A volte bastano pochi secondi per trasformare una normale giornata in una corsa contro il tempo. È quanto accaduto a Modena, lungo la via Emilia, dove il passaggio dell’auto guidata da Salim El Koudri ha provocato una scena drammatica, con diversi feriti e una donna tedesca in gravissime condizioni. Tra i primi a intervenire c’era Alessandro Guerzoni, infermiere del 118 con quasi trent’anni di esperienza nel soccorso.
Il professionista modenese, 47 anni, lavora nell’emergenza territoriale dal 2012 dopo aver iniziato la sua carriera come autista soccorritore. È stato lui il primo infermiere ad arrivare sul luogo dell’incidente insieme all’equipaggio dell’ambulanza e a un tirocinante.
“Ci hanno trascinati verso la vittima”.
L’intervento è partito come un normale codice rosso per incidente stradale. Dalla centrale operativa del 118 Emilia-Est era arrivata una comunicazione sintetica: un “Sierra 1 Rosso”, senza indicazioni precise sul numero delle persone coinvolte.
Una volta arrivati sul posto, però, la situazione si è mostrata immediatamente molto più grave del previsto.
“C’era una grande confusione”, ha raccontato Guerzoni. “Secondo i protocolli avrei dovuto aggiornare subito la centrale, ma non ci sono riuscito. La folla mi ha praticamente preso e trascinato gridando che c’era una persona senza le gambe”.
Davanti agli occhi dei soccorritori si presentava una donna in condizioni critiche, con amputazioni traumatiche e una grave emorragia. In quei momenti l’infermiere ha immediatamente richiesto l’attivazione del protocollo per maxi emergenze.
Il kit “Stop the bleed” e la corsa per salvare la paziente.
Fondamentale si è rivelato il materiale sanitario presente nello zaino di emergenza, dotato di presidi “Stop the bleed”, protocolli pensati per il controllo rapido delle emorragie massive attraverso garze emostatiche, bende compressive e sistemi di monitoraggio.
L’équipe si è concentrata esclusivamente sulla stabilizzazione della donna.
“Abbiamo cercato di fermare il sanguinamento il più velocemente possibile”, ha spiegato l’infermiere.
Determinante è stato anche l’aiuto spontaneo di cittadini e colleghi presenti casualmente in centro città durante il weekend.
“I colleghi sono stati eroici”.
Uno degli aspetti che ha colpito maggiormente Guerzoni è stata la straordinaria solidarietà vista sul posto.
“È stata una cosa stupenda. Tantissimi colleghi che si trovavano lì si sono messi subito a disposizione”.
Prima ancora dell’arrivo dei sanitari, qualcuno aveva già tentato di salvare la donna applicando un laccio emostatico a un arto amputato e utilizzando una cintura sull’altro. Un gesto improvvisato ma decisivo per rallentare la perdita di sangue.
Poco dopo è arrivata anche l’automedica di Modena. Sul posto è stata effettuata perfino una trasfusione di emergenza grazie al sangue fornito dal medico intervenuto con l’équipe avanzata.
Il dialogo con la paziente sotto shock.
La donna, una turista tedesca, era cosciente ma in evidente stato di shock.
“Parlava in tedesco, io cercavo di tranquillizzarla in inglese”, ha raccontato Guerzoni. “Continuava a chiedere un cuscino sotto le gambe perché aveva dolore”.
Dopo le prime manovre salvavita, la paziente è stata trasportata d’urgenza all’ospedale di Baggiovara.
L’esperienza nelle maxi emergenze.
Per Guerzoni non si è trattato del primo evento traumatico della sua carriera. L’infermiere aveva già partecipato ai soccorsi del tragico incidente ferroviario di Crevalcore del 2005, una delle peggiori sciagure ferroviarie italiane degli ultimi decenni, con 17 morti e circa 80 feriti.
Esperienze che segnano profondamente chi opera nell’emergenza-urgenza.
“Durante gli interventi bisogna concentrarsi solo sul lavoro”, ha spiegato. “Se inizi a pensare a quello che sta succedendo, aumentano paura e ansia e non riesci più a lavorare bene”.
Il peso emotivo dopo l’emergenza.
Dietro il sangue freddo dei soccorritori si nasconde spesso un enorme carico emotivo. Guerzoni racconta che la consapevolezza di quanto accaduto arriva solo nei giorni successivi.
“A volte è come vivere un lutto. Realizzi tutto quando leggi le notizie o ripensi alle immagini”.
Per questo, secondo lui, è fondamentale il supporto tra colleghi.
“Parlare, sfogarsi, anche piangere se serve. È più forte chi piange di chi si tiene tutto dentro”.
Fuori dal lavoro, l’infermiere trova equilibrio nella musica: suona il basso elettrico in due band musicali, una passione che considera uno strumento importante per scaricare tensioni e stress accumulati durante il servizio.
“Ho fatto solo il mio dovere”.
Nonostante il riconoscimento ricevuto e l’ammirazione di tanti cittadini, Guerzoni minimizza il proprio ruolo.
“Sono contento che la donna sia arrivata viva in ospedale, ma ho fatto solo il mio lavoro”.
Parole semplici che raccontano il volto autentico dell’emergenza sanitaria italiana: professionisti preparati, capaci di agire sotto pressione, ma anche uomini e donne che convivono quotidianamente con il peso umano delle tragedie.
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