Leggendo recentemente l’articolo di Annalisa Silvestro, un dubbio mi ha accompagnato: non si nasconde forse, tra le sue parole di denuncia, una contraddizione profonda? Da un lato si denuncia la fuga dei professionisti sanitari e si chiedono riforme strutturali urgenti, dall’altro appare difficile conciliare queste richieste con il ruolo della stessa autrice nella FIALS, sindacato che ha avallato accordi giudicati da molti come dannosi per la categoria.

Questa contraddizione mi fa venire in mente la celebre figura del Giano bifronte, dio romano che guarda contemporaneamente al passato e al futuro. Nel caso della Dott.ssa Silvestro, mi sembra che le due facce siano in conflitto: da una parte la professionista che denuncia con forza le criticità e le falle del sistema sanitario, dall’altra la sindacalista che, con la sua azione, avrebbe contribuito a creare o accettare quelle stesse problematiche.
Non si può fare a meno di chiedersi perché non sia stata opposta una resistenza più decisa in quei momenti cruciali in cui sono stati siglati accordi che hanno svalutato il valore dei titoli degli infermieri, introdotto figure come “l’aiuto infermiere” e proposto aumenti salariali modesti se non irrisori. Le parole, infatti, valgono ben poco se non accompagnate dai fatti.
Ricordo bene e sono certo che anche l’autrice conosca il principio che “la fede senza le opere è morta”. Difendere una categoria solo a parole, senza un impegno reale e concreto, significa accettare compromessi che ne umiliano la dignità e la professionalità. Per me, la vera “fede” è la difesa dei diritti umani, il rispetto della persona e la libertà, quella libertà che un professionista perde se non riesce a garantire dignità e serenità alla propria famiglia.
Per dare un senso autentico alle parole pronunciate, dunque, serve un cambiamento reale, serve agire. Annalisa Silvestro dovrebbe riflettere profondamente e, dalla posizione che occupa, chiedere pubblicamente il ritiro della propria firma sotto quegli accordi che oggi appaiono ingiusti e dannosi. Solo così le sue parole potranno conquistare il peso e la credibilità che oggi sembrano mancare.
Nicola Lombardi, UIL Fpl Rimini
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