in un sistema che chiede sempre più responsabilità, quando arriverà il tempo di dare all’OSS le tutele e il riconoscimento che merita?
Fonti:
- Nota ufficiale della Federazione Nazionale MIGEP – Stati Generali OSS e Sindacato SHC OSS, 10 agosto 2026.
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