Un documento aperto al confronto per definire principi, responsabilità e diritti di una professione sempre più centrale nel sistema sociosanitario.
Un Codice Deontologico dell’Operatore Socio Sanitario (OSS) per dare maggiore identità, dignità e riconoscimento a una figura che, quotidianamente, rappresenta una componente fondamentale dell’assistenza.
È questo l’obiettivo della proposta elaborata dal Gruppo “OSS Italia”, che ha predisposto una prima ipotesi di Codice Deontologico dell’Operatore Socio Sanitario, destinata ora a essere sottoposta all’attenzione delle organizzazioni di categoria e delle rappresentanze sindacali per una prima valutazione e per avviare un confronto sul futuro della professione.
Si tratta, è bene precisarlo, di una proposta e non di un documento ufficiale o di un codice già vigente. L’intento è aprire una discussione e raccogliere osservazioni, suggerimenti e contributi da parte di chi rappresenta gli OSS e da parte degli stessi operatori.
Una professione che chiede maggiore identità.
L’OSS è oggi presente in ospedali, strutture residenziali, servizi territoriali, strutture per anziani e persone con disabilità e in numerosi altri contesti assistenziali.
Il suo ruolo è cambiato profondamente negli anni e la complessità dell’assistenza rende sempre più necessario definire con chiarezza competenze, responsabilità, comportamenti professionali e principi etici.
Da qui nasce l’idea di OSS Italia: dotare la categoria di un riferimento deontologico che possa accompagnare l’evoluzione del ruolo e contribuire a rafforzarne l’identità professionale.
Dalla dignità della persona alla responsabilità dell’operatore.
La proposta parte da un principio fondamentale: al centro dell’attività dell’OSS deve esserci la persona assistita.
Dignità, rispetto, ascolto, autodeterminazione, riservatezza e promozione dell’autonomia sono alcuni dei principi individuati nel documento.
Particolare attenzione viene dedicata anche alla tutela delle persone fragili, alla prevenzione degli abusi e dei maltrattamenti e al rispetto dell’intimità durante le attività di igiene, vestizione, mobilizzazione e assistenza.
Un Codice Deontologico, nella visione di OSS Italia, non dovrebbe quindi essere soltanto un insieme di divieti, ma soprattutto uno strumento per definire come l’OSS deve interpretare la propria responsabilità nei confronti della persona.
Competenze e limiti: un punto centrale.
Uno degli aspetti più importanti della proposta riguarda il rapporto tra responsabilità e competenze.
L’OSS deve operare nell’ambito della propria formazione e del proprio profilo, senza essere chiamato a svolgere attività che eccedano le proprie competenze.
Allo stesso tempo, il documento riconosce all’operatore il dovere di segnalare situazioni di rischio, cambiamenti nelle condizioni dell’assistito, eventi avversi, errori o situazioni che possano compromettere la sicurezza dell’assistenza.
Un principio particolarmente importante riguarda anche le attività improprie: l’OSS dovrebbe poter segnalare l’assegnazione sistematica a mansioni estranee al proprio profilo, così come non dovrebbe accettare consapevolmente attività riservate ad altri professionisti.
L’OSS dentro l’équipe.
La proposta dedica spazio anche al rapporto con gli altri professionisti.
L’OSS non viene considerato come una figura isolata, ma come parte di una équipe multiprofessionale, nella quale ogni professionista deve vedere riconosciute competenze, responsabilità e autonomia proprie.
Collaborazione e rispetto reciproco diventano quindi elementi essenziali.
L’OSS deve poter lavorare insieme a infermieri, medici, fisioterapisti, educatori, assistenti sociali e agli altri professionisti coinvolti nel percorso assistenziale, contribuendo alla continuità e alla qualità dell’assistenza.
Privacy, social network e nuove responsabilità.
Nel mondo digitale, la tutela della privacy assume un’importanza ancora maggiore.
La proposta di OSS Italia dedica quindi attenzione anche all’utilizzo dei social network e degli strumenti digitali, prevedendo il divieto di diffondere fotografie, video, registrazioni o informazioni che possano rendere identificabile una persona assistita o violarne la riservatezza.
Un principio particolarmente attuale, considerando la crescente diffusione degli smartphone all’interno delle strutture sanitarie e sociosanitarie.
Formazione continua e qualità dell’assistenza.
Tra i principi individuati figura anche la necessità di mantenere e sviluppare nel tempo le competenze professionali.
La formazione continua viene considerata un elemento essenziale per garantire qualità e sicurezza dell’assistenza.
Un OSS adeguatamente formato è infatti una risorsa non soltanto per la propria crescita professionale, ma soprattutto per la persona assistita e per l’intera organizzazione.
Anche l’OSS ha diritto a lavorare in sicurezza.
Il Codice proposto affronta inoltre il tema della violenza nei confronti degli operatori.
