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Dal 5 agosto sarebbe cambiata la copertura assistenziale nelle ore notturne. La difficoltà nel reperire infermieri avrebbe portato alla