ENPAPI commissariato. Di Maio nomina D’Amico, vince Mammì

Mario Schiavon, ex presidente ENPAPI
Mario Schiavon, ex presidente ENPAPI

Infermieri liberi professionisti…finalmente liberi!

Enpapi: il commissariamento è ufficiale! Dopo la richiesta dell’onorevole Stefania Mammì ai Ministeri arriva la decisione: Di Maio nomina Eugenio D’Amico. E questa è una vittoria anche di AssoCareNews.it, unico quotidiano italiano a riferire che nell’Ente qualcosa non andava. Gli altri non potevano perchè foraggiati dall’Enpapi.

“Commissariare immediatamente l’ente a tutela degli infermieri” lo ha chiesto a Luigi Di Maio, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, la deputata del M5S Stefania Mammì della Commissione Affari Sociali. 

 “Oggi è intervenuta una grande vittoria per la categoria degli infermieri, assistenti sanitari e infermieri pediatrici, che esercitano l’attività in forma libero professionale: è stato disposto il Commissariamento Straordinario dell’ENPAPI. “Lo aspettavo da giorni e, finalmente, posso affermare con orgoglio il conseguimento di un importante obiettivo”. La deputata lombarda del M5S, Stefania Mammì, componente della Commissione Affari Sociali della Camera, commenta così la decisione del Commissariamento dell’Ente di Previdenza da parte del Consiglio dei Ministri; un provvedimento che la stessa deputata aveva caldamente auspicato e suggerito ai Ministri vigilanti. La Deputata del M5S ha affermato di essere “fiera del risultato raggiunto” e della sensibilità dimostrata dalla competenti Istituzioni, che hanno ben compreso le ragioni della sua presa di posizione volta a “tutelare una categoria di professionisti indispensabile per la salute della Nazione.”

“Con il Commissariamento straordinario riusciremo ad assicurare la trasparenza dell’ENPAPI, tema che si lega strettamente a quello della legalità. Si tratta di valori chiave, imprescindibili per contrastare le gravi piaghe causate dalla dispersione dei soldi dei cittadini, specialmente in un comparto, quale quello della riscossione dei contributi, già fortemente sotto pressione.”

“Si stava lavorando da tempo – prosegue la Deputata – in sinergia con la categoria degli Infermieri per dare una risposta concreta alle tantissime problematiche relative alla cattiva gestione dell’Ente di Previdenza. Al netto delle vicende giudiziarie, sulle quali ovviamente non ci si può ancora esprimere compiutamente, resta il fatto che, stante l’evidente opacità della gestione, tutt’altro che lineare e trasparente, gli Infermieri liberi professionisti fossero stanchi di ENPAPI: sussidi mai ottenuti, errori nei calcoli della contribuzione dovuta e, soprattutto, tanta, anzi, troppa mancanza di informazione”.

“Da Infermiera confido che questa attenzione così alta da parte del Governo possa restituire, una volta per tutte, alla categoria degli infermieri, assistenti sanitari e infermieri pediatrici, la garanzia di un futuro migliore, capace di predisporre un ambiente lavorativo e un sistema previdenziale in cui possano sentirsi tutelati e respirare, finalmente, aria di legalità”.

“Ho fiducia nel fatto che la scelta di questo strumento – il Commissariamento, ndr – porterà alla risoluzione dei gravi problemi di trasparenza, legalità e, lasciatemi dire, di onestà intellettuale dell’Ente Previdenziale”.

“L’aver contribuito a evitare – conclude la Mammì –, grazie a una forte opposizione manifestata nel confronto dialettico con le Istituzioni competenti, le elezioni anticipate del CDA dell’ENPAPI, ottenendo piuttosto il Commissariamento dell’Ente, è davvero una rivoluzione: ciò che abbiamo detto agli Infermieri Liberi Professionisti, già vessati da paghe da fame e mancati riconoscimenti dei diritti minimi dei lavoratori, abbiamo fatto! Ciò per cui abbiamo lottato, adesso è realtà”. Avanti così: nessuno deve rimanere indietro”.

Alcuni giorni fa giornali di Gorizia avevano annunciato la scarcerazione di Mario Schiavon, presidente uscente dell’ente previdenziale degli Infermieri Liberi Professionisti ENPAPI, dopo gli arresti delle scorse settimane. A quanto pare alcuni concittadini di Turriaco lo avrebbero visto rincasare. Ad oggi non abbiamo notizie sicure in merito e ci atteniamo a quanto indicato dai collegi giornalisti della sua provincia. Intanto l’Ordine degli Infermieri goriziani, dove è iscritto Schiavon, starebbe decidendo sul da farsi. Probabilmente dall’OPI starebbero attendendo l’esito del processo, che potrebbe essere piuttosto lungo. Sempre che non si dimostri l’estraneità ai fatti contestati.

In Italia, si sa, i processi sono lunghi e hanno ben 3 gradi di giudizio. Per cui l’Ordine si starebbe tutelando anche rispetto a quello che potrebbe accadere, ovvero che alla fine di tutto l’ex-presidente ENPAPI potrebbe anche essere scagionato da ogni accusa. Su questo ci stanno lavorando sodo i suoi legali, che nel frattempo sarebbero riusciti a farlo tornare a casa (arresti domiciliari?).

Il carcere era stato subito riconfermato Mario Schiavon e Marco Bernardini dopo l’arresto di ieri. Continua la bufera intorno ai due e alla loro attività di governo dell’Ente previdenziale. Qualche settimana fa il presidente e il direttore generale dell’Enpapi, l’Ente nazionale previdenza e assistenza della professione infermieristica, erano stati tratti in arresto dalla Guardia di Finanza di Roma con l’accusa di aver incassato tangenti (leggi la notizia).

Continua dunque l’operazione della Guardia di Finanza e da Roma fanno sapere che nuovi scenari si stanno aprendo sulle relazioni dei due con enti privati di varia natura, dalle assicurazioni all’editoria. Nelle prossime ore dovrebbero quindi esserci nuovi risvolti nella vicenda.

Pochi dubbi.

A fronte del “pericolo attuale e concreto e di grado così elevato di reiterazione di analoghi comportamenti delittuosi da parte degli indagati” solo la detenzione in carcere è possibile. Il gip Elvira Tamburelli lo chiarisce nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il presidente dell’Enpapi, Mario Schiavon; ed il dg Marco Bernardini; oltre ai professionisti (Giovanni Egidio Conte, vicepresidente della TenderCapital, l’avvocato Piergiorgio Galli ed il commercialista Enrico Di Florio) tutti arrestati stamane dal nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza per il reato di corruzione.

Sul punto il giudice è netto: “Le condotte corruttive sin qui emerse alle indagini, il totale disinteresse di Schiavon e Bernardini rispetto all’Ente e al suo patrimonio, anche a danno di migliaia di lavoratori iscritti all’istituto previdenziale, l’avidità mostrata da Schiavon al pari dei privati corruttori Conte, i professionisti Galli e Di Florio, nel perseguire e realizzare operazioni finanziarie anche pregiudizievoli per l’Enpapi, per locupletare ingenti guadagni illeciti, il ricorso sistematico, osservato nelle corruzioni, ad operazioni finanziarie assai complesse e di difficile ricostruzione e ad ogni meccanismo utile a schermare le loro persone, le plurime condotte di inquinamento probatorio registrate sino ai tempi più recenti” sono tutti elementi che giustificano l’ordinanza.

La gravità degli addebiti per il gip è tutta ricostruita nelle poco più di 60 pagine del provvedimento restrittivo. E’ “significativa” – per il magistrato – la circostanza che Bernardini “si è anche attivato per la bonifica dei propri uffici in ragione della possibile presenza di strumentazione tecnica per l’attività di intercettazione ambientale”, che poi è rimasta sospesa per quattro giorni. Così come vengono ritenute significative le conversazioni successive alle perquisizioni dell’11 dicembre scorso in cui “gli indagati palesano forti preoccupazioni per l’inchiesta in corso, si mostrano cauti nelle comunicazioni, si attivano per ‘gestire’ la situazione”.

Il gip Tamburelli riporta un dialogo in cui il dg di Enpapi rappresenta al presidente Schiavon “l’opportunità di non utilizzare whatsapp per le comunicazioni”; o in quella del 25 gennaio scorso tra Bernardini e Galli “da cui si evince che gli indagati si sarebbero attivati con ‘un generale’ non meglio indicato per l’ipotesi in cui le cose ‘si mettessero male’”.

Ci sono poi altre chiacchiere da cui emerge come gli indagati, a diverso titolo, “si sono prodigati per tentare di occultare le prove formate o ‘formande’ ed inquinarne la genuinità, anche ostacolando la prosecuzione delle indagini”. Come il caso in cui si suggerisce “le giustificazioni da fornire in ipotesi venga alla luce la vicenda di una casa in Sardegna”.

Fonte: Askanews.it – AssoCareNews.it

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