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La situazione è al limite del collasso per gli infermieri del servizio di Medicina penitenziaria presso il Carcere Sant’Anna di Modena. Dopo mesi di promesse non mantenute e condizioni lavorative sempre più precarie, i lavoratori hanno proclamato lo stato di agitazione, annunciando il blocco degli straordinari e di ogni forma di flessibilità. La ragione? Una drammatica carenza di personale infermieristico a fronte di una popolazione detenuta in costante crescita.
I dati forniti da Giulia Casamassima, responsabile Sanità per Fp Cgil di Modena, dipingono un quadro allarmante. “Su 400 detenuti, fino ai primi mesi del 2024 erano presenti 19 infermieri, oggi su più di 600 detenuti abbiamo 14 infermieri, con una richiesta di cure e assistenza crescenti”, spiega Casamassima. Questo significa che, mentre il numero dei detenuti è aumentato del 50%, il personale infermieristico si è ridotto di quasi il 26%. Un rapporto insostenibile che mette a rischio la qualità dell’assistenza e la sicurezza di tutti.
Oltre alla carenza di organico, il sindacato denuncia forti criticità anche sul fronte della salute e sicurezza degli infermieri. L’ambiente di lavoro è descritto come “insalubre, umido, poco accogliente e al limite della decenza”. Condizioni che si traducono in un aumento di infortuni e, purtroppo, in un numero elevato di dimissioni volontarie.
“Sono lavoratori che da troppi mesi sono lasciati a loro stessi – incalza Casamassima – gestiscono pazienti in una realtà complicatissima, connotata da un sovraffollamento estremo e che hanno vissuto in prima persona tutti i fatti di cronaca che in quel carcere si sono verificati. Meritavano di certo più attenzione”. La situazione è aggravata dalla già nota carenza di personale della polizia penitenziaria, rendendo l’ambiente ancora più teso e pericoloso.
La Fp Cgil di Modena ha cercato un confronto con l’Ausl, proponendo soluzioni come l’assunzione di nuovo personale e l’implementazione di un sistema incentivante per gli infermieri in servizio. Tuttavia, secondo Casamassima, “oltre alle promesse, nulla si è visto in concreto”. La lentezza nelle risposte e l’incertezza sulle ferie estive stanno portando il clima a un punto di ebollizione.
“La carenza di personale è una problematica diffusa in maniera purtroppo trasversale nelle aziende pubbliche di Modena”, sottolinea Casamassima, evidenziando come questo fenomeno si ripercuota negativamente sulla qualità dell’assistenza e aumenti il carico di lavoro per il personale rimanente.
In risposta alle proteste, l’Azienda USL di Modena ha precisato di essere a conoscenza da tempo del problema della carenza di infermieri, un fenomeno che “riguarda l’intero panorama nazionale”. L’Ausl attribuisce parte della problematica al crollo delle iscrizioni ai corsi di laurea in infermieristica e agli alti tassi di abbandono della professione.
Nonostante queste difficoltà, l’Ausl dichiara di aver adottato “tutte le strategie possibili di reclutamento”, inclusi lo scorrimento delle graduatorie e le mobilità interne ed esterne. Tra dicembre 2024 e marzo 2025, sono state possibili sei assunzioni, portando il totale degli infermieri assegnati al carcere Sant’Anna a 21. Tuttavia, a causa di lunghe malattie e gravidanze, solo 16 di questi sono effettivamente in servizio, oltre al coordinatore.
L’Ausl ha anche annunciato l’elaborazione di un “vero e proprio progetto di valorizzazione del personale infermieristico della medicina penitenziaria” di Modena e Castelfranco Emilia. Questo piano prevede:
- Incentivazione economica e professionale: un beneficio economico sarà discusso il prossimo 28 maggio in un incontro già calendarizzato con i sindacati.
- Sviluppo professionale e formazione continua: con corsi mirati e collaborazioni universitarie.
- Promozione del benessere psicofisico: attraverso protocolli di sicurezza e supporto psicologico strutturato.
- Riorganizzazione della farmacia: per ottimizzare i tempi di preparazione delle terapie.
L’Ausl conclude ribadendo che il dialogo con i sindacati è sempre stato aperto, nonostante il contesto di “demografia professionale difficilissimo e critico anche per il sistema carcerario”.
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