Un reparto senza operatori socio-sanitari, pazienti affidati a un’assistenza ridotta e infermieri costretti a moltiplicare le proprie mansioni pur di garantire il servizio. È la fotografia preoccupante che arriva dall’Urologia dell’ospedale di Sulmona, dove le condizioni di lavoro appaiono sempre più critiche.
A sollevare il caso è la segreteria provinciale del NurSind, che già nel mese di marzo aveva formalmente segnalato la situazione ai vertici aziendali: direttore generale, direttore sanitario, dirigente delle professioni sanitarie e servizio di prevenzione e protezione. Una comunicazione che, secondo il sindacato, sarebbe rimasta senza risposte concrete.
Senza OSS, infermieri costretti a fare tutto
Nel frattempo, la situazione nei reparti si sarebbe ulteriormente aggravata. L’assenza degli OSS comporta la mancanza di una figura fondamentale per l’assistenza di base ai pazienti. Di conseguenza, gli infermieri si trovano a coprire ogni esigenza: dall’assistenza diretta alle attività logistiche, fino al trasporto dei degenti verso la sala operatoria.
Un carico di lavoro che va ben oltre le competenze specifiche e che, denuncia il sindacato, espone a rischi concreti sia gli operatori sanitari sia i pazienti.
“Non è più una questione di difficoltà – sottolinea il NurSind – ma di un sistema che non sta funzionando”.
Il nodo della gestione del personale
Al centro della polemica c’è anche la gestione delle risorse umane. Mentre nei reparti ospedalieri si lavora in condizioni di emergenza, l’azienda sanitaria avrebbe spostato infermieri e OSS verso i distretti territoriali per sostenere l’avvio delle cosiddette “Case di comunità”, previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Secondo il sindacato, queste strutture risulterebbero in molti casi prive di una reale organizzazione e, talvolta, anche di spazi adeguati. Una scelta che avrebbe finito per svuotare ulteriormente i reparti ospedalieri, già in difficoltà.
“Trasferimenti senza reale utilizzo del personale”
La denuncia si fa ancora più dura quando si parla dell’impiego del personale trasferito. Sempre secondo il NurSind, nei distretti territoriali gli operatori si troverebbero spesso senza compiti concreti, arrivando a garantire presenza anche nei giorni di chiusura, come il sabato, senza attività effettive da svolgere.
Una situazione che evidenzia, secondo il sindacato, una gestione inefficiente e disorganizzata, con il rischio di disperdere risorse preziose mentre nei reparti ospedalieri si affrontano carenze sempre più gravi.
A pagare sono operatori e pazienti
Il quadro che emerge è quello di una sanità che continua a reggersi sul senso di responsabilità degli operatori, chiamati a colmare le lacune di un sistema organizzativo in affanno.
“A pagare il prezzo di questo modo di gestire la sanità – conclude il NurSind – non sono coloro che la amministrano, ma gli operatori sanitari, ormai allo stremo, e soprattutto i pazienti”.
Un allarme che riaccende il dibattito sulla gestione delle risorse, sull’equilibrio tra territorio e ospedale e sulla necessità, sempre più urgente, di garantire condizioni di lavoro adeguate per chi ogni giorno sostiene il sistema sanitario.
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