L’OSS deve poter svolgere la propria attività in condizioni di sicurezza e dignità. Aggressioni fisiche, verbali o psicologiche non possono essere considerate una componente normale del lavoro assistenziale.
La segnalazione degli episodi di violenza diventa quindi parte integrante della responsabilità professionale e della cultura della sicurezza.
Ora la parola alle organizzazioni di categoria e ai sindacati
Il documento elaborato da OSS Italia non vuole essere un punto di arrivo.
Al contrario, l’obiettivo è aprire un percorso di confronto.
La proposta sarà pertanto inviata alle organizzazioni di categoria e alle organizzazioni sindacali affinché possano esaminarla, valutarne i contenuti e proporre eventuali modifiche, integrazioni o correzioni.
L’auspicio è che il confronto possa coinvolgere anche gli stessi OSS, perché un eventuale Codice Deontologico dovrebbe nascere dall’esperienza concreta di chi ogni giorno lavora accanto alle persone fragili.
Un passo verso il riconoscimento della professione.
La proposta arriva in un momento nel quale il ruolo dell’OSS è al centro di numerose discussioni sul futuro dell’assistenza.
L’evoluzione dei bisogni della popolazione, l’invecchiamento demografico, la crescita della non autosufficienza e la necessità di rafforzare l’assistenza territoriale rendono sempre più importante il contributo degli operatori sociosanitari.
Per OSS Italia, un Codice Deontologico potrebbe rappresentare uno strumento importante per rafforzare l’identità della categoria, promuovere comportamenti professionali corretti, tutelare le persone assistite e valorizzare il ruolo dell’operatore.
Ma prima di arrivare a qualsiasi conclusione, sarà necessario ascoltare la categoria.
Il documento è quindi aperto al confronto.
La proposta di OSS Italia vuole essere soprattutto un punto di partenza: un invito alle organizzazioni di categoria, ai sindacati e agli stessi operatori a discutere insieme di quale debba essere oggi l’identità dell’Operatore Socio Sanitario e di quali principi debbano guidarne quotidianamente il lavoro.
Perché una professione che si prende cura delle persone merita non soltanto competenze e responsabilità definite, ma anche un’identità, valori condivisi e un preciso riferimento etico e deontologico.
* * *
PROPOSTA DI CODICE DEONTOLOGICO DELL’OPERATORE SOCIO SANITARIO (OSS)
PREAMBOLO
L’Operatore Socio Sanitario (OSS) svolge un ruolo fondamentale nell’assistenza alla persona, contribuendo alla tutela della salute, al mantenimento dell’autonomia, al benessere fisico, psicologico e sociale e alla qualità della vita dell’assistito.
L’OSS opera nell’ambito delle proprie competenze e responsabilità, nel rispetto della dignità, dell’autodeterminazione, della riservatezza e dei diritti della persona.
Il presente Codice Deontologico individua i principi e le regole di comportamento ai quali l’Operatore Socio Sanitario dovrebbe ispirare la propria attività professionale, nei confronti dell’assistito, dei familiari, dei colleghi, degli altri professionisti sanitari e sociosanitari e della comunità.
TITOLO I – PRINCIPI GENERALI
Art. 1 – Centralità della persona
L’OSS pone al centro della propria attività la persona assistita, riconoscendone la dignità, l’unicità, i bisogni e i diritti, indipendentemente da età, sesso, origine, condizioni economiche, cultura, disabilità, orientamento personale o condizioni sociali.
Art. 2 – Dignità e rispetto
L’OSS garantisce alla persona assistita rispetto, cortesia, ascolto e attenzione, evitando ogni comportamento discriminatorio, umiliante, offensivo o lesivo della dignità personale.
Art. 3 – Principio di non discriminazione
L’assistenza viene prestata senza discriminazioni e senza differenze di trattamento fondate su condizioni personali, sociali, culturali, economiche o familiari.
Art. 4 – Autodeterminazione
L’OSS rispetta, per quanto di propria competenza, la capacità della persona di partecipare alle decisioni che riguardano la propria assistenza e promuove la sua autonomia.
Art. 5 – Promozione dell’autonomia
L’OSS non sostituisce la persona quando questa è in grado di svolgere autonomamente determinate attività.
Favorisce, per quanto possibile, il mantenimento e il recupero delle capacità residue dell’assistito.
TITOLO II – RESPONSABILITÀ PROFESSIONALE
Art. 6 – Responsabilità dell’OSS
L’OSS è responsabile delle attività che svolge nell’ambito delle proprie competenze e deve operare con diligenza, prudenza e attenzione.
Art. 7 – Limiti delle competenze
L’OSS non svolge attività che eccedono la propria formazione, competenza e responsabilità.
