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Sara è infermiera presso un grande studio associato e denuncia: Ma quale libera professione? Quale valorizzazione? Siamo solo carne da appalto!

Sara, Infermiera, ci racconta critica dell’associazione al suo studio associato, tra demansionamento accettato tacitamente e gare d’appalto.

“Gentile redazione,

vi scrivo perchè leggo spesso testimonianze anche scomode.

Mi chiamo Sara, sono infermiera e da tre anni circa sono associata ad uno studio di liberi professionisti. Ma quali liberi professionisti?

Siamo dipendenti a tutti gli effetti.

Ci chiedono di coprire i turni ma non ci danno giorni di ferie e sono costretta ad andare al matrimonio della mia migliore amica smontata dalla notte.

Ci pagano due lire, niente a confronto dei milioni che vengono fatti con gli appalti.

Anzi, parliamo di questi appalti. Dobbiamo sottostare a tutti, se segnaliamo demansionamento ci dicono di portare pazienza. Portare pazienza? Non ho studiato tanto per portare pazienza.

Ho laurea e un master in wound care, sto frequentando la magistrale.

Siamo carne da appalto. Ma potevano anche dircelo prima di associarci invece che promettere libertà e ponti d’oro. Che promette valorizzazione del profilo professionale.

Mi dissocerò a metà ottobre, rispettando i 45 giorni di preavviso. Numero infinito e ingiusto ma del resto ho dovuto accettarlo nel contratto.

La scarsa disponibilità dello studio è vergognosa come tutti i tentativi di legarsi alla politica.

Cosa che avviene ed i fatturati aumentano.

Ma le nostre entrate non aumentano mai e siamo tutti con stipendi da dipendenti, senza i diritti dei dipendenti.

Ogni anno al bilancio, invece che dividere l’utile, dicono che c’è necessità di investirlo in questo ed in quello.

Senza che vediamo mai il becco di un quattrino, sia chiaro.

Si legge pure in giro che alcuni studi non ti versano enpapi e lo scopri solo all’arrivo della morosità.

Se questa è libera professione, fa schifo.

Scusate lo sfogo poco costruttivo ma volevo raccontare un piccolo mondo a cui appartengo.

Sara“.