Si accende il dibattito in Puglia sulla possibile introduzione di nuove figure professionali nel sistema sanitario. La proposta, emersa durante una seduta della Commissione VI del Consiglio regionale, di avviare percorsi formativi per “assistente infermiere” e “OSS specializzato” ha incontrato una netta opposizione da parte delle organizzazioni di categoria.
In una nota congiunta, la Federazione Migep – Stati Generali OSS – e il sindacato SHC Sindacato hanno espresso un “no” deciso, evidenziando criticità rilevanti sotto il profilo normativo, contrattuale e della sicurezza delle cure.
“Figure non riconosciute”: il nodo normativo.
Secondo i sindacati, il principale problema riguarda l’assenza di un riconoscimento ufficiale. La figura dell’OSS specializzato, infatti, non risulta attualmente prevista nei contratti collettivi nazionali e manca di un inquadramento giuridico, economico e assicurativo.
Ancora più complessa, sottolineano, è la situazione dell’assistente infermiere, figura che non rientra tra le professioni sanitarie riconosciute e che è stata oggetto di ricorso presso il TAR Lazio. Un vuoto normativo che solleva interrogativi importanti sulla responsabilità professionale e sulla copertura assicurativa, con possibili ripercussioni sulla sicurezza dei pazienti.
Nel mirino anche il rischio di creare aspettative occupazionali non realistiche: avviare percorsi formativi per profili non riconosciuti potrebbe tradursi in un sistema senza reali sbocchi lavorativi, con costi a carico dei cittadini.
Sovrapposizioni e confusione organizzativa.
Altro punto critico riguarda la possibile sovrapposizione di competenze. In base al DPCM 28 febbraio 2025, la figura dell’assistente infermiere potrebbe sovrapporsi a quella dell’OSS, arrivando ad assorbire anche il profilo dell’OSSS attraverso percorsi semplificati o meccanismi di sanatoria.
Una prospettiva che, secondo Migep e SHC, rischia di generare confusione organizzativa all’interno delle strutture sanitarie e aumentare le cosiddette “zone grigie” operative, con conseguenze dirette sulla qualità dell’assistenza.
“No a scorciatoie”: serve una riforma strutturale.
I sindacati sono chiari: la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico, non può essere affrontata con soluzioni tampone o con la creazione di figure intermedie prive di basi solide.
Nel documento si richiama anche il rispetto dei principi europei, in particolare della Direttiva 2005/36/CE, che disciplina il riconoscimento delle qualifiche professionali tra gli Stati membri. L’introduzione di nuove figure non uniformi potrebbe creare criticità in termini di mobilità e riconoscibilità a livello europeo.
La richiesta: un tavolo tecnico nazionale.
Alla luce delle criticità evidenziate, Migep e SHC chiedono l’apertura di un tavolo tecnico istituzionale che coinvolga tutte le parti interessate: istituzioni, professionisti sanitari e rappresentanze sindacali.
L’obiettivo è fare chiarezza su ruoli, competenze e prospettive, evitando interventi frammentati che rischiano di aumentare precarietà e incertezza nel sistema sanitario.
Il messaggio alla politica è netto: o si investe nella valorizzazione delle professioni esistenti, a partire da infermieri e OSS, oppure si rischia di alimentare ulteriore confusione in un sistema già sotto pressione.
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