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Il dibattito sulla riforma della formazione infermieristica si infiamma. Dopo lo scontro tra medici (FNOMCeO) e il Ministero dell’Università sulle nuove competenze prescrittive degli infermieri, interviene Marco Ceccarelli, Segretario Nazionale del COINA (Sindacato delle Professioni Sanitarie).
La tesi è netta: il problema non è l’opposizione dei medici, ma il “modus operandi” della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), accusata di aver promosso titoli accademici senza costruire le basi normative e contrattuali necessarie.
Il nodo del contendere: prescrizione o assistenza?
Al centro della disputa c’è il decreto che istituisce le lauree magistrali a indirizzo clinico, che permetterebbe agli infermieri specialisti di prescrivere presidi, ausili e tecnologie in ambiti critici come l’area neonatale e le cure di comunità.
Se la FNOMCeO contesta queste competenze invocando la riserva della diagnosi medica, il COINA solleva un punto più profondo:
- Debolezza Giuridica: I riferimenti normativi usati per contestare il decreto (come la legge sull’IA in sanità) sono giudicati impropri.
- Il vero vuoto: Manca in Italia una codificazione dei livelli di pratica clinica (Advanced Practitioner), già presenti nel resto d’Europa.
«Si è lavorato sul titolo, non sul ruolo».
Secondo Ceccarelli, la FNOPI ha commesso un errore strategico: ha ottenuto il percorso accademico “di prestigio” senza però blindare il perimetro ordinamentale.
«Si è costruito un percorso accademico senza averne prima definito il perimetro ordinamentale. Creare formazione avanzata senza tutele e inquadramento significa esporre gli infermieri a uno scontro istituzionale privo di copertura normativa solida».
Le tre mancanze della riforma secondo il COINA:
- Inquadramento Dirigenziale: nessuna garanzia che la laurea magistrale porti a un ruolo di coordinamento o direzione effettiva.
- Riconoscimento Economico: manca un adeguamento salariale coerente con l’aumento delle responsabilità e degli anni di studio.
- Chiarezza Operativa: si discute di verbi (“prescrivere” vs “richiedere”) in assenza di una legge quadro che definisca l’autonomia clinico-assistenziale avanzata.
Il paradosso dell’Assistente Infermiere.
Il sindacato punta il dito anche contro la frammentazione della professione. Da un lato si punta all’eccellenza clinica con le magistrali, dall’altro si introduce la figura dell’Assistente Infermiere.
Questa figura “ibrida”, secondo il COINA, rischia di:
- Comprimere l’infermiere di base, creando sovrapposizioni pericolose.
- Appiattire le differenze retributive, dato che il differenziale economico tra le figure è giudicato troppo esiguo.
Conclusioni: serve una riforma dei “Livelli di Pratica”.
Per il COINA, la soluzione non è cambiare una parola in un decreto, ma avviare una riforma esplicita dei livelli di pratica clinica multiprofessionale. Solo distinguendo chiaramente tra diagnosi medica generale e gestione clinico-assistenziale avanzata si potrà dare dignità ai nuovi laureati magistrali.
«La FNOMCeO difende la propria categoria con determinazione — conclude Ceccarelli — la FNOPI dovrebbe prendere esempio e fare lo stesso: costruire tutele prima degli annunci».
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