Mentre Regione Lombardia investe quasi un milione di euro per reclutare personale dall’Uzbekistan, il piano per 100 appartamenti a canone calmierato destinati ai sanitari dell’ASST Niguarda rimane bloccato. La denuncia di FIALS Milano: “Senza case, la professione non è più attrattiva”.
Vivere a Milano con uno stipendio da infermiere è diventata una missione impossibile. Tra i corridoi degli ospedali meneghini, la frustrazione cresce: da un lato ci sono professionisti che faticano a pagare l’affitto, dall’altro una burocrazia regionale che sembra ignorare le soluzioni già pronte sul territorio.
Il dato shock: il 71% dei sanitari chiede prestiti.
I numeri parlano chiaro. Un infermiere a Milano percepisce mediamente tra i 1.450 e i 1.750 euro netti al mese. In una città dove il costo della vita è schizzato alle stelle, questa cifra non garantisce più una vita dignitosa. Secondo recenti rilevazioni, il 71% dei professionisti sanitari è costretto a ricorrere a prestiti o all’aiuto economico dei familiari per arrivare a fine mese.
Il paradosso: l’Uzbekistan vince sul Niguarda.
Mentre il personale interno soffre, la Regione Lombardia guarda altrove. È stato infatti confermato uno stanziamento di 900.000 euro per il triennio 2026-2028 destinato al progetto “Lombardia-Uzbekistan”, finalizzato alla formazione e al reclutamento di infermieri stranieri.
Allo stesso tempo, però, resta inspiegabilmente fermo il progetto dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda per la realizzazione di una residenza con 100 alloggi a canone calmierato. Un intervento strutturale, già pianificato dalla dirigenza dell’ospedale, che darebbe una risposta immediata e concreta a chi già lavora nel sistema sanitario lombardo.
“La priorità deve essere intervenire sulle condizioni materiali di vita, soprattutto a Milano” – dichiara Mauro Nobile, Segretario Generale di FIALS Milano – “Il progetto della residenza di Niguarda è una risposta concreta e immediata. Continuare a investire su iniziative dai ritorni incerti, mentre restano bloccati interventi pronti, significa non affrontare il cuore del problema.”
FIALS Milano: “Servono interventi strutturali, non spot”.
La critica del sindacato non è rivolta alla cooperazione internazionale, ma alla distorsione delle priorità politiche. Il rischio è che i nuovi infermieri in arrivo dall’estero si scontrino con lo stesso identico problema dei colleghi italiani: l’impossibilità di trovare una casa.
Le richieste di FIALS a Regione Lombardia sono nette:
- Sblocco immediato del progetto residenziale del Niguarda.
- Avvio di un piano strutturale per affitti calmierati esteso a tutte le aziende ospedaliere lombarde.
- Investimenti reali sulla qualità della vita dei lavoratori per frenare la fuga di personale.
Il messaggio che arriva dai reparti è un grido d’allarme: la “vocazione” non paga l’affitto. Se Milano vuole continuare a essere un’eccellenza sanitaria, deve permettere a chi garantisce la salute pubblica di poter vivere nella città in cui lavora. Senza politiche abitative, l’attrattività della professione rimarrà solo uno slogan da convegno.
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