Esiste un’emergenza infermieristica in Italia? A sentire i bollettini regionali e le direzioni sanitarie, parrebbe di sì. Eppure, a guardare la realtà con gli occhi di un gruppo di infermieri neolaureati della Romagna, la narrazione cambia radicalmente. La loro è una storia di promesse infrante, rinvii infiniti e una burocrazia che sembra fare di tutto per allontanare i giovani talenti dal settore pubblico.
Il “sogno” di novembre e la beffa di dicembre.
Tutto inizia con una promessa fatta nelle aule universitarie: “Il concorso sta aspettando voi”. Laureati a novembre 2025, i ragazzi vedono effettivamente uscire il bando a dicembre. Ma qui scatta il primo paradosso economico. Per iscriversi al concorso (con scadenza 2 gennaio), è obbligatoria l’iscrizione all’OPI (Ordine delle Professioni Infermieristiche).
Il risultato? Molti hanno dovuto pagare la quota annua di circa 101 euro solo per “esistere” ufficialmente a dicembre, salvo poi doverla pagare nuovamente a gennaio per l’anno solare 2026. Una spesa che si sarebbe potuta evitare semplicemente facendo partire il bando pochi giorni dopo, a gennaio.
La giostra dei rinvii: gennaio, febbraio, marzo…
Se il danno economico scotta, è l’attesa a logorare. Il calendario delle date del concorso è diventato un gioco al rialzo:
- 13 gennaio: data prevista per la comunicazione delle prove, rimandata al 20.
- 20 gennaio: tutto slitta al 6 febbraio.
- 6 febbraio: ennesimo rinvio al 3 marzo.
In un settore che lamenta carenze organiche croniche, questo “ping-pong” di date appare incomprensibile. Tra la pubblicazione delle date, lo svolgimento delle prove e l’effettiva assunzione, passano mesi. Mesi che un giovane professionista, spesso con spese da sostenere e voglia di mettersi in gioco, non può permettersi di passare “con le mani in mano”.
“Abbiamo trovato lavoro altrove”.
La conclusione è quasi scontata, ma non per questo meno grave: i neolaureati sono andati altrove. Mentre la sanità pubblica romagnola sposta le date sul calendario, il settore privato o le strutture fuori regione hanno intercettato queste risorse pronte, formate e motivate.
“Non è polemica,” scrivono i neolaureati, “ma il racconto della distanza tra l’emergenza narrata e la realtà che viviamo.” Il rischio concreto è che, quando finalmente il concorso si terrà, molti dei candidati migliori avranno già firmato contratti altrove, lasciando il sistema pubblico ancora una volta in affanno.
Un sistema da revisionare.
Questa segnalazione pone una domanda scomoda: se mancano davvero infermieri, perché non si snelliscono le procedure? La sensazione dei giovani professionisti è quella di essere considerati una risorsa preziosa a parole, ma un peso burocratico nei fatti.
Il danno non è solo per i ragazzi, ma per i cittadini: ogni rinvio è un turno scoperto in corsia, una prestazione ritardata, un servizio che perde pezzi.
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