Farmaci, Anelli (Fnomceo): il Ministro coinvolga i medici nei processi decisionali.

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E sugli innovativi: “Tutti i medici devono poterli prescrivere, tutti i cittadini accedervi”.

Le vere limitazioni al pieno utilizzo delle innovazioni farmacologiche? Il fatto che i farmaci innovativi non possano essere prescritti da tutti i medici, l’eccessiva burocratizzazione e la compressione dell’autonomia professionale. Parola di Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, che così si esprime a margine dell’Assemblea pubblica di Farmindustria, in corso a Roma all’Auditorium della Conciliazione.

“Le cure personalizzate e l’introduzione di farmaci innovativi hanno determinato e determineranno risultati eccezionali in termini di salute per tutti i cittadini, ma persistono limitazioni nella prescrivibilità che si traducono in limitazioni nell’accesso al farmaco da parte dei pazienti – afferma Anelli -. Per questo chiediamo al Ministro un maggiore coinvolgimento della professione medica nei processi decisionali, perché si introducano meccanismi flessibili capaci di esaltare le potenzialità che la professione medica nel suo complesso, insieme alle altre professioni e all’industria del farmaco, possono mettere in campo per il bene comune”.

“Un grazie al Presidente Scaccabarozzi per aver riaffermato il ruolo unico ed insostituibile del medico nella prescrizione del farmaco e della stretta collaborazione tra la professione medica e i centri di ricerca per le innovazioni farmacologiche – aggiunge ancora –. Siamo perfettamente d’accordo con lui quando afferma che tutti meritano di avere cure efficaci e mirate, senza distinzioni di territorio o di reddito, così come tutti devono poter accedere ai farmaci che il medico, e solo il medico, considera più appropriati per la terapia di ciascuno”.

“Infine, un elogio per il lavoro svolto dalle nostre imprese italiane, che si confermano prime in Europa per fatturato – conclude -. Una leadership frutto della stretta collaborazione con la ricerca, con i medici, con gli altri professionisti della salute che, tutti insieme, hanno prodotto innovazione e miglioramento dell’assistenza”.

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