Operatori Socio Sanitari ancora in attesa di una piena valorizzazione: la Legge 3/2018 ha aperto la strada al riconoscimento nell’area delle professioni sociosanitarie, ma il percorso normativo e organizzativo non ha ancora prodotto il cambiamento atteso dalla categoria.

Da anni gli Operatori Socio Sanitari (OSS) chiedono un riconoscimento più adeguato al ruolo che svolgono quotidianamente negli ospedali, nelle RSA, nelle strutture territoriali e nell’assistenza domiciliare. Una richiesta che riguarda non solo l’aspetto economico e contrattuale, ma soprattutto il riconoscimento dell’identità professionale di una figura ormai centrale nel sistema sanitario e sociosanitario italiano.
La svolta sembrava essere arrivata con la Legge 11 gennaio 2018, n. 3, conosciuta come Legge Lorenzin, che ha introdotto l’area delle professioni sociosanitarie e ha inserito al suo interno anche il profilo dell’Operatore Socio Sanitario.
Tuttavia, a distanza di anni, molti OSS ritengono che quel passaggio non abbia ancora avuto una completa attuazione.
La Legge Lorenzin e la nascita dell’area sociosanitaria.
La Legge 3/2018 aveva l’obiettivo di riorganizzare il sistema delle professioni sanitarie e creare un nuovo spazio dedicato alle professioni sociosanitarie, riconoscendo il ruolo di figure che operano nell’integrazione tra assistenza sanitaria e sociale.
All’interno di questa nuova area sono stati ricompresi anche profili già esistenti, tra cui proprio l’OSS, insieme ad altre figure del settore sociale e assistenziale.
Per gli operatori significava l’avvio di un percorso verso una maggiore definizione delle competenze, della formazione e del ruolo all’interno dell’organizzazione dei servizi alla persona.
Ma il riconoscimento formale non si è ancora tradotto, secondo molte rappresentanze della categoria, in un pieno riconoscimento professionale.
OSS: una figura indispensabile nella sanità moderna.
L’Operatore Socio Sanitario rappresenta oggi uno degli elementi fondamentali della rete assistenziale.
Gli OSS garantiscono attività di supporto alla persona, assistenza nelle necessità quotidiane, collaborazione nei percorsi di cura e sostegno ai pazienti fragili, anziani, non autosufficienti e persone con disabilità.
Il loro lavoro si svolge fianco a fianco con infermieri, medici e altri professionisti sanitari, soprattutto in contesti caratterizzati da crescente complessità assistenziale.
Il Contratto Collettivo Nazionale del comparto Sanità riconosce l’OSS come appartenente al ruolo sociosanitario, definendone attività e responsabilità nell’ambito dell’assistenza alla persona e del lavoro multiprofessionale.
La richiesta della categoria: diventare davvero professionisti della salute.
La principale rivendicazione degli OSS riguarda il passaggio da una figura percepita spesso come esclusivamente esecutiva a un professionista riconosciuto all’interno del sistema salute.
Le organizzazioni rappresentative della categoria chiedono da tempo:
- un riconoscimento giuridico più chiaro;
- una formazione maggiormente uniforme a livello nazionale;
- un percorso di crescita professionale;
- una valorizzazione economica coerente con le responsabilità svolte;
- l’inserimento stabile nei processi assistenziali.
Secondo molti operatori, oggi esiste una distanza tra ciò che l’OSS svolge realmente sul campo e il riconoscimento istituzionale attribuito alla professione.
Il nodo della formazione e delle competenze.
Uno dei temi più discussi riguarda la necessità di aggiornare il profilo dell’OSS.
Il percorso formativo attuale nasce dall’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001, che ha definito la figura e la formazione dell’Operatore Socio Sanitario.
Negli ultimi vent’anni, però, il sistema sanitario è profondamente cambiato:
- aumento della popolazione anziana;
- crescita delle cronicità;
- sviluppo dell’assistenza territoriale;
- maggiore complessità dei pazienti ricoverati.
Da qui la richiesta di una revisione delle competenze e di una formazione più aderente alle nuove esigenze assistenziali.
Il confronto con le altre professioni sanitarie.
Un altro tema centrale riguarda il riconoscimento istituzionale.
Attualmente il Ministero della Salute distingue le professioni sanitarie riconosciute con specifici ordini professionali dalle professioni dell’area sociosanitaria.
Per molti OSS il futuro dovrebbe prevedere un percorso che consenta alla categoria di avere maggiore autonomia, responsabilità definite e una rappresentanza professionale più forte.
Non si tratta, secondo le associazioni degli operatori, di sostituire altre professioni sanitarie, ma di riconoscere il contributo specifico dell’OSS all’interno dell’équipe assistenziale.
Una professione strategica per il futuro del Servizio sanitario nazionale.
La carenza di personale sanitario e l’aumento dei bisogni assistenziali rendono sempre più importante il ruolo degli OSS.
In molte strutture pubbliche e private, gli operatori rappresentano una presenza indispensabile per garantire continuità assistenziale e qualità della presa in carico.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi quella di costruire un modello in cui tutte le professioni della salute siano valorizzate in base alle competenze, alle responsabilità e al contributo concreto offerto ai cittadini.
Conclusione: il riconoscimento atteso da una categoria in prima linea.
Gli OSS attendono da anni che il percorso iniziato con la Legge Lorenzin trovi piena realizzazione.
Il riconoscimento dell’area sociosanitaria ha rappresentato un primo passo importante, ma per molti operatori resta ancora incompleto.
La richiesta è chiara: essere riconosciuti per quello che già sono nella realtà quotidiana degli ospedali e dei servizi territoriali, ovvero professionisti che contribuiscono ogni giorno alla tutela della salute e alla dignità delle persone assistite.
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