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Ogni professionista possiede un bagaglio di conoscenze acquisito nel corso del proprio percorso formativo; tuttavia, nell’esercizio della professione, ciò che realmente fa la differenza è l’umiltà, una qualità che ci viene ricordata da grandi artisti come Totò e da eminenti scienziati. La mia recente esperienza personale di malattia mi ha portato a profonde riflessioni e devo constatare che l’umiltà è sempre più un optional.
Una significativa parte del personale infermieristico, pur possedendo un elevato livello culturale, manifesta nelle proprie modalità espressive, sia verbali che comportamentali, una discrepanza rispetto alle conoscenze acquisite. Analogamente, si riscontra in alcuni allievi un atteggiamento di presunzione e di conoscenza anziché la disponibilità umile ad apprendere. La routine quotidiana tende a trascurare il senso di professionalità, privilegiando un approccio tecnico che, se non supportato da una relazione di cura conforme al codice deontologico, rischia di diventare fine a se stesso. In questo modo, la persona viene considerata non più come soggetto, ma come oggetto. Storicamente, l’approccio al paziente era caratterizzato da una vicinanza quasi familiare; oggi prevale invece la fretta e l’attenzione si concentra unicamente sull’erogazione della terapia. Ad esempio, prima di posizionare un accesso venoso si prestava attenzione e ci si sedeva accanto al paziente per individuare insieme la zona più idonea, evitando disagi o ripetuti tentativi. Attualmente, invece, si procede rapidamente con la prima vena disponibile senza dedicare lo stesso livello di attenzione.
Anche le strutture sanitarie e ospedaliere, in particolare nel Sud Italia, dovrebbero focalizzarsi sul paziente-persona nella sua interezza, uomo o donna che sia, riconoscendo che essa rappresenta molto più di un semplice intervento chirurgico o della somministrazione di farmaci. Superando i criteri orientati al contenimento dei costi, che spesso compromettono la qualità delle cure e la salute dei pazienti, soprattutto quelli più vulnerabili già gravati da spese farmaceutiche a loro carico. A tal fine, è prioritario garantire a tutti i reparti materiali adeguati e sufficienti per assicurare cure ottimali, dal materiale per i prelievi ai dispositivi per le medicazioni. Infatti, realizzare interventi di alto valore scientifico perde significato se l’assistenza complessiva, in particolare quella infermieristica, risulta insufficiente. Inoltre, per quanto concerne gli ambienti e le strutture, attualmente questi non risultano conformi agli standard normativi né alle disposizioni vigenti in materia di tutela della privacy. È auspicabile accelerare la realizzazione dei nuovi ospedali, in particolare in Calabria, previsti da oltre vent’anni ma ancora lontani dalla concreta attuazione. Allo stesso modo, la decisione di chiudere 18 ospedali per ragioni di contenimento della spesa si è rivelata poco lungimirante, considerato che solo recentemente è stato riconosciuto come molti di essi avrebbero dovuto rimanere operativi. La chiusura degli ospedali ha comportato una significativa riduzione dell’assistenza sanitaria disponibile, un fenomeno ormai evidente. Tale situazione risulta in netto contrasto con quanto avvenuto nel Nord Italia, dove gli ospedali esistenti sono stati riconvertiti anziché chiusi e numerosi nuovi presidi ospedalieri sono stati costruiti in tempi brevi negli ultimi anni. Attualmente, a fronte della crescente domanda di servizi sanitari, la situazione appare critica e complessa da gestire. Pertanto, le autorità istituzionali hanno il dovere di procedere al ripristino almeno della maggior parte degli ospedali chiusi, al fine di prevenire il sovraffollamento nei centri capoluogo dove è concretamente a rischio la vita dei pazienti. Considerati i tempi trascorsi, bisognerebbe valutare l’opportunità di impiegare anche l’esercito per la realizzazione dei nuovi ospedali.
Ai giovani allievi desidero inoltre consigliare di non considerare come incontrovertibili le informazioni riportate nei libri, ma piuttosto di mantenere quell’umiltà necessaria a valutare caso per caso ciò che l’esperienza quotidiana propone; in particolare, i colleghi più esperti potranno sempre offrire preziosi suggerimenti per arricchire il vostro bagaglio professionale.
L’assistenza infermieristica, per riconquistare pienamente il proprio valore, deve nuovamente porre l’umiltà al centro del suo sapere. Senza questo principio fondamentale, nonostante il conseguimento di titoli accademici e master professionali, non sarà mai possibile raggiungere quella qualità distintiva che ci caratterizza nell’assistenza al letto del paziente, ossia l’umiltà.
Il nostro ruolo, in quanto adulti, sia in condizioni di salute che di malattia, consiste nel fornire indicazioni chiare e mirate per orientare l’interesse verso la costruzione di un percorso formativo integrato. L’esperienza pratica quotidiana nei reparti deve rappresentare un’opportunità essenziale di crescita personale, con l’obiettivo prioritario di promuovere un apprendimento continuo piuttosto che una conoscenza statica basata esclusivamente sui testi. Sebbene i libri possano essere validi e aggiornati, un noto proverbio ricorda che è la pratica a consolidare le competenze; inoltre, in medicina due più due non dà mai quattro in modo semplice e lineare. Perciò è necessario unire tutte le forze in questo percorso formativo affinché le nuove generazioni possano riscoprire il valore dell’umiltà non solo come principio di vita ma anche come valore professionale.

