Cropped shot of a female nurse hold her senior patient's hand. Giving Support. Doctor helping old patient with Alzheimer's disease. Female carer holding hands of senior man
I dati dell’Ospedale di Comunità dell’ASL di Frosinone dimostrano l’efficacia dell’assistenza infermieristica nelle cure intermedie: degenze più brevi, recupero funzionale e pochissimi eventi avversi.
L’assistenza infermieristica nelle cure intermedie continua a dimostrare la propria efficacia con dati concreti. A confermarlo è uno studio condotto sull’Ospedale di Comunità dell’ASL di Frosinone, che ha analizzato l’attività della struttura tra il 2022 e il 2025, evidenziando risultati particolarmente positivi sia sul piano clinico sia su quello organizzativo.
L’indagine ha preso in esame 532 pazienti, con un’età media di quasi 81 anni, offrendo una fotografia dettagliata del funzionamento di un modello assistenziale fondato sulla gestione infermieristica, oggi considerato uno dei pilastri della sanità territoriale prevista dal PNRR.
Degenza più breve rispetto ai dati della letteratura.
Tra gli elementi più significativi emerge la durata media della degenza, pari a 15,2 giorni, un dato nettamente inferiore rispetto ai 22-25 giorni generalmente riportati negli studi internazionali relativi a strutture analoghe.
Un risultato che, secondo gli autori, testimonia l’efficacia dell’organizzazione assistenziale e la capacità del team multiprofessionale di favorire un recupero rapido, limitando al tempo stesso il ricorso improprio ai reparti per acuti.
Oltre l’81% dei pazienti è tornato al proprio domicilio.
Lo studio evidenzia inoltre un’elevata percentuale di dimissioni al domicilio.
Ben l’81,8% dei pazienti ha infatti potuto fare ritorno a casa al termine del percorso assistenziale, mentre soltanto il 6% ha avuto necessità di essere trasferito in ospedale per acuti.
Ancora più rilevante il dato relativo al 2025, anno nel quale non sono state registrate riammissioni entro 30 giorni dalla dimissione, un indicatore considerato tra i principali parametri di qualità dell’assistenza.
Migliora l’autonomia dei pazienti.
Il dato più importante riguarda il recupero funzionale.
L’analisi dell’Indice di Barthel modificato, lo strumento utilizzato per misurare il livello di autonomia nello svolgimento delle attività quotidiane, ha evidenziato un miglioramento statisticamente significativo tra l’ingresso e la dimissione dei pazienti.
Questo significa che il periodo trascorso nell’Ospedale di Comunità non si è limitato alla stabilizzazione clinica, ma ha contribuito concretamente a restituire autonomia alle persone assistite, riducendo la dipendenza nelle attività della vita quotidiana.
Sempre più pazienti con bisogni assistenziali a prevalente regia infermieristica.
Lo studio mette in luce anche un’evoluzione del ruolo dell’Ospedale di Comunità nel corso degli ultimi quattro anni.
È infatti aumentata progressivamente la quota di pazienti ricoverati per condizioni caratterizzate da una prevalente gestione infermieristica, come la stabilizzazione clinica, il monitoraggio continuo e l’assistenza a elevata intensità assistenziale.
Secondo gli autori, questa trasformazione si è accompagnata a un miglioramento degli outcome funzionali e a una maggiore appropriatezza dei percorsi di cura, confermando il valore del modello organizzativo.
Sicurezza elevata e pochissimi eventi avversi.
Anche sul fronte della sicurezza i risultati appaiono particolarmente incoraggianti.
Gli eventi avversi sono risultati rari e limitati quasi esclusivamente alla comparsa di alcune lesioni da pressione.
Durante il periodo osservato non sono state registrate cadute accidentali e non è stato necessario ricorrere alla contenzione fisica, due indicatori che testimoniano l’elevato livello di qualità assistenziale garantito dalla struttura.
Un modello che rafforza la sanità territoriale.
I risultati dello studio confermano nella pratica ciò che da tempo viene sostenuto dagli operatori della sanità territoriale: un Ospedale di Comunità a conduzione infermieristica, dotato di assistenza sulle 24 ore, piani assistenziali personalizzati e supporto medico su chiamata, è in grado di gestire in sicurezza pazienti anziani clinicamente stabili ma con elevata dipendenza funzionale.
Un modello che permette di alleggerire la pressione sugli ospedali per acuti, favorisce il recupero dell’autonomia e garantisce continuità assistenziale, rappresentando uno degli strumenti più efficaci per affrontare l’invecchiamento della popolazione e la crescente domanda di cure territoriali.
Lo studio dell’ASL di Frosinone offre così un’importante conferma scientifica dell’efficacia delle cure intermedie a guida infermieristica e rafforza il ruolo strategico degli infermieri nella riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale.
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