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Il “caso Enpapi” è in continua evoluzione e migliaia di Infermieri liberi professionisti stanchi si stanno chiedendo quali possano essere adesso gli scenari futuri.

Infermieri si chiedono: a che punto siamo?

Intervista ad Alessandro Frano, ideatore e amministratore della rete di Infermieri liberi professionisti stanchi di Enpapi.

Enpapi: il 2019 è stato senza pace. Migliaia di infermieri liberi professionisti hanno seguito la vicenda ma il caos di questi mesi ha generato anche qualche disinformazione. Potresti farci un piccolo riassunto di cosa è avvenuto negli ultimi mesi?

Il caos genera disinformazione, e la disinformazione genera ulteriore caos. La storia degli infermieri stanchi di enpapi nasce il 19 febbraio 2019, ma le radici sono ben più lontane nel tempo.

Come emerso da varie relazioni della corte dei conti, del commissario straordinario di Enpapi e dai due decreti interministeriali, la gestione di enpapi, al di là dei fatti criminali avvenuti, è stata sempre più improntata ai benefici dei vari amministratori che al servizio previdenziale per gli infermieri.

Il sistema sanzionatorio e di recupero del credito sono stati gestiti sempre in maniera aggressiva e sproporzionata, con uno sbilanciamento verso spese legali irragionevoli ed imprevedibili. Lo squilibrio tra l’elevatissimo numero di amministratori e l’esiguo numero di dipendenti ha portato disservizi che comportavano ritardi nella gestione delle istanze degli infermieri, creando non poco disappunto tra i contribuenti. Compensi ed indennità degli amministratori, già esorbitanti, ma in costante aumento, approvati dal consiglio di amministrazione e dal consiglio di indirizzo generale sempre all’unanimità, senza riserve, senza astensioni o voti contrari.

L’insofferenza per queste ed altre cose aveva già superato il limite, ma la risaputa resistenza degli infermieri ci spingeva avanti, fino allo scoppio dello scandalo.

Il 19 febbraio scorso, un amico mi ha segnalato la notizia dell’arresto di Schiavon per corruzione. Immediatamente ho aperto Facebook (che non aprivo da tre anni) e dopo aver provato a dire la mia su altri gruppi di infermieri libero professionisti, senza risultato, ho deciso di aprire il gruppo “infermieri libero professionisti stanchi di enpapi” che in pochissimo tempo ha raccolto un gran numero di colleghi. Da qui, insieme ad altri professionisti, è cominciato un percorso di sondaggio dei problemi tra iscritti ed ente, che ci ha portati ad interfacciarci con le istituzioni in molte occasioni ed attraverso vari mezzi.

In due occasioni abbiamo coinvolto i colleghi del gruppo, scrivendo in massa ai ministeri competenti, alla federazione, ed agli ordini, ed in molte più occasioni ho scritto personalmente al commissario, ai ministri Tria e Di Maio in rappresentanza degli infermieri iscritti al gruppo. La nostra presenza ha senz’altro creato scompenso tra i vertici dell’ente, che il 19 marzo minacciavano di ritorsioni legali chiunque osasse ancora lamentarsi delle disfunzioni di enpapi, sottolineando che ogni cosa era stata fatta seguendo i dettami del ministero di economia e finanza, salvo ricevere una clamorosa smentita all’indomani, tramite il decreto di commissariamento.

Il 6 giugno abbiamo portato le nostre istanze direttamente a Montecitorio, grazie all’onorevole Stefania Mammì, che ci ha da subito supportati.

Il 2 agosto abbiamo avuto un incontro con il commissario di enpapi, prof. Eugenio D’Amico.

Un riepilogo più analitico dei fatti da febbraio ad oggi è disponibile sul gruppo al seguente Link.

Ma in estrema sintesi, si può dire durante quest’anno, noi infermieri con partita iva ci siamo svegliati da un lungo incubo ed abbiamo iniziato a rispondere.

Come ci hai detto, Infermieri stanchi di Enpapi, la rete online da te ispirata, è stata ricevuta dal commissario D’Amico qualche settimana fa. Cosa vi siete detti?

L’incontro, fortemente voluto da noi infermieri, è stato molto fitto di argomenti. Ad oggi il nostro è stato l’unico gruppo in rappresentanza degli iscritti ad essere ricevuto.

Da subito, il commissario si è dimostrato molto disponibile ad ascoltare le nostre perplessità e a rispondere alle domande che sono emerse tra i colleghi, nonché ad illustrare quanto fatto per correggere la cattiva gestione passata dell’ente e per scongiurare il ripetersi di eventi di corruzione ed in generale una gestione poco chiara.

Si è parlato prima di tutto del bilancio 2018, del fatto che tutt’ora non sia stato approvato perché manca un CDA valido e che siano state confermate delle svalutazioni relative al rendimento degli investimenti per ben 24 milioni di euro.

Molti degli investimenti scelti (anche in maniera discutibile) dalla passata amministrazione si sono rivelati scarsamente efficaci, quasi uno spreco di fondi, per cui a breve partirà una gara per individuare i migliori fondi di investimento per enpapi. I temi trattati vanno dall’attività di reportistica che il commissario sta svolgendo per conto dei ministeri competenti, alle modifiche necessarie ai regolamenti interni, nonché le spese legali relative ai morosi.

Ci è stato assicurato che il prof. D’Amico abbia dato mandato ad un legale per intentare causa civile a Schiavon, successivamente alla sua ammissione di colpa, per il danno di immagine e per la restituzione delle somme ancora da stimare.

Il prof. D’Amico ci ha tenuto a sottolineare che si auspica la più ampia partecipazione di noi professionisti alle prossime elezioni sia in maniera diretta che indiretta. Questo significa che dobbiamo cercare professionisti seri, preparati ma soprattutto onesti che si mettano a disposizione per guidare l’ente, che da ora in poi abbiano come unico fine il bene di noi infermieri, ma vuol dire anche che tutti gli infermieri iscritti all’ente hanno l’obbligo morale di votare e scegliere di cambiare tutto.

Come di nostra consuetudine, nel rispetto della massima trasparenza, anche questo incontro è stato sintetizzato sul gruppo.

Come professionista attivo nel cercare un pò di luce, cosa ti aspetti dal futuro degli Infermieri liberi professionisti?

Quando la simulazione della mia pensione mi ha aperto gli occhi su cosa mi si sarebbe prospettato in futuro, ho cominciato a preoccuparmi, perché mi sono reso conto dell’amara verità: un giorno non potrò aiutare i miei figli a costruirsi un futuro, perché dovranno essere loro ad aiutare me. Economicamente. È una grande frustrazione per un genitore, ed ho capito che non potevo aspettare che qualcun’altro facesse qualcosa. Ho iniziato questa battaglia perché volevo che qualcosa cambiasse sul serio, ero stanco delle solite promesse della politica.

Dal punto di vista previdenziale mi aspetto un netto miglioramento dei trattamenti pensionistici ed assistenziali, ma non credo possiamo accontentarci.

Quanti infermieri neo laureati vengono quasi letteralmente costretti ad aprire la partita iva?

Questa è una grandissima piaga. Ci sono ragazze e ragazzi che loro malgrado, e per necessità, accettano condizioni di lavoro che prevedono l’apertura della partita iva per lavorare come se fossero dipendenti, in strutture ed aziende che diventano i padroni della loro vita. In equilibrio instabile tra un improvviso licenziamento anche immotivato, ed un lavoro che prevede solo gli obblighi della dipendenza, ma che nega loro ogni diritto quali malattie, ferie, congedi, tfr, e così via. Da un giorno all’altro resti a casa e non ti spetta nemmeno un sussidio di disoccupazione. Molto spesso hanno clausole di esclusività assurde.

Le istituzioni sanno, ma forse fingono di non sapere.
Per rispondere a questa domanda, oserei dire che sogno una professione libera da questi ricatti e che restituisca dignità a chi la svolge.

Grazie ad Alessandro Frano, fondatore del gruppo FB: Infermieri Liberi Professionisti Stanchi di ENPAPI.