I nuovi professionisti sostituiranno altrettanti colleghi andati in pensione. In programma circa 90 assunzioni tra infermieri e operatori socio-assistenziali.
Una boccata d’ossigeno per l’ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena, dove sono stati assunti a tempo indeterminato 17 nuovi infermieri. I professionisti andranno a sostituire altrettanti colleghi che hanno raggiunto la pensione a partire dallo scorso giugno o che lasceranno il servizio nei prossimi mesi, fino a dicembre.
Si tratta di un intervento importante per garantire il turnover del personale e assicurare la continuità assistenziale nei reparti del policlinico senese, da tempo alle prese con difficoltà organizzative e carenze di organico.
I nuovi infermieri sono stati individuati attraverso la graduatoria del concorso approvata dall’Azienda ospedaliero-universitaria Senese, dopo l’autorizzazione arrivata dalla Regione Toscana alla fine di luglio.
In programma circa 90 nuove assunzioni
L’ingresso dei 17 infermieri rientra in un piano più ampio che prevede complessivamente circa 90 nuove unità destinate a rafforzare gli organici dell’ospedale.
Il piano riguarda sia gli infermieri sia gli operatori socio-assistenziali e rappresenta un tentativo concreto di recuperare progressivamente le scoperture determinate dai pensionamenti e dalle cessazioni dal servizio.
Per Le Scotte si tratta di un segnale positivo dopo mesi nei quali la carenza di personale ha alimentato preoccupazioni sulla tenuta dei servizi e sull’organizzazione dei turni.
Il rafforzamento dell’organico dovrebbe consentire di ridurre gradualmente la pressione sui professionisti già in servizio e migliorare la capacità delle strutture di garantire un’assistenza continuativa.
L’emergenza resta nell’Asl Toscana Sud Est
Se la situazione alle Scotte sembra avviarsi verso un progressivo miglioramento, rimangono invece forti criticità nella sanità territoriale della Toscana Sud Est.
Secondo le stime citate dal Nursind Siena, nella provincia senese mancherebbero circa 100 professionisti tra infermieri e OSS, mentre considerando l’intera area della Toscana Sud Est il deficit arriverebbe a circa 250 operatori.
Un dato che dimostra come il problema della carenza di personale non possa essere affrontato soltanto attraverso interventi mirati sulle singole aziende ospedaliere.
La difficoltà riguarda infatti l’intero sistema sanitario e coinvolge tanto gli ospedali quanto i servizi territoriali.
La grande crisi della professione infermieristica
La situazione senese si inserisce in un quadro nazionale caratterizzato da una crescente difficoltà nel reperire e trattenere professionisti sanitari.
Secondo i dati Eurispes citati nel report, nel 2025 sarebbero stati circa 5.770 gli infermieri italiani che hanno lasciato il Paese per lavorare all’estero.
Tra le destinazioni principali figurano il Regno Unito, scelto dal 44% dei professionisti emigrati, e la Svizzera, che avrebbe attirato il 24%.
Alla base della fuga all’estero ci sono soprattutto le condizioni economiche e lavorative, insieme alla crescente pressione professionale.
Anche sul fronte della disponibilità di personale il divario con altri Paesi europei resta significativo: in Italia si contano circa 6,9 infermieri ogni mille abitanti, contro una media europea di 8,9.
Stipendi e condizioni di lavoro al centro della questione
Il tema della carenza infermieristica è strettamente legato anche alla questione retributiva.
Secondo i dati riportati, lo stipendio medio di un infermiere italiano si aggira sui 32.400 euro, mentre la media OCSE raggiunge circa 39.800 euro.
Numeri che contribuiscono a spiegare perché sempre più professionisti valutino opportunità di lavoro oltre confine.
L’assunzione dei 17 infermieri alle Scotte rappresenta quindi una notizia positiva, ma non risolve il problema alla radice.
Assumere e sostituire chi va in pensione è indispensabile, ma la vera sfida per la sanità italiana è riuscire a rendere la professione infermieristica nuovamente attrattiva, attraverso salari adeguati, migliori condizioni di lavoro, maggiore valorizzazione delle competenze e organici sufficienti.
Perché il turnover non dovrebbe essere considerato un’emergenza da gestire ogni volta che un professionista lascia il servizio, ma una componente strutturale di una sanità capace di programmare il proprio futuro.
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