Quando gli venga richiesto di eseguire attività per le quali non possiede adeguata preparazione, deve comunicarlo al professionista responsabile dell’assistenza.
Art. 8 – Collaborazione professionale
L’OSS collabora con infermieri, medici, fisioterapisti, educatori, assistenti sociali e con gli altri professionisti coinvolti nel percorso assistenziale.
La collaborazione deve essere basata sul rispetto reciproco dei diversi ruoli, delle competenze e delle responsabilità professionali.
Art. 9 – Obbligo di segnalazione
L’OSS segnala tempestivamente al professionista responsabile ogni cambiamento significativo delle condizioni della persona assistita, ogni evento avverso, rischio per la sicurezza, comportamento anomalo o situazione che possa compromettere l’assistenza.
Art. 10 – Sicurezza dell’assistito
L’OSS contribuisce alla prevenzione degli incidenti, delle cadute, delle lesioni, delle infezioni e di ogni altro rischio assistenziale nell’ambito delle proprie competenze.
Non deve ignorare situazioni che possano mettere in pericolo la persona assistita.
TITOLO III – RELAZIONE CON LA PERSONA ASSISTITA
Art. 11 – Relazione di aiuto
L’OSS instaura con la persona assistita una relazione fondata sull’ascolto, sull’empatia, sulla disponibilità e sul rispetto.
Art. 12 – Comunicazione
L’OSS comunica con la persona assistita utilizzando un linguaggio comprensibile, rispettoso e adeguato alle sue capacità cognitive, linguistiche e relazionali.
Art. 13 – Fragilità
L’OSS presta particolare attenzione alle persone fragili, non autosufficienti, anziane, disabili, minori o prive di adeguate capacità di comunicazione e autodeterminazione.
Art. 14 – Divieto di abuso
È vietato qualsiasi comportamento fisico, psicologico, verbale, economico o sessuale che possa arrecare danno o sofferenza alla persona assistita.
L’OSS deve inoltre segnalare eventuali situazioni di abuso, maltrattamento o trascuratezza di cui venga a conoscenza nell’esercizio della propria attività.
Art. 15 – Intimità e pudore
Durante le attività di igiene, vestizione, mobilizzazione e assistenza alla persona, l’OSS tutela il pudore, l’intimità e la riservatezza dell’assistito.
TITOLO IV – PRIVACY E RISERVATEZZA
Art. 16 – Riservatezza
L’OSS mantiene il massimo riserbo sulle informazioni relative alle persone assistite e alle loro condizioni personali, familiari e assistenziali.
Art. 17 – Informazioni riservate
Le informazioni acquisite durante l’attività professionale non devono essere divulgate a persone non autorizzate.
L’obbligo di riservatezza permane anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro.
Art. 18 – Social network e strumenti digitali
L’OSS non pubblica fotografie, video, registrazioni, informazioni o commenti che possano rendere identificabile una persona assistita o violarne la riservatezza.
È vietato utilizzare immagini o informazioni riguardanti gli assistiti per finalità personali, promozionali o di intrattenimento.
TITOLO V – DOCUMENTAZIONE E COMUNICAZIONE ASSISTENZIALE
Art. 19 – Corretta documentazione
L’OSS contribuisce, secondo le procedure della struttura e nell’ambito delle proprie competenze, alla corretta documentazione delle attività assistenziali effettuate.
Le informazioni riportate devono essere veritiere, complete, tempestive e comprensibili.
Art. 20 – Comunicazione degli eventi
Ogni errore, incidente, quasi evento (near miss) o situazione di rischio deve essere comunicato secondo le procedure previste dalla struttura.
La segnalazione di un errore deve essere finalizzata alla tutela dell’assistito e al miglioramento della sicurezza.
TITOLO VI – RAPPORTI CON I FAMILIARI
Art. 21 – Rispetto dei familiari
L’OSS mantiene con i familiari della persona assistita rapporti improntati a rispetto, disponibilità e collaborazione.
Art. 22 – Limiti nella comunicazione
L’OSS non fornisce diagnosi, prognosi o informazioni sanitarie che non rientrano nelle proprie competenze.
Quando il familiare richiede informazioni di carattere sanitario o clinico, indirizza la richiesta al professionista competente.
Art. 23 – Conflitti con i familiari
In caso di conflitto, aggressione verbale o comportamento minaccioso, l’OSS mantiene un comportamento professionale e segnala l’episodio secondo le procedure previste.
TITOLO VII – RAPPORTI CON I COLLEGHI E GLI ALTRI PROFESSIONISTI
Art. 24 – Rispetto reciproco
L’OSS rispetta colleghi e professionisti, evitando comportamenti offensivi, denigratori o discriminatori.
Art. 25 – Lavoro di équipe
L’OSS riconosce il valore del lavoro multiprofessionale e contribuisce alla continuità e alla qualità dell’assistenza.
