La situazione della carenza di infermieri in Italia è ormai un’emergenza che rischia di compromettere seriamente il sistema di assistenza sanitario. Ai test di ammissione ai corsi di laurea in Infermieristica per l’anno accademico 2025-2026, il numero complessivo di domande è inferiore ai posti disponibili per la prima volta nella storia recente. Sono disponibili 20.699 posti tra atenei pubblici e privati, mentre le domande totali sono circa 19.298, con un calo evidente rispetto a qualche anno fa, quando le richieste superavano di molto i posti.
Il calo delle domande e l’aumento dei posti disponibili
In soli quindici anni, il numero di domande per i corsi di Infermieristica si è più che dimezzato rispetto ai posti a bando: nel 2010 a fronte di 16.099 posti si registravano oltre 45.800 domande. Oggi la situazione è ribaltata, con un’insufficiente attrattività della professione infermieristica e conseguenti difficoltà di reclutamento.
Nord, Centro e Sud: disparità territoriali significative
A livello geografico, la carenza di infermieri presenta differenze marcate. Al Nord, in particolare Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, il rapporto domande/posti è molto basso, intorno a 0,6-0,7, indicando una domanda nettamente inferiore ai posti offerti. Al Sud, nonostante un calo generale, in alcune regioni le domande superano ancora i posti disponibili (fino a 2,1 domande per posto), segnalando situazioni territoriali più variegate.
Dal punto di vista della presenza di infermieri nel sistema sanitario, le regioni del Centro-Nord come Liguria, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia presentano una densità di infermieri per abitante superiore alla media nazionale (6,3 infermieri ogni 1.000 abitanti), mentre al Sud e nelle isole, come Lombardia (inclusa tra le regioni con bassi numeri), Sicilia e Campania, la densità è sensibilmente più bassa (intorno a 3,5-3,6 infermieri ogni 1.000 abitanti).
Problemi economici e opportunità di carriera
Oltre alla carenza numerica, si evidenziano forti divari anche nelle retribuzioni e nelle opportunità di crescita tra Nord e Sud. Infermieri nel Nord Italia possono arrivare a guadagnare oltre 37.000 euro annui, mentre al Sud gli stipendi si attestano sotto i 30.000 euro, con forti ripercussioni sulla motivazione e la retention del personale. Nel Meridione, inoltre, sono pochi i dirigenti infermieristici, il che limita le prospettive di carriera e contribuisce all’insoddisfazione professionale.
La prospettiva futura: un possibile recupero da Medicina?
Una curiosità importante riguarda l’impatto del nuovo corso di Medicina con accesso programmato e semestre filtro. Questo potrebbe contribuire a un aumento degli iscritti a Infermieristica, poiché una quota di studenti che non supereranno la prova di Medicina si riverserà tra le opzioni alternative della professione infermieristica. Circa il 20% degli iscritti a Medicina ha infatti indicato Infermieristica come scelta alternativa.
La carenza di infermieri in Italia è un problema strutturale con forti differenze territoriali, che coinvolge aspetti numerici, formativi, economici e organizzativi. Una strategia efficace deve tener conto delle specificità regionali e migliorare le condizioni lavorative e remunerative per rendere la professione più attrattiva, garantendo così una più solida assistenza sanitaria per il futuro.
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