Correva l’anno 1994 quando, con il Decreto Ministeriale 5 settembre 1994, n. 739, l’ordinamento italiano ha ridisegnato ufficialmente il volto dell’infermiere. Con quell’atto normativo epocale si è passati definitivamente dalla figura dell'”ausiliario” a quella del professionista sanitario intellettuale, dotato di autonomia e responsabilità.
Oggi, a oltre trent’anni di distanza da quel traguardo, il panorama sanitario e sociale è radicalmente mutato. Vediamo quali sono state le tappe e i cambiamenti più significativi che hanno ridefinito la professione.
Dalla mansione all’autonomia: i pilastri del DM 739/94.
Il decreto ha introdotto concetti chiave che hanno rivoluzionato l’approccio alla cura:
- Superamento del mansionario: L’infermiere non è più legato a una rigida lista di mansioni imposte, ma agisce sulla base di un profilo culturale e scientifico.
- Autonomia e responsabilità: Vengono riconosciute la gestione autonoma dell’assistenza infermieristica e la responsabilità diretta negli atti professionali (preventivi, curativi, palliativi e riabilitativi).
- Il processo di nursing: Si consolida la metodologia basata sulla pianificazione dell’assistenza (accertamento, diagnosi infermieristica, pianificazione, attuazione e valutazione).
Cosa è cambiato in trent’anni?
Il contesto in cui opera l’infermiere oggi è profondamente diverso rispetto agli anni Novanta. L’evoluzione si è mossa lungo tre direttrici principali:
1. L’evoluzione formativa e culturale.
Il passaggio cruciale è avvenuto ancor prima con l’abolizione delle vecchie scuole ospedaliere e l’istituzione del Diploma Universitario (1992), poi evoluto nella Laurea in Infermieristica (L-SNT1) e nei percorsi magistrali e specialistici. Oggi la formazione è interamente universitaria e basata sulle evidenze scientifiche (Evidence-Based Practice).
2. La specializzazione e le competenze avanzate.
La complessità dei pazienti cronici, l’invecchiamento della popolazione e i progressi tecnologici hanno reso necessarie competenze specialistiche. Dalle cure intensive alla sala operatoria, dalla salute mentale alla gestione delle cronicità territoriali, l’infermiere moderno riveste ruoli di altissima specializzazione, inclusa la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità.
3. Il riconoscimento giuridico e contrattuale.
Nel corso degli anni, il quadro normativo si è arricchito con la Legge 42/1999 (che ha cancellato definitivamente il mansionario) e la Legge 251/2000 (che ha istituito le dirigenze delle professioni sanitarie). Tuttavia, il dibattito sulla piena valorizzazione economica, sul riconoscimento delle competenze avanzate a livello nazionale e sulla carenza cronica di organico rimane ancora oggi estremamente aperto.
Uno sguardo al futuro.
Nonostante i grandi traguardi raggiunti dal punto di vista scientifico, culturale e ordinamentale, la professione infermieristica vive oggi una fase di profonda riflessione legata alla sostenibilità del sistema sanitario e all’attrattività della carriera per le nuove generazioni. Celebrare i trent’anni del DM 739/94 significa non solo guardare ai progressi fatti, ma soprattutto riconoscere all’infermiere il ruolo centrale e insostituibile che riveste per la salute del Paese.
Quale, secondo te, è stata la conquista più importante per gli infermieri in questi ultimi trent’anni? Scrivi a redazione@assocarenews.it
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