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Si è tenuta nell’aula magna dell’Ospedale San Bortolo l’assemblea dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) di Vicenza. Davanti a una platea di oltre 150 professionisti, il dibattito ha affrontato una delle sfide più cruciali per il futuro della sanità: l’integrazione tra Intelligenza Artificiale e pratica clinica.
Il messaggio emerso è chiaro: la tecnologia non deve essere subita, ma governata.
La tecnologia non è neutra: il ruolo del “Mediatore Critico”.
Il Presidente di OPI Vicenza e del Coordinamento regionale del Veneto, Giacomo Sebastiano Canova, portavoce di oltre 30.000 infermieri veneti, ha tracciato il perimetro del cambiamento. Introdurre strumenti digitali non è una semplice operazione tecnica, ma una trasformazione profonda dei processi organizzativi.
”L’infermiere non è un terminale dell’algoritmo, ma il professionista che interpreta, valuta e decide.”
In un’epoca di crescente automazione, la figura dell’infermiere emerge come mediatore critico tra la fredda logica del dato tecnologico e la complessità della persona assistita. La tecnologia, per essere efficace, deve essere integrata nelle responsabilità professionali, richiedendo investimenti non solo tecnici, ma soprattutto culturali e bioetici.
L’appello alla Regione: partecipazione, non protezione
L’assemblea si è fatta portavoce di una richiesta esplicita indirizzata all’assessore regionale alla sanità, Gino Gerosa: un coinvolgimento strutturato degli infermieri nei tavoli decisionali sulla trasformazione digitale.
I punti chiave della richiesta:
- Partecipazione attiva: gli infermieri non chiedono di essere protetti dal cambiamento, ma di guidarlo.
- Investimenti organizzativi: la transizione digitale deve essere accompagnata da modelli che valorizzino la competenza clinica.
- Equilibrio tra efficienza e umanità: una comunità di 30.000 professionisti che garantisce ogni giorno la tenuta del sistema tra tecnologia e relazione.
Un dibattito multidisciplinare.
Oltre alla leadership dell’OPI, l’incontro ha beneficiato del contributo di esperti della FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche) e di professionisti impegnati nella ricerca e nella bioetica clinica. Il confronto ha confermato che il futuro della sanità veneta passa inevitabilmente per una sintesi tra l’efficienza dell’AI e il valore insostituibile del capitale umano.

