Per anni abbiamo accettato che l’assistenza infermieristica venisse compressa e quasi nascosta all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) di matrice prettamente medica e clinica. Ma la sanità del 2026 non è più quella del secolo scorso. Oggi, la complessità dei bisogni di salute e l’evoluzione della professione impongono un cambio di paradigma coraggioso: è arrivato il momento di separare nettamente i LEA infermieristici da quelli clinici.
Il limite del modello attuale.
Fino ad oggi, l’infermieristica è stata considerata una sorta di “costola” della prestazione medica. Se c’è una diagnosi medica, allora segue l’assistenza. Questo approccio, tuttavia, ignora la natura stessa dell’infermieristica moderna: una disciplina autonoma che risponde a bisogni di salute specifici (i bisogni di assistenza infermieristica) che spesso prescindono dalla fase acuta della malattia.
Continuare a mescolare le due matrici significa condannare l’assistenza a un ruolo sussidiario, rendendola invisibile nei bilanci e, purtroppo, anche nella programmazione sanitaria.
La specificità dei LEA Infermieristici.
Cosa intendiamo quando parliamo di separazione? Intendiamo dare dignità e autonomia a quelle prestazioni che solo l’infermiere può e sa pianificare. I LEA di matrice infermieristica dovrebbero essere identificati per quello che sono:
- Gestione della cronicità e della fragilità: non è solo “terapia”, è monitoraggio proattivo e prevenzione delle complicanze.
- Educazione terapeutica: il tempo speso a insegnare a un paziente come gestire l’insulina o una stomia è assistenza pura, un livello essenziale che garantisce la tenuta del sistema sociale.
- Coordinamento dei percorsi di cura: l’infermiere è il “regista” della continuità tra ospedale e territorio.
Separare queste attività dalla matrice clinica permetterebbe di misurarle, finanziarle correttamente e, soprattutto, garantirle in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Una scelta di trasparenza per il cittadino.
Separare i livelli non è un capriccio corporativo, ma un atto di trasparenza verso l’utente. Il cittadino deve sapere che ha diritto a un pacchetto di assistenza infermieristica in quanto tale, indipendentemente dalla presenza del medico in quel preciso istante.
Dobbiamo passare dal concetto di “prestazione d’opera” al concetto di “risultato assistenziale”. Se i LEA infermieristici diventano autonomi, diventa anche più semplice identificare le carenze organiche e dire, con dati alla mano: “In questa regione il livello essenziale di assistenza infermieristica non è garantito”.
Il coraggio della professione.
Il futuro del Servizio Sanitario Nazionale passa inevitabilmente dal territorio e dalla prossimità. Senza una chiara identificazione dei Livelli Essenziali di Assistenza Infermieristica, continueremo a navigare a vista in un sistema “medico-centrico” che fatica a rispondere alle sfide della cronicità.
È tempo di rivendicare questo spazio. È tempo che la politica sanitaria riconosca che l’assistenza infermieristica non è un accessorio della clinica, ma il motore che permette alla salute di restare un diritto accessibile a tutti, ogni giorno, a casa del paziente.
Share this content:
