Dom. Lug 14th, 2024

Un timore molto presente tra i sanitari.

L’incubo peggiore per i professionisti della salute è il rischio di essere citati in giudizio per eventi accaduti durante il loro turno di lavoro. Guardando al passato, possiamo osservare un periodo in cui il personale sanitario godeva di un rispetto tale da non essere mai considerato responsabile di errori. Questo era particolarmente vero per la dirigenza medica, dove il “Dottore” era visto come una figura quasi divina, la cui opinione era incontestabile. Tuttavia, questa visione era frutto di un’ignoranza diffusa, che è diminuita con il tempo. L’aumento dell’istruzione e l’avvento di internet hanno permesso ai cittadini di accrescere le loro conoscenze, anche in ambito medico. Questo ha portato a un cambiamento radicale: da un’ossequiosa accettazione delle decisioni mediche a un atteggiamento di critica e contestazione, spesso sfociato in azioni legali contro il sistema sanitario.

Si potrebbero anche giustificare i cittadini di tale atteggiamento visto i numerosi casi di mala sanità, ma fino a un certo punto, perché l’esagerazione, come in ogni cosa, porta alla degenerazione del sistema.

Negli ultimi anni, le controversie sono aumentate in modo esponenziale, alimentate dalla conoscenza o falsa conoscenza distribuita gratuitamente dal dottor Google. I cittadini, spesso ignari dei protocolli, delle procedure aziendali e del processo di cura/assistenza, esigono l’esecuzione di tecniche o esami diagnostici non compatibili con la loro condizione clinica, incrementando così i costi di ospedalizzazione. Ancora peggio, quando si recano in pronto soccorso (il 60% delle volte in modo inappropriato), reclamano il diritto di precedenza su tutti, compresi i casi di arresto cardiaco, e impongono ai sanitari, sotto minaccia esplicita di denuncia se non vengono accontentati, l’esecuzione di esami ematici, RX, TAC, ECG e altri.

Ormai, tutto ciò si è trasformato in un vero e proprio business. Il proliferare di avvocati che hanno capito il grande affare economico nell’attaccare le aziende sanitarie pubbliche, dove i risarcimenti sono solitamente cospicui, ha portato la gente a presentare sempre più denunce. Questo è supportato dal fatto di avere legali che promettono mari e monti e stipulano accordi con i clienti del tipo: “Non è necessario pagare o anticipare alcuna cifra perché il compenso del legale sarà corrisposto direttamente dall’azienda ospedaliera una volta vinta la causa”.

Ormai questo tipo di prestazioni sono diventate di ordine pubblico e sponsorizzate come la vendita di caramelle, infatti ultimamente anche in una nota stazione radio si sentiva lo slogan su come fosse facile e possibile esporre querela agli ospedali che peccano di mala sanità.

Una volta capito il meccanismo, e paradossalmente la facilità delle procedure ormai i parenti dei pazienti ospedalizzati oltre a cercare il minimo cavillo durante l’assistenza aspettano, o addirittura cercano l’errore potenziale per potersi arricchire alle spalle di funzionari pubblici.

Questo comportamento ovviamente ha portato a una risposta da parte dei sanitari, ovvero la medicina difensiva. Che non può essere  altro che una forma degenerativa delle cure e del sistema stesso. Perché ormai il medico e l’infermiere non prende le loro decisioni sulla base di quello che è giusto fare, o quanto meno pensando solo a questo, ma il primo pensiero è quello di fare tutto in modo da non rischiare di incappare in nessuna denuncia. Talvolta sacrificando tentativi che si potrebbero rivelare fondamentali. Spesso si evita addirittura di dimettere pazienti ormai guariti e che farebbero fare spazio ad altri cittadini bisognosi solo perché i parenti carte alla mano minacciano querela nei confronti del reparto.

Per evitare di rovinarsi la carriera se non la vita stessa, e per difendersi, spesso si assecondano tali richieste. Anche perché si lavora percependo stipendi dal SSN che non rispecchiano i reali rischi e responsabilità dei sanitari, soprattutto nel caso degli infermieri visto il rinnovo ridicolo del ultimo CCNL-SANITA’.

Tutto ciò porta anche a una mancata collaborazione fra professionisti creando la classica situazione di“scarica barile”per evitare responsabilità scomode.

La conseguenza di questa situazione degenerativa ricade chiaramente sui cittadini, che si trovano a interagire con professionisti costantemente sulla difensiva e spesso impossibilitati a svolgere il proprio lavoro al massimo delle loro capacità.

Dott. Gaetano Sciascia – Infermiere

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