L’introduzione ufficiale della figura dell’Assistente Infermiere, sancita dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio 2025 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 21 giugno, sta accendendo un vivace dibattito nel mondo della sanità italiana. Presentata come un profilo ibrido tra l’infermiere e l’Operatore Socio Sanitario (OSS), questa novità non convince affatto una parte significativa della categoria degli OSS, che esprime forte dissenso e profonda preoccupazione.
Le perplessità sono molteplici e toccano punti nevralgici dell’organizzazione sanitaria. La critica principale, espressa da numerosi OSS che preferiscono mantenere l’anonimato per timore di ripercussioni, è che questa figura non porterà a una vera valorizzazione, ma piuttosto a un aumento della confusione sui ruoli e le competenze all’interno dei team assistenziali.
“Ancor di più la mia preoccupazione è che a farne le spese saranno i pazienti per questa follia,” ha dichiarato un OSS. “Non si fa un balzo in avanti, ma un passo indietro, visto che la figura dell’infermiere generico esisteva in tempi non lontani. Sarà soltanto come riprendere una figura vetusta e camuffarla come valorizzazione o di una nuova professione. L’unica cosa che cambia sarà il nome.” Questa visione suggerisce che la novità sia più un’operazione di maquillage che una reale evoluzione professionale, con il rischio di compromettere la chiarezza e l’efficacia dell’assistenza.
Il malcontento è alimentato da un senso di frustrazione già diffuso tra gli Operatori Socio Sanitari. Molti di loro si sentono già insufficientemente riconosciuti e ascoltati dalle aziende sanitarie, percependo il proprio ruolo quasi come “manovalanza” piuttosto che una professione con una sua dignità e specificità. L’introduzione di una figura “ibrida” aggrava questo timore.
“In quanto OSS già non riusciamo ad avere ascolto dalle aziende e diventeremo anche una figura ibrida senza una vera identità professionale,” prosegue la testimonianza. “Siamo soltanto manovalanza all’interno della sanità, e questo è l’intero pensiero di una grande fetta della nostra categoria.” Questa percezione, se diffusa, può avere un impatto significativo sul morale del personale e sulla qualità del servizio offerto, minando la motivazione di chi è in prima linea nell’assistenza quotidiana.
La creazione dell’Assistente Infermiere nasce con l’intento di alleggerire il carico degli infermieri e migliorare l’assistenza, ma la sua implementazione dovrà necessariamente affrontare queste forti resistenze. Sarà fondamentale che il Ministero della Salute e le Regioni definiscano con estrema chiarezza il perimetro di competenze, il percorso formativo e le responsabilità di questa nuova figura, delineando confini netti rispetto agli altri profili professionali.
Solo una definizione precisa e un dialogo costante con tutte le categorie coinvolte potranno dissipare i dubbi e garantire che l’Assistente Infermiere diventi un reale valore aggiunto per il sistema sanitario, senza creare ulteriori confusioni o acuire un senso di mancata valorizzazione tra professionisti essenziali come gli OSS. La sfida è grande: creare un’innovazione che sia percepita come un vero passo avanti da tutti gli attori della sanità italiana.
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