In un reparto di Nefrologia, l’Operatore Socio-Sanitario (OSS) rappresenta una figura importante nell’assistenza quotidiana delle persone portatrici di catetere vescicale o di nefrostomia. Il suo ruolo, tuttavia, deve essere chiaramente distinto da quello dell’infermiere, soprattutto quando si entra nell’ambito delle procedure invasive e della gestione clinica dei dispositivi.
La questione è particolarmente importante perché una corretta gestione dei sistemi di drenaggio urinario contribuisce a prevenire infezioni, ostruzioni, dislocazioni e altre complicanze.
Il punto di partenza: cosa dice il profilo dell’OSS
Il profilo dell’Operatore Socio-Sanitario è stato originariamente definito dall’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001, che individua nell’OSS un operatore chiamato a soddisfare i bisogni primari della persona nell’ambito delle proprie competenze e a favorirne il benessere e l’autonomia. L’attività viene svolta in collaborazione con gli altri professionisti dell’assistenza e secondo il principio del lavoro multiprofessionale.
Nel frattempo, il profilo dell’OSS è stato oggetto di revisione a livello nazionale, con nuovi accordi del 2024 e successivi recepimenti regionali. In Puglia, ad esempio, nel 2026 sono stati emanati indirizzi operativi per il periodo transitorio in attuazione della revisione del profilo.
Questo significa che, per stabilire con precisione quali attività possa svolgere un OSS, occorre considerare profilo professionale, formazione posseduta, eventuale formazione complementare, protocolli aziendali e organizzazione della struttura.
Catetere vescicale: cosa può fare l’OSS?
La prima distinzione da fare riguarda l’inserimento del catetere.
L’OSS non deve procedere autonomamente al cateterismo vescicale, trattandosi di una procedura invasiva che rientra nell’ambito delle competenze infermieristiche secondo la disciplina professionale e l’organizzazione assistenziale. L’infermiere, infatti, è il professionista responsabile dell’assistenza infermieristica e pianifica, gestisce e valuta l’intervento assistenziale.
L’OSS può invece svolgere attività di supporto, quando previste dalla propria competenza e dalle procedure aziendali.
Tra queste possono rientrare:
- preparazione del materiale necessario alla procedura;
- preparazione e assistenza alla persona;
- igiene intima e perineale;
- collaborazione con l’infermiere durante le attività assistenziali;
- posizionamento e gestione della sacca di raccolta secondo le procedure previste;
- mantenimento del sistema di raccolta in condizioni corrette;
- svuotamento della sacca secondo le procedure della struttura;
- osservazione delle caratteristiche delle urine;
- rilevazione e comunicazione di anomalie all’infermiere.
Particolare attenzione deve essere prestata a quantità, colore, limpidezza, presenza di sangue, sedimenti o variazioni evidenti.
L’OSS non deve però trasformare l’osservazione in una valutazione clinica autonoma: il suo compito è osservare, rilevare e segnalare tempestivamente.
E se il catetere non drena?
È una delle situazioni nelle quali la capacità di osservazione dell’OSS diventa particolarmente importante.
Se la sacca rimane vuota o il flusso delle urine si interrompe, l’OSS deve verificare gli aspetti assistenziali di propria competenza, ad esempio se il tubo è piegato o compresso e se la sacca si trova nella posizione corretta, secondo le procedure adottate dalla struttura.
Non deve invece effettuare autonomamente manovre invasive sul catetere, irrigazioni, lavaggi o altre procedure cliniche non previste dalla propria competenza.
La situazione deve essere segnalata tempestivamente all’infermiere, soprattutto in presenza di dolore, distensione, sangue nelle urine, febbre o improvvisa riduzione della diuresi.
La nefrostomia: una situazione ancora più delicata
La nefrostomia percutanea è un dispositivo che consente il drenaggio dell’urina direttamente dal rene attraverso un catetere inserito per via percutanea e collegato a un sistema di raccolta.
In questo caso il margine di attenzione deve essere ancora maggiore.
L’OSS può contribuire all’assistenza della persona e alla sorveglianza del sistema di drenaggio nell’ambito delle attività attribuitegli e secondo le indicazioni dell’infermiere e i protocolli della struttura.
Può, ad esempio, occuparsi dell’assistenza igienica, della mobilizzazione della persona prestando attenzione a non provocare trazioni sul dispositivo e dell’osservazione del sistema di drenaggio.
È inoltre importante segnalare immediatamente:
- mancato o improvviso ridotto drenaggio;
- presenza di sangue;
- cambiamenti evidenti dell’urina drenata;
- dolore improvviso nella zona della nefrostomia;
- febbre o brividi;
- arrossamento, gonfiore o secrezioni nella sede di inserzione;
- perdita di urina intorno al catetere;
- eventuale fuoriuscita o dislocazione del dispositivo;
- pieghe, torsioni o occlusioni evidenti del tubo.
La letteratura infermieristica sulla gestione della nefrostomia sottolinea proprio l’importanza del controllo del sistema di drenaggio, dell’assenza di torsioni e del corretto posizionamento delle sacche.
Cosa NON deve fare autonomamente l’OSS
Uno degli aspetti più importanti è conoscere i propri limiti.
L’OSS non dovrebbe eseguire autonomamente procedure invasive o manovre sul dispositivo che richiedano una competenza clinico-infermieristica specifica, come:
inserimento o sostituzione del catetere, rimozione della nefrostomia, manipolazioni del tratto interno, lavaggi o irrigazioni, gestione delle complicanze e decisioni cliniche sulla funzionalità del dispositivo.
La responsabilità dell’infermiere rimane centrale nella valutazione assistenziale e nella gestione delle procedure infermieristiche. Il DM 739/1994 attribuisce infatti all’infermiere la responsabilità dell’assistenza generale infermieristica e la pianificazione, gestione e valutazione dell’intervento assistenziale.
La parola chiave è: segnalare
In Nefrologia l’OSS può diventare un vero e proprio “sensore” dell’assistenza.
È spesso l’operatore che trascorre molto tempo accanto al paziente, lo aiuta nella mobilizzazione, nell’igiene e nelle attività quotidiane. Proprio per questo può accorgersi per primo che qualcosa è cambiato.
Un OSS preparato deve quindi sapere riconoscere ciò che è normale e ciò che deve essere immediatamente riferito all’infermiere.
Non significa fare diagnosi.
Significa osservare, rilevare, registrare quando previsto e comunicare.
Questa capacità può fare la differenza soprattutto nei pazienti nefrologici più fragili, nei quali variazioni della diuresi o problemi del drenaggio possono avere un’importanza clinica rilevante.
OSS e infermiere: due ruoli diversi, un unico obiettivo
La corretta gestione del catetere vescicale e della nefrostomia non deve essere vista come una competizione tra professionisti.
L’OSS svolge le attività assistenziali di propria competenza e collabora con l’équipe; l’infermiere mantiene le responsabilità proprie del profilo professionale e gestisce le attività clinico-assistenziali che richiedono specifiche competenze.
È proprio il lavoro di squadra a garantire maggiore sicurezza.
L’OSS non è un “infermiere di serie B” e l’infermiere non è un semplice esecutore di procedure: sono professionisti con ruoli, competenze e responsabilità differenti che devono integrarsi nell’interesse del paziente.
In conclusione
Nella gestione del catetere vescicale e delle nefrostomie, l’OSS ha quindi un ruolo importante ma ben delimitato.
Assistenza, igiene, osservazione, prevenzione dei problemi, collaborazione e segnalazione rappresentano il cuore del suo contributo.
Le procedure invasive e le decisioni clinico-assistenziali rimangono invece nell’ambito delle competenze dei professionisti sanitari abilitati, nel rispetto della normativa, della formazione ricevuta e dei protocolli aziendali.
In Nefrologia, conoscere i propri limiti professionali non significa fare meno: significa lavorare in sicurezza, proteggere il paziente e valorizzare realmente il ruolo dell’OSS all’interno dell’équipe.
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