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La recente Manovra di Bilancio 2026 introduce finanziamenti importanti per il servizio sanitario nazionale, con circa 280 milioni di euro aggiuntivi dedicati all’incremento delle indennità di specificità per il personale sanitario, già potenziate dalla legge del 2024. Tuttavia, secondo FSI-USAE, ISTAT e Corte dei Conti, queste risorse, seppur utili, non bastano a risolvere le criticità strutturali che affliggono il sistema. «C’è bisogno di rivedere a fondo il servizio sanitario nazionale: è carente di personale, i modelli organizzativi attuali sono vetusti ed inappropriati e ci sono forti disparità tra Nord e Sud.»
Fondi e incrementi retributivi.
La legge di bilancio 2026 prevede un aumento medio annuo delle indennità di specificità per personale medico, veterinario e infermieristico, che porta gli importi a 3.052 euro per medici e veterinari e 1.600 euro per infermieri. Anche altre figure sanitarie, dai professionisti della riabilitazione agli operatori socio-sanitari, godranno di incrementi (circa 347 euro lordi annui pro capite). Tuttavia, come osserva la Corte dei Conti, questi aumenti rappresentano il consolidamento di un percorso iniziato nel 2024, più che un intervento rinnovato. «Gli aumenti non rappresentano un intervento del tutto nuovo, ma piuttosto il consolidamento di un percorso di valorizzazione del personale sanitario iniziato nel 2024 e rafforzato con la manovra 2026.»
Le criticità denunciate da FSI-USAE.
Adamo Bonazzi, Segretario Generale della FSI-USAE, sottolinea che il rifinanziamento non può nascondere le profonde problematiche del sistema:
- Carenza di personale e rinunce alle cure da parte degli utenti;
- Modelli organizzativi medico-centrici ormai inadeguati;
- Disparità regionali marcate tra Nord e Sud;
- Ostacoli culturali e organizzativi da parte di alcune categorie professionali interne, che rallentano le riforme necessarie;
- Disallineamenti tra risorse allocate e contrattazione collettiva, con possibili squilibri normativi.
Bonazzi afferma inoltre che l’aziendalizzazione nata con la legge 502/517 non risponde più alle esigenze di tutela costituzionale della salute, e che la centralità eccessiva della figura medica rischia di rendere il sistema insostenibile, anche per gli stessi medici che spesso emigrano all’estero.
Il quadro generale secondo ISTAT e Corte dei Conti
Dati ufficiali confermano un aumento quantitativo delle risorse da destinare al SSN, con il Fondo Sanitario Nazionale fissato a 143,1 miliardi nel 2026 e oltre 7,7 miliardi complessivi stanziati per il triennio 2026-2028. Le assunzioni pianificate comprendono circa 1.000 medici e 6.300 infermieri. Tuttavia, ISTAT e Corte evidenziano che, nonostante questi investimenti, la pressione sulle strutture resta alta, con un sistema che necessita di un cambiamento radicale nei modelli di organizzazione e gestione. «Secondo la Corte dei Conti, … queste misure pur positive per la tenuta del sistema sanitario, non sono perfettamente coordinate con il quadro generale del lavoro pubblico.»