Art. 26 – Conflitti professionali
Eventuali divergenze devono essere affrontate attraverso il confronto professionale e secondo le procedure organizzative previste.
L’OSS non deve coinvolgere la persona assistita nei conflitti tra operatori.
Art. 27 – Demansionamento e attività improprie
L’OSS ha il diritto e il dovere di segnalare l’assegnazione sistematica ad attività estranee al proprio profilo professionale o incompatibili con la propria formazione e responsabilità.
Allo stesso modo, non deve accettare consapevolmente di svolgere attività riservate ad altri professionisti.
TITOLO VIII – FORMAZIONE E COMPETENZA
Art. 28 – Aggiornamento professionale
L’OSS riconosce la formazione continua come elemento fondamentale della qualità dell’assistenza e si impegna a mantenere e sviluppare le proprie competenze.
Art. 29 – Consapevolezza dei propri limiti
L’OSS deve conoscere i propri limiti professionali e chiedere supporto quando una situazione supera le proprie capacità o competenze.
Art. 30 – Qualità dell’assistenza
L’OSS contribuisce al miglioramento continuo della qualità dei servizi assistenziali, partecipando, per quanto di competenza, alle attività di verifica e miglioramento organizzativo.
TITOLO IX – TUTELA DELLA PERSONA E CONTRASTO ALLA VIOLENZA
Art. 31 – Contrasto alla violenza
L’OSS non tollera alcuna forma di violenza, abuso, maltrattamento o discriminazione nei confronti della persona assistita.
Art. 32 – Violenza sugli operatori
L’OSS ha diritto a svolgere la propria attività in condizioni di sicurezza e dignità.
Ogni aggressione fisica, verbale o psicologica deve essere segnalata secondo le procedure previste.
Art. 33 – Obiezione professionale
L’OSS può manifestare il proprio dissenso quando gli venga richiesto di compiere un’attività che ritenga manifestamente pericolosa, illegittima o estranea alle proprie competenze, informando tempestivamente il responsabile dell’assistenza.
TITOLO X – PROFESSIONALITÀ E INTEGRITÀ
Art. 34 – Correttezza professionale
L’OSS svolge la propria attività con onestà, responsabilità, imparzialità e correttezza.
Art. 35 – Regali e vantaggi
L’OSS non accetta denaro, regali o altri vantaggi quando questi possano condizionare l’imparzialità del proprio comportamento professionale o creare situazioni di conflitto di interesse.
Art. 36 – Relazioni personali
L’OSS mantiene appropriati confini professionali con la persona assistita e non utilizza la relazione assistenziale per ottenere vantaggi personali.
Art. 37 – Utilizzo dei social network
L’OSS è consapevole che anche le proprie condotte online possono incidere sull’immagine della professione e deve evitare comportamenti che possano compromettere la dignità delle persone assistite o la fiducia nei servizi sociosanitari.
TITOLO XI – TUTELA DELLA PROFESSIONE
Art. 38 – Dignità professionale
L’OSS contribuisce alla valorizzazione della propria professione attraverso comportamenti responsabili, competenti e rispettosi.
Art. 39 – Responsabilità verso la professione
L’OSS non deve porre in essere comportamenti che possano danneggiare deliberatamente la reputazione della professione o minare la fiducia dei cittadini nei confronti degli operatori sociosanitari.
Art. 40 – Riconoscimento del ruolo
L’OSS promuove una corretta conoscenza del proprio ruolo, delle proprie competenze e dei propri limiti, contrastando sia la sottovalutazione sia l’attribuzione di competenze non proprie.
TITOLO XII – DISPOSIZIONI FINALI
Art. 41 – Conoscenza del Codice
Ogni OSS dovrebbe conoscere e rispettare i principi contenuti nel presente Codice Deontologico.
Art. 42 – Responsabilità etica
La violazione dei principi contenuti nel presente Codice può costituire elemento di valutazione della condotta professionale, secondo quanto previsto dalla normativa, dai contratti collettivi, dai regolamenti delle strutture e dalle disposizioni vigenti.
Art. 43 – Aggiornamento
Il presente Codice deve essere periodicamente aggiornato in relazione all’evoluzione normativa, scientifica, tecnologica e organizzativa dell’assistenza alla persona.
Art. 44 – Principio conclusivo
L’OSS esercita la propria attività ricordando che ogni persona assistita non è un semplice destinatario di prestazioni, ma una persona portatrice di diritti, dignità, bisogni, emozioni e capacità.
Ogni intervento assistenziale deve pertanto essere orientato alla tutela della persona, alla sicurezza, all’autonomia, al rispetto e alla qualità della vita.
“Prendersi cura” non significa soltanto assistere una persona nei suoi bisogni quotidiani, ma riconoscerne il valore e la dignità in ogni momento della vita.
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