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I medici e infermieri “gettonisti” sono ormai il sintomo più evidente di una crisi organizzativa e di personale nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN), in particolare in regioni ad alta pressione come il Piemonte e la Lombardia. Il ricorso a professionisti esterni, spesso reclutati tramite cooperative e senza il rigoroso percorso ordinario di verifica, sta creando un sistema parallelo privo delle garanzie essenziali per la sicurezza e la qualità delle cure.
Questo “canale parallelo”, introdotto per la gestione dell’emergenza pandemica, continua a prosperare grazie a una struttura normativa che, anziché essere revocata, è stata prorogata fino al 2027.
La possibilità di impiegare professionisti sanitari, inclusi quelli con titoli esteri, senza l’iscrizione agli Ordini o il completamento del percorso ordinario di abilitazione, è stata inizialmente prevista dall’articolo 13 del decreto “Cura Italia” per far fronte alla fase più acuta della pandemia.
Tuttavia, tale “scorciatoia” è stata mantenuta in vita e ampliata attraverso norme successive (come l’articolo 15 del DL 34/2023) e persino prorogata fino al 2027 dalla legge 187/2024. Questa continuità normativa fa sì che l’emergenza, di fatto, non si sia mai conclusa.
“In pratica si sta creando un sistema parallelo privo delle garanzie essenziali per la sicurezza delle cure,” sottolinea la critica mossa al fenomeno.
Una delle criticità più gravi evidenziate è la totale assenza di trasparenza sul fenomeno. Non esistono dati pubblici e aggiornati che permettano di capire l’estensione del problema. Non è noto quanti medici, infermieri e operatori siano in servizio grazie a queste deroghe, con quali titoli specifici operino, in quali reparti cruciali (come i pronto soccorso) siano impiegati e quali verifiche sulle loro competenze siano state completate.
Nonostante la carenza di dati in tempo reale, l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha già analizzato gli aspetti economici del fenomeno, rilevando una crescita significativa:
- Medici a gettone: Nel 2024, il valore dei contratti e delle convenzioni è aumentato del 20% rispetto al 2023, passando da 35,2 a 42,3 milioni di euro.
- Infermieri a gettone: La crescita è stata ancora più marcata, con un aumento del 49% nel valore dei contratti, che è passato da 3,9 a 5,8 milioni di euro nello stesso periodo.
Questi professionisti sono stati generalmente selezionati mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara, un modus operandi che, pur facilitando la rapidità, conferma una prassi di affidamenti diretti che solleva questioni di trasparenza e concorrenza.
Il fenomeno dei “gettonisti” continua a generare forte preoccupazione e contestazione:
- Sicurezza delle Cure: gli Ordini dei Medici e dei Professionisti Sanitari intervengono regolarmente per esprimere allarme sulla sicurezza delle cure garantite da personale il cui iter di verifica non è stato rigoroso.
- Danno Economico e Morale: i sindacati contestano che l’uso massivo delle cooperative, spesso con compensi orari elevati per i professionisti esterni, destabilizzi l’organizzazione interna, non risolva la carenza strutturale di personale dipendente e crei disparità retributive che demotivano il personale assunto stabilmente dal SSN.
Mentre i contratti esistenti perdurano fino alla loro naturale scadenza, l’ombra del “canale parallelo” continua ad allungarsi, evidenziando una difficoltà sistemica del SSN nel rendere la carriera sanitaria pubblica nuovamente attrattiva e sostenibile.
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