Carenza di organico, turni massacranti e salari erosi dall’inflazione: l’assemblea nazionale del 20 gennaio scatta una fotografia impietosa della condizione degli Operatori Socio-Sanitari in Italia.
L’assistenza sanitaria in Italia poggia su fondamenta che stanno cedendo. È questo il grido d’allarme emerso dall’assemblea nazionale degli Operatori Socio-Sanitari (OSS), organizzata online dalla Fp Cgil lo scorso 20 gennaio. Un confronto che ha dato voce a migliaia di professionisti che, ogni giorno, garantiscono la tenuta degli ospedali e delle RSA, ma che si sentono sempre più trascurati dalle istituzioni.
Le criticità: tra burnout e de-professionalizzazione.
Secondo Sabrina Negri, segretaria della Fp Cgil Lombardia, il quadro è drammatico. Il “filo rosso” che unisce le testimonianze dei delegati da tutta Italia è composto da tre nodi critici:
- Carenza cronica di organico: I ritmi di lavoro sono diventati insostenibili, portando il personale allo stremo fisico e psicologico.
- Mancato riconoscimento dell’usura: Nonostante la gravità delle mansioni, il lavoro dell’OSS non è ancora pienamente riconosciuto come usurante.
- La minaccia dell’Assistente Infermiere: L’introduzione di questa nuova figura intermedia viene vista con sospetto. Senza un piano di valorizzazione reale, il rischio è che diventi un modo per bloccare le carriere degli OSS e risparmiare sul costo del lavoro.
La testimonianza dalla Lombardia: “Contro la solitudine e il nichilismo”.
Dalla Lombardia sono giunte voci di forte resistenza. Giuseppe Borgosano (Fp Cgil Milano) ha sottolineato come la noncuranza politica abbia spinto molti lavoratori verso la rassegnazione. “Cambiare le condizioni di lavoro non è solo un diritto, ma un dovere”, ha dichiarato, esortando i colleghi a rifiutare l’idea che “tanto non cambia niente” e a puntare sulla mobilitazione collettiva.
A fargli eco, Paola Baldassari (Spedali Civili di Brescia), che ha denunciato:
- Mansioni improprie: OSS costretti a svolgere compiti tecnici o di pulizia che esulano dalla loro funzione socio-sanitaria.
- Turni di 12 ore: Un’ipotesi giudicata pericolosa, che aumenta il rischio di errori clinici, infortuni e burnout.
- Ordini di servizio: L’abuso di questo strumento cancella i riposi e impone prolungamenti d’orario improvvisi.
Il nodo stipendi: un contratto che non basta.
Il tema economico resta la ferita più aperta. La Fp Cgil ha ribadito le ragioni della mancata firma sul rinnovo contrattuale 2022-2024.
“L’ultimo rinnovo copre solo un terzo dell’inflazione,” spiega Sabrina Negri. “Si traduce in una perdita netta del potere d’acquisto. Non accettiamo lo scambio: lavorare di più per compensare salari base troppo bassi.”
Il Segretario Nazionale Michele Vannini ha chiuso i lavori promettendo battaglia per il prossimo rinnovo: servono risorse reali, formazione continua e, soprattutto, la restituzione della dignità professionale a chi è il vero pilastro dell’assistenza.
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