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Il dibattito sull’accesso a Medicina si riaccende con il Decreto Bernini (n. 418 del 30 maggio 2025) che, pur stabilendo all’articolo 1 la “libera iscrizione”, introduce un nuovo meccanismo che, di fatto, posticipa la selezione e mantiene un “numero chiuso” ben definito, pur con modalità diverse. L’obiettivo dichiarato è risolvere la carenza di medici, ma le nuove regole sollevano interrogativi e preoccupazioni, in particolare per le 41 università pubbliche e il paradosso per le professioni sanitarie.
Dal vecchio test a crocette al nuovo percorso: le modifiche.
Per anni, il test a crocette ha generato polemiche per le sue domande talvolta ritenute “assurde”. Sebbene dal 2023 le sessioni di prova fossero già diventate due all’anno (aprile e luglio), aperte anche agli studenti del penultimo anno delle superiori per consentire loro di scegliere il miglior risultato, il governo Meloni ha optato per un cambio di rotta.
Il nuovo meccanismo si applica solo alle 41 università pubbliche con corsi in italiano. Ecco come funziona:
- Iscrizione e costi: Gli studenti dovranno iscriversi online su Universitaly, pagando una tassa di 250 euro (salvo ISEE bassi), e indicare una sede principale.
- Corsi obbligatori: Dal 1° settembre a metà novembre, gli aspiranti medici dovranno seguire obbligatoriamente corsi di Chimica, Fisica e Biologia. È probabile che, negli atenei più affollati, le lezioni si terranno online per problemi di capienza delle aule.
- Gli esami: Tra fine novembre e inizio dicembre, i candidati affronteranno gli esami delle tre materie. Si tratterà di tre prove di 45 minuti ciascuna, con 15 minuti di intervallo. I test saranno composti da 15 domande a risposta multipla e 16 a completamento.
- Punteggio e accesso: Per superare gli esami è necessario ottenere almeno 18 in ciascuna delle tre materie (minimo complessivo di 54 punti su un massimo di 93). Tuttavia, superare gli esami non garantisce l’accesso. I circa 22.000 posti disponibili (il 10% in più rispetto all’anno precedente) saranno assegnati in base a una graduatoria finale, premiando i punteggi più alti e permettendo la scelta della sede. Chi non rientra nella graduatoria di merito potrà riprovare nei successivi due anni o iscriversi ad altre facoltà.
Le “conseguenze”: penalizzazioni e paradossi.
Il nuovo sistema, sebbene offra corsi specifici, potrebbe creare disuguaglianze: chi è costretto a frequentare i corsi online risulterà penalizzato rispetto a chi può seguire in presenza.
Un paradosso emerge con i corsi affini (Biotecnologie, Biologia, Farmacia e 12 Professioni sanitarie come Infermieristica). I candidati di Medicina che non superano gli esami o non rientrano nella graduatoria di merito potranno avere accesso automatico a questi corsi. Questo crea una situazione singolare:
- Infermieristica in bilico: In 25 università (soprattutto al Sud e nelle Isole, es. Bari, Palermo, Napoli) le domande per Infermieristica superano i posti disponibili. Qui, il decreto prevede che fino al 20% dei posti extra possa essere occupato da candidati provenienti da Medicina che hanno superato i test ma non sono entrati nella graduatoria principale.
- Rischio “tappabuchi”: Ciò significa che uno studente che desidera seriamente fare l’infermiere e che ha superato il proprio test specifico, potrebbe non entrare, mentre un aspirante medico escluso da Medicina potrebbe ottenere il posto. Molti di questi ultimi potrebbero frequentare Infermieristica solo per un anno, nell’attesa di ritentare l’accesso a Medicina, creando un potenziale spreco di risorse e motivazioni.
Università private e corsi in inglese: le eccezioni.
Il sistema più “contorto” non si applica a chi può permettersi rette fino a 20.000 euro nelle università private, dove il vecchio sistema di selezione (due sessioni di test tra febbraio e aprile, con possibilità di scegliere il risultato migliore) rimane in vigore. Gli atenei privati sono cresciuti da 4 nel 2017 a 9 attuali, con un notevole aumento di iscritti.
Anche i corsi di Medicina in lingua inglese (disponibili in 14 università pubbliche e 4 private) mantengono un diverso calendario per i test d’ingresso.
Carenza di medici: il nodo delle specializzazioni.
La questione cruciale rimane: questo nuovo sistema risolverà la carenza di medici? Secondo l’articolo, la risposta è “no”. I posti disponibili a Medicina sono già raddoppiati dal 2017. Il vero problema, si legge, risiede nelle Scuole di specializzazione, dove circa il 30% dei posti resta scoperto e il 10% viene abbandonato. Per alcune specializzazioni (Radioterapia, Medicina Nucleare, Medicina d’Urgenza) la percentuale di posti vuoti arriva addirittura al 75%, proprio in settori come il Pronto Soccorso dove la carenza è più acuta. La formazione di un medico richiede 10 anni, e il numero di laureati nel 2035 supererà di gran lunga i pensionamenti.
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