Combo di tre fermoimmagine dell'intervento di poliziotti e sanitari su Abderrahim Fakir, immobilizzato dagli agenti a Bologna il 19 luglio 2026. Il 43enne di origine marocchina è morto durante l'intervento della polizia.
La morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto durante un intervento di polizia nel quartiere Pilastro di Bologna, continua ad alimentare il dibattito sulle procedure di gestione delle emergenze e sull’importanza della presenza di personale sanitario qualificato nelle situazioni ad alto rischio.
A intervenire è stato Mario Balzanelli, presidente della Società Italiana Sistema 118 (Sis 118), che in una dichiarazione all’ANSA ha espresso una valutazione netta: “Con grande probabilità Abderrahim Fakir si sarebbe potuto salvare con l’arrivo di un medico”.
Il ruolo del medico nelle emergenze.
Secondo Balzanelli, di fronte a un soggetto in forte stato di agitazione psicomotoria, la presenza di un medico avrebbe potuto fare la differenza. Il sanitario, infatti, avrebbe avuto la possibilità di ricorrere alla sedazione farmacologica, una procedura che, se indicata e praticata in sicurezza, può ridurre il rischio di conseguenze gravi sia per la persona coinvolta sia per gli operatori impegnati nell’intervento.
“L’intervento medico avrebbe consentito di sedare il soggetto a sua stessa tutela, evitando un possibile aggravamento della situazione”, ha spiegato il presidente della Sis 118.
Le critiche alla posizione prona.
Balzanelli ha inoltre espresso forti perplessità sulla tecnica di contenimento adottata durante l’intervento, definendo “sbagliata” la manovra che avrebbe mantenuto l’uomo in posizione prona, con il volto e il torace schiacciati al suolo.
Secondo il presidente della Sis 118, questa posizione non è raccomandata perché può compromettere la respirazione, riducendo la capacità dei polmoni di espandersi e aumentando il rischio di asfissia posizionale, soprattutto in persone in stato di agitazione o già sottoposte a un intenso stress fisico.
Un tema che riapre il confronto.
Le dichiarazioni di Balzanelli riaccendono il confronto sull’integrazione tra forze dell’ordine e sistema dell’emergenza sanitaria, evidenziando la necessità di protocolli condivisi per la gestione delle persone in stato di grave agitazione psicomotoria.
Il caso di Bologna potrebbe infatti rilanciare il dibattito sull’opportunità di garantire un tempestivo coinvolgimento del personale medico nelle situazioni più complesse, affinché la tutela della sicurezza pubblica proceda di pari passo con quella della salute e della vita delle persone assistite.
Le indagini della magistratura sono tuttora in corso e saranno gli accertamenti tecnico-scientifici a chiarire le cause del decesso e ad accertare eventuali responsabilità. Nel frattempo, le parole del presidente della Sis 118 riportano l’attenzione sull’importanza di un approccio multidisciplinare nelle emergenze ad alta criticità.
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