Due articoli che mettono in luce le criticità della professione infermieristica: il primo, intitolato “Infermieri, dal mansionario alle competenze: siamo davvero arrivati o siamo rimasti a metà strada?” pubblicato da Redazione Assocarenews.it il 1 aprile 2026; il secondo, che evidenzia le problematiche derivanti dalla recente introduzione della figura dell’assistente infermiere, con il titolo “Assistente infermiere: tra rischio confusione e bisogno reale di riforma”, pubblicato dalla stessa redazione il 30 marzo 2026.
Queste due riflessioni dovrebbero stimolare un’attenta analisi non solo all’interno della categoria infermieristica, ma anche tra gli operatori ostetrici, considerata la comune collocazione normativa ai sensi della legge 251/2000, seppur con ruoli distinti. La professione infermieristica si presenta oggi sempre più complessa sia sotto il profilo formativo sia operativo, poiché gravata da responsabilità crescenti nell’esercizio quotidiano. Di conseguenza, risulta indispensabile riconoscere un’autonomia reale e piena che consenta lo svolgimento effettivo delle attività professionali, superando l’attuale condizione di subalternità al comparto che limita la piena affermazione dell’autonomia professionale dovuta.
L’introduzione della nuova figura dell’assistente infermiere rappresenta un segnale preoccupante: si è scelto di riproporre la figura dell’infermiere generico con un diverso titolo e requisiti modificati, con l’obiettivo di attenuarne il ruolo sostanziale. Sarebbe stato invece auspicabile valorizzare la figura dell’Operatore Socio Sanitario (OSS), che possiede già una formazione specifica e un percorso professionale consolidato.
Si naviga ancora in un contesto di incertezza, caratterizzato da responsabilità sempre più ampie e una retribuzione progressivamente insufficiente rispetto al lavoro svolto. L’incremento economico percepito viene spesso soggetto a tassazione alla fonte o eroso dalle spese già nel corso del mese.
Queste decisioni appaiono discutibili e sembrano riflettere direttive imposte dall’alto per ragioni politiche non chiaramente esplicitate, piuttosto che iniziative suggerite dalle categorie interessate. Nonostante le numerose proteste manifestate, le scelte sono rimaste ferme e inalterate.
Sarebbe invece opportuno privilegiare l’ascolto delle esigenze provenienti dai territori, sempre più sotto pressione, dove l’assistenza sanitaria risulta spesso insufficiente rispetto agli standard, costringendo gli infermieri a dedicarsi soltanto alle terapie senza poter garantire un’adeguata attenzione ai pazienti successivi. È difficile comprendere come non si riconosca ancora la dignità professionale necessaria per recepire i segnali che provengono da chi quotidianamente opera in prima linea e ha un contatto diretto con il pubblico, raccogliendo in pochi minuti le molteplici sofferenze e difficoltà dei pazienti.
Quale modello di sanità intendiamo promuovere: quello che sta progressivamente sfuggendo al controllo, oppure quello rappresentato dagli infermieri che quotidianamente si impegnano a garantire assistenza ai pazienti nonostante le numerose difficoltà e i complessi iter burocratici? È motivo di seria preoccupazione. Chi ricopre ruoli di responsabilità ha il dovere di ascoltare una realtà sanitaria sempre più caotica, sofferente e gravata da un eccesso di burocrazia e autorizzazioni interminabili. Se si riveste un ruolo di responsabilità e autonomia, è fondamentale assumersi la capacità di prendere decisioni consapevoli, con la piena assunzione delle conseguenze in caso di divergenze.
A breve sarà implementato il nuovo modello sanitario previsto dal DM 77 del 2022. È fondamentale definire con quale personale e quali figure professionali verranno coinvolte, nonché come e in che modo i diversi ambiti lavorativi saranno organizzati. La Centrale Operativa Territoriale (COT), fulcro dell’intera dinamica assistenziale, dovrà dimostrarsi capace di interpretare efficacemente i bisogni del paziente, evitando inutili oneri burocratici che contrastano con lo spirito della normativa stessa. Inoltre, il nuovo numero telefonico unico europeo armonizzato 116117, attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e gratuito, dedicato alle cure mediche non urgenti, alla continuità assistenziale (ex guardia medica) e ai servizi sanitari territoriali, rappresenterà un reale sollievo per il servizio di emergenza-urgenza. Questo servizio continua infatti a intervenire in maniera inappropriata a causa delle carenze presenti sul territorio, dove l’unico punto di riferimento rimangono spesso il pronto soccorso e il servizio di emergenza-urgenza.
Ritengo che sarà estremamente difficile colmare il deficit attuale, caratterizzato da una riduzione significativa del numero di medici di base, dalla crescente difficoltà nel reperire specialisti di varie discipline e dalla carenza sempre più marcata di infermieri. In questa situazione, l’aspetto relativo al personale è stato finora trascurato, mentre in un’impresa privata il personale rappresenta la risorsa principale tra i fattori della produzione.
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