Infermieri, Professionisti Sanitari e OSS: come gestire un miliardario a domicilio e guadagnare 3000 euro al mese.

Infermiere Counselor: una risorsa per tutti!

Ecco come mettere in pratica la vostra esperienza nel campo infermieristico e socio-sanitario, facendovi pagare come se foste medici.

Pubblicavo questo pezzo qualche anno fa su un altro quotidiano, di cui sono stato direttore fino al 2016. Oggi lo ripropongo qui riveduto e corretto. Si tratta di una esperienza lavorativa vera, svoltasi in quel di Rimini. Ho solo provveduto a modificare location e nomi di personaggi. Infermieri e OSS ecco come lavorare bene, gestire un miliardario in casa e guadagnare fino a 3000 euro nette al mese.

In Italia le opportunità di lavoro per gli Infermieri e per gli Operatori Socio Sanitari (OSS) sono aumentate negli ultimi anni in maniera esponenziale e vi è sempre meno la necessità di emigrare all’estero (Inghilterra, Spagna, Belgio, Germania, USA e via discorrendo). Alcuni colleghi “fortunati” hanno trovato nel nostro Paese una vera e propria “via dell’oro”.

Non tutti riescono a trasformare la propria attività in una vera e propria azienda capace di produrre profitto. Ci hanno provato i protagonisti della nostra storia che sono riusciti a Rimini a creare un vero e proprio mini-ospedale presso l’abitazione del loro assistito: un ricco possidente non più autosufficiente in seguito ad una Rianimazione Cardio Polmonare eseguita in ritardo.

L’esperienza si è poi ripetuta un paio di anni più tardi sempre a Rimini presso l’abitazione di un ex-collega del primo utente, questa volta gestito da 1 Infermiere e da 3 OSS.

Non tutti riescono a trasformare la propria attività in una vera e propria azienda capace di produrre profitto. Ci hanno provato i protagonisti della nostra storia che sono riusciti a Rimini a creare un vero e proprio mini-ospedale presso l’abitazione del loro assistito: un ricco possidente non più autosufficiente in seguito ad una Rianimazione Cardio Polmonare eseguita in ritardo.

Gli Infermieri, nel nostro caso specifico, sono stati chiamati dal Tribunale e dal Giudice Tutelare ad occuparsi del paziente in totale autonomia; questo per 24 ore al giorno, garantendo turni di mattina, di pomeriggio e di notte con una reperibilità sempre
attiva per tutto l’arco della giornata.

Nessun Medico o Operatore Socio Sanitario (nel primo caso) è stato chiamato in attività per i campi di rispettiva competenza. L’unica eccezione era rappresentata da una collega Fisioterapista che gestiva l’utente per 4 ore a settimana.

Il paziente, pur se gestito privatamente, era seguito dall’Azienda sanitaria locale e dai Servizi domiciliari competenti (ADI), che fornivano parte dei presidi medicali e strumentali necessari all’assistenza.

L’assistito qualche anno fa fu colpito da arresto cardiaco e soccorso dopo 40 minuti dall’evento. L’anossia gli creò danni cerebrali irreversibili e portò il paziente ad un ricovero prolungato dapprima in Terapia Intensiva e successivamente presso una Clinica convenzionata per la riabilitazione intensiva.

Nella struttura privata fu gestito in maniera inappropriata. A distanza di un anno, infatti, il paziente venne dato per spacciato a seguito di una Setticemia franca: l’infezione sistemica era dovuta probabilmente alla presenza di una lesione estesa di quarto stadio al sacro, per un’altra ad uno zigomo e per una terza cronica di etiologia neurologica ad un ginocchio (anche in questo caso l’infezione era evidente).

Su richiesta della famiglia al Giudice Tutelare, il paziente fu portato a casa per essere accompagnato dolcemente alla morte. Nel tentativo di alleviare il dolore e le sofferenze dell’utente la stessa famiglia decise di chiamare un amico Infermiere. Quest’ultimo, dopo aver verificato le condizioni del paziente, chiese ai suoi di fare un tentativo: cercare di ridurre le infezioni curando con presidi avanzati le tre lesioni.

La famiglia accettò l’invito e chiese al collega di organizzare una mini-struttura operativa in casa e di provare il tutto per tutto e senza vincoli di spesa.

Ne abbiamo parlato con uno dei colleghi Infermieri che gestivano il primo utente. Lo chiameremo Andrea (nome di fantasia per proteggere la privacy dell’assistito e della sua famiglia). Si tratta di un Infermiere Libero Professionista. Diplomatosi in Lombardia presso una scuola regionale oltre 25 anni fa ha sempre lavorato in proprio offrendo la propria esperienza e il proprio sapere scientifico a chi ne aveva, ne ha e ne avrà bisogno.

Ecco l’intervista sbobinata nuovamente stamani.

Che tipo di medicazione effettuavate e quali presidi utilizzavate?

Praticamente avevamo tutto ciò che un paziente abituale poteva trovare in un ospedale organizzato. Una piccola parte delle attrezzature era stata fornita dall’Asl competenze, il resto è stato acquistato direttamente dal Tribunale su invito della famiglia: 1 solleva-persone, 1 aspiratore rino-endo-tracheale, un letto automatico con materasso anti-decubito, cuscini anti-decubito, un armadietto ricco di presidi medicali (siringhe, medicazioni avanzate, connettivina, gentamicina e gentamicina beta, creme idratanti, olii emollienti, garze sterili, cerotti anallergici e in finto cotone), farmaci (solo quelli prescritti dal medico di base) e di disinfettanti, una macchina per l’infusione della nutrizione enterale, presidi per l’incontinenza, federe e lenzuola di riserva, materiale di consumo, materiale di riserva (sondini naso gastrici, sondini per l’aspirazione, Peg, cateteri vescicali estemporanei, urocontrol e sacche di raccolta sterili e non sterili), una carrozzina per la doccia, una carrozzina per le sedute del paziente ed altro ancora.

Come riuscivate a gestire un paziente così difficile in casa 24 ore su 24? E quanto guadagnavate?

Era difficile e le dinamiche che si creano tra noi Infermieri e la famiglia erano di varia natura e di vario spessore. Non sto qui a tediarvi parlandovi di cose che non attengono all’assistenza vera e propria, ma vi dico solo che non è facile gestire un paziente in presenza di un familiare che, diversamente da noi, non ha consapevolezza delle cose che facciamo. Il nostro era un assistito particolare: a distanza di alcuni anni è riuscito a salvarsi da morte certa dapprima per un arresto del cuore, poi per una Setticemia in stato evoluto. Due condizioni che di fatto lo hanno costretto ad una riduzione delle attività di base del 100% e ad un accompagnamento continuo (totale sostituzione). Era praticamente un neonato di 90 Kg che non emette suoni, che non è consapevole di quello che gli gira attorno. Era in uno stato vigile di coma. Era dotato di una tracheostomia e di una Peg. Per fortuna nell’ultimo periodo in cui ho lavorato presso questo paziente non aveva più lesioni. Siamo riusciti nel miracolo e senza l’ausilio di nessuno. Abbiamo fatto tutto noi Infermieri, con il sostegno incondizionato dei suoi affetti più cari. La famiglia sperava in una riabilitazione definitiva dell’assistito, ma era difficile da realizzare viste le condizioni cliniche dell’uomo. Guadagnavamo mediamente 3000 euro netti al mese, ma tutto dipendeva dalla mole di lavoro pro-capite che effettuavamo.

Quanti Infermieri lavorano con te e com’è organizzata una vostra giornata-tipo?

Eravamo in totale 6 colleghi, tutti Infermieri Liberi Professionisti. Alcuni appena laureati, altri già in attività da anni. Di tutte le età, dai 22 ai 62 anni. Il nostro lavoro era suddiviso per: turni, incarichi e competenze. Per prima cosa facciamo turni di 10, 6 e 8 ore (notte, mattina, pomeriggio), con uno dei sei che a turno è reperibile nelle 24 ore in caso di malattia di uno dei tre in turno. Nel caso erano in due a mancare improvvisamente chi era in turno si impegna a fare anche quello successivo. Il paziente, comunque sia, non veniva mai lasciato solo. E nei casi di emergenza per carenza di personale era la famiglia a farsi garante di tutto, o chiamando un Infermiere ad ore o sostituendosi all’assente. E non è tutto. Ognuno di noi aveva delle competenze: c’è l’esperto nell’emergenza, quello nella riabilitazione, quello nella gestione delle lesioni, quello nella gestione della terapia a domicilio, quello nei rapporti con la famiglia e quello nei rapporti con i professionisti sanitari esterni al conteso (medico di famiglia, Asl, ecc.).

Come eravate inquadrati dal punto di vista contrattuale?

Eravamo tutti Infermieri Liberi Professionisti e pertanto non potevamo lavorare in regime di dipendenza. Abbiamo un contratto senza scadenza che per noi vale come un Indeterminato. Ma sapevamo pure che in un momento all’altro potevamo essere mandati a casa, dopo esser stati dispensati dall’incarico. Più volte era accaduto, sembrava un incubo ogni volta.

Quindi guadagnavate fino a 3000 euro netti al mese?

Il più delle volte si, ci pagavano dai 21 ai 23 euro lordi al mese e facevamo anche 240-300 ore mensili. Fate un calcolo semplice e verificherete che non sto dicendo bugie.

Come combattevate lo stress?

Difficile rispondere. Lavorare su un solo paziente e in una famiglia come quella in cui operavamo noi non era facile. Io personalmente cercavo di non portarmi dietro a casa quello che accadeva in quella casa. Creavo un muro tra lavoro e vita extra-lavorativa. Gli altri non so, però uno dei colleghi è dovuto ricorrere alle cure di uno psicologo.

Il vostro paziente quando dalla struttura di ricovero ritornò a casa era in setticemia. Come siete riusciti a guarirlo?

Per prima cosa avevamo avuto il coraggio di osare, a volte serve poso, basta avere fiducia nelle proprie conoscenze e. Tutti i giorni, minuto per minuto, il paziente è stato sottoposto ad una cura intensiva e senza vincolo di spesa. Facevamo il debridement e cambiavamo le medicazioni ogni 6/8 ore. Nulla veniva lasciato al caso. Ogni lesione aveva una storia a se e una etiologia differente. Per cui andava trattata singolarmente. Così abbiamo fatto. Lo zigomo e il ginocchio sono guariti in pochi mesi, per il sacro è stato più difficile, perché si trattava di una lesione molto estesa, di quarto stadio, che aveva iniziato ad interessare anche l’osso sacrale. Ogni settimana eseguivamo un tampone per verificare la presenza di batteri. Il paziente veniva spesso cambiato. Doveva stare sempre asciutto. Favorivamo (e favoriamo) le attività fisiche. Grazie all’apporto di una Fisioterapista e/o in autonomia l’assistito faceva almeno 4 alzate al giorno. Evitavamo di posizionarlo in posture non idonee e rischiose per i decubiti. La nutrizione era ed è sempre ricca di proteine. Ricordo che quando sono entrato per la prima volta in quella stanza c’era un odore terrificante. Oggi c’è un profumo costante, che dimostra senza ombra di dubbio che se l’Assistenza Infermieristica è mirata e competente può salvare la vita di (però) può permettersi di curarsi.

Quanto costava gestire questo paziente a casa?

Tantissimo. Mediamente dai 280.000 ai 400.000 euro annui. Questo vi dà la dimensione esatta di quanto possa costare l’assistenza in un Ospedale pubblico o privato. In queste cifre ci sono anche i presidi medicali.

Beh, non è facile, ma neppure così difficile!

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