Nella complessa struttura della Polizia di Stato, la figura dell’infermiere tecnico rappresenta un pilastro fondamentale, sebbene spesso poco visibile o limitato in ambiti operativi che non ne sfruttano appieno il potenziale. Come sottolineato dall’analisi dell’Ispettore Capo Tecnico Catello Raffone, il professionista sanitario in divisa non è un “finto poliziotto”, ma un operatore specializzato che integra competenze cliniche a una solida formazione istituzionale.
Lo stato dell’arte: potenzialità inibite.
Attualmente, l’infermiere della Polizia di Stato si trova a operare in ambiti spesso ristretti. Sebbene possieda competenze avanzate (come le certificazioni BLSD, la formazione NBCR o l’esperienza in contesti di Disaster Victim Identification – DVI), il professionista si scontra con una realtà che lo vede talvolta “costretto” in ruoli amministrativi o impossibilitato a esercitare pienamente la propria autonomia professionale all’interno dell’Amministrazione.
Le aspettative e il miglioramento del Servizio.
Per evolvere il servizio sanitario della Polizia e garantire una reale tutela della salute del personale, emergono alcune necessità prioritarie:
- Dotazione Operativa: l’adozione di una divisa operativa specifica per il personale sanitario che funga anche da Dispositivo di Protezione Individuale (D.P.I. di II categoria), in linea con le normative UNI EN 13688.
- Specializzazione e Supporto Tecnico: l’infermiere non deve essere visto come un sostituto dei servizi sanitari esterni (NAS, ASL), ma come un supporto tecnico specialistico dedicato ad ambiti specifici della vita di reparto e dell’attività operativa.
- Valorizzazione Professionale: gli infermieri della Polizia non chiedono privilegi, ma la possibilità di “spendere” la propria professionalità e veder riconosciuto il proprio ruolo come parte integrante e qualificata del Corpo.
Una dichiarazione d’intento.
Il documento è chiaro: l’obiettivo non è svuotare lo “scrigno delle conoscenze”, ma metterlo al servizio dell’istituzione. La sfida per il futuro è quella di trasformare l’infermiere tecnico in un operatore pienamente inserito nelle dinamiche di soccorso e prevenzione interna, superando i limiti burocratici che oggi ne frenano l’efficacia.
In conclusione, la professione infermieristica nella Polizia di Stato è pronta per un salto di qualità. La strada è tracciata: passare da una visione statica della sanità a una dinamica, dove la competenza tecnica diventa un valore aggiunto per la sicurezza di tutti i cittadini e degli stessi operatori di Polizia.
Articolo basato sulla relazione “La professione infermieristica nella Polizia di Stato: potenzialità e prospettive” di Catello Raffone.
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