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Elezioni ENPAPI: tutta la verità ricostruita passo dopo passo. Sarà una rovente estate per l’Ente previdenziale degli Infermieri Liberi Professionisti.

Dopo che a maggio il Commissario straordinario, Eugenio D’Amico, nominato dal Governo, ha consegnato le redini dell’Ente di via Farnese a Luigi Baldini e alla sua componente politica si sono scatenate le più acerrime battaglie a tutti i livelli istituzionali.

A dire il vero, la campagna elettorale aveva già manifestato conflitti e colpi bassi.

Proprio la componente risultata vincitrice della competizione elettorale era stata accusata di aver trafugato i dati degli iscritti a banali fini elettorali, accuse evaporate come neve al sole dopo le opportune verifiche amministrative ed informatiche svolte dallo stesso Commissario straordinario.

Diversi OPI avevano inopportunamente parteggiato per alcuni candidati tramite l’utilizzo delle mailing list istituzionali ovvero impegnando le home page dei propri siti quale vetrina di parte (e non della parte che rappresentava il più radicale cambiamento della politica previdenziale di ENPAPI).

Oltre questo, accuse e livori hanno caratterizzato il dopo-Schiavon, passando dal monolitico regime del longevo Presidente friulano ad una frammentazione politica ed istituzionale dove anche chi doveva garantire la propria terzietà, sovente, ha parteggiato ingerendosi nella partita.

Non sono mancati gli appelli al Commissario straordinario finalizzati ad ottenere la sospensione o l’annullamento delle elezioni, intermezzati con richieste di incontro e conditi con le accuse più fantasiose sfoderate a suon di post su Facebook (a volte oltrepassanti il limite della critica e addirittura meritevoli di querele, scelta non seguita).

Da queste premesse non ci si può stupire che l’estate sia diventata rovente all’interno e all’esterno dell’Enpapi, e, dopo reclami e ricorsi gerarchici, si è approdati alle aule di Tribunale con ben due nuovi procedimenti cautelari, strategicamente presentati al fine di tentare di paralizzare l’esito delle urne.

Un precedete procedimento cautelare, discusso nel mese di febbraio, aveva visto prevalere le tesi dell’Ente e condannato alle spese i ricorrenti soccombenti.

Ora il Tribunale civile di Roma è nuovamente chiamato a giudicare sull’esito e le modalità di azione del Commissario straordinario in qualità di gestore della macchina elettorale.

I toni ed i contenuti utilizzati non sono dei più civili, senza giri di parole si accusa il Prof. D’Amico di partigianeria e abuso dei propri poteri.

Scritto nero su bianco su un atto giudiziario diventa il termometro della situazione.

Ma oltre che nelle aule di Tribunale, non sono mancate altre figure e strutture istituzionali a muoversi sullo scacchiere delle elezioni ENPAPI, e non sempre con coerenze ed opportunità.

Partiamo dalla FNOPI che, a più riprese, avrebbe reiterato interventi in merito all’andamento o all’esito delle elezioni, segnalando presunte irregolarità e facendosi portavoce di una certa anima del mondo infermieristico, da ultimo proponendo l’ex-Presidente della Commissione Bilancio ENPAPI, Francesco Spadafora, quale Sindaco di propria indicazione.

Nulla quaestio, se non si trattasse del più alto esponente politico che avrebbe dettato (in piena epoca Schiavon) la linea di investimento dell’Ente fortemente sanzionata sia dai tecnici ENPAPI, che dagli organismi di Vigilanza (oltre che da tre impietosi bilanci in rosso che hanno messo a dura prova la tenuta dei conti della Cassa).

Oltre alla FNOPI anche all’interno dell’Ente non si sarebbe avuto di meglio. Facendo leva su un articolo del Regolamento elettorale che demanda il potere di accertamento delle cause di ineleggibilità dei membri degli Organi dell’Ente al Collegio dei Sindaci, l’organo di controllo ha avviato una verifica – relativa ai requisiti di professionalità per accedere alle cariche sociali – a carico di cinque membri eletti nella recente procedura elettorale che erano stati oggetto di esposti da parte di iscritti e candidati avversari.

A dirla tutta, il campo di azione della norma utilizzata non sarebbe neanche così ampia come il Collegio dei Sindaci l’ha voluta interpretare ed applicare.

In questo contesto, è del 26 giugno scorso una riunione del Collegio che ha clamorosamente bocciato tutti e cinque i soggetti in questione sulla base delle presunte sommarie informazioni prodotte dagli interessati.

Ora la procedura proseguirà con il formale atto di “contestazione” in riscontro al quale gli interessati potranno fornire chiarimenti e giustificativi.

Da questa iniziativa sono scaturite le attenzioni della Commissione bicamerale che vigila sugli Enti di previdenza, che – tramite alcuni suoi esponenti – è intervenuta chiedendo informazioni sulla situazione.

Incuriosisce il fatto che l’intervento del Collegio dei Sindaci scaturirebbe e si fonderebbe su una presunta erronea lettura del parere del Prof. Vietti, consulente della Commissione elettorale in tutto il lungo iter che ha portato all’avvicendamento dei nuovi Organi.

Forse la smania di qualcuno ha fatto prendere un abbaglio o, perlomeno, ha favorito una lettura delle norme che mai sarebbe emersa durante la competizione elettorale? Chi lo sa.

Il polverone, anche mediatico, che ne è scaturito certamente non ha fatto bene all’immagine dell’Ente che, da quasi due anni, è al centro dell’attenzione di giornali, tv, radio e siti web, e non per questioni edificanti.

Stupisce come un organo istituzionale si faccia dettare l’agenda da esposti evidentemente ispirati da ragioni politiche, rincorrendo una presunta efficienza nella reazione invece di preservare un sano distacco ed una giusta lucidità.

D’altronde le contestazioni emerse, anche per la loro valenza ed articolazione, potevano essere esclusivamente oggetto di un ricorso giurisdizionale, come di fatto avvenuto con le iniziative avviate da un nutrito gruppo di ricorrenti avverso le attività che ha svolto la Commissione elettorale.

Insomma, da parte di questa struttura di controllo si mal celerebbe un certo protagonismo che certamente non fa bene alla delicata situazione che ancora sta vivendo l’Ente.

Volontariamente o involontariamente tale Organo si sarebbe esposto a strumentalizzazioni da parte di gruppi, e componenti esterne, aggiungendo incertezza ad incertezza ed alimentando confusione che solo la magistratura, con le opportune decisioni, potrà dissipare.

Da sempre né lo spirito di protagonismo, né l’ansioso attivismo sono buoni consiglieri.

Al Giudice, inevitabilmente, spetta l’ultima parola, dagli altri autorevoli player ci si sarebbe aspettata maggior prudenza, rigorosa applicazione delle regole e forse un più adeguato atteggiamento istituzionale.

Vedremo cosa accadrà, ora tutto è nelle mani della magistratura competente, che darà tra qualche ora il suo verdetto.

Non ci resta che attendere…

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