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Egr. Angelo Riky Del Vecchio,
vorrei condividere con lei e con i lettori di AssoCareNews.it una piccola storia personale che dimostra quanto l’infermieristica possa essere, sin dal primo istante, un colpo di fulmine… un colpo di fulmine un po’ particolare, ma indimenticabile.
Correva l’anno 1963. A quei tempi gli anni sembravano passeggiare lentamente, non correre come oggi. Era novembre, circa le 18:30, quando una giovane ragazza vestita di bianco mi sorrise. Dopo avermi girato delicatamente in posizione ventrale, approfittò della mia innocenza per abbassarmi i pantaloni del pigiamino. Confuso ma già innamorato, fui aggredito da una puntura d’ago e da un intenso bruciore alla natica destra.
Mi tirò su i pantaloni mentre il dolore non accennava a diminuire. Mi girai e mi persi nuovamente nello sguardo e nel sorriso di quell’angelo traditore, la cui dolcezza dal nome manzoniano era Lucia Cascavilla. Proprio in quel momento giurai a me stesso che avrei sposato un’infermiera. E così è stato.
Peccato solo che la mia futura moglie non sia juventina, perché in un colpo solo, avrei conquistato entrambe… a prezzo di una sola!
La mia compagna, infermiera da oltre 40 anni, si chiama Maria e ancora oggi, con dedizione, riesce a farmi soffrire… e gemere di gioia, proprio come la mia antica Lucia.
Con affetto e stima,
Matteo Vasallucci, infermiere in pensione

