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18 Gen 2026, Dom

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“Assistere, anche se in video, ad una sorta di linciaggio da parte di una cinquantina di persone nei confronti del personale sanitario del Policlinico Riuniti di Foggia è una scena raccapricciante che apre una finestra sulla situazione in cui versano quelli che altrove dovrebbero essere considerati “angeli”. È vero, una ragazza è morta in seguito alle complicanze per un intervento chirurgico. Può accadere, ma può anche non accadere: di certo la giustizia privata non è una soluzione, anzi costituisce l’ennesimo precedente ad una serie di reazioni immediate e non da parte di chi è costretto a subire violenza e a rinchiudersi in una stanza, come unica soluzione possibile.
Un precedente che, nella mente di tutti gli operatori sanitari, cosa potrà generare? si è pensato a come potranno continuare a lavorare queste persone, continuamente vessate, minacciate, picchiate, sequestrate, comunque sempre in tensione? Ovviamente male, perché sono state private della serenità, della passione, della dignità. Stabilire di chi è la colpa e farsi giustizia privata è segno di degrado, inciviltà, esibizionismo, come si vede troppo spesso sui social.
La sicurezza dei lavoratori deve essere sempre garantita da parte dei vertici Asl e di chi gestisce il comparto salute in Puglia e questa deve essere una priorità perché ogni giorno un infermiere o un medico o un impiegato, si sveglia e raggiunge il luogo di lavoro senza sapere se farà ritorno incolume a casa. E questo non è indice di vivibilità. Lo sforzo delle istituzioni deve essere immediato, ma anche quello dei cittadini: cercare un capro espiatorio non riporterà in vita la povera ragazza e contribuirà solo al malessere generale, che si ripercuoterà sugli stessi pazienti”. Lo riferisce Gisella Naturale, senatrice del Movimento 5 Stelle.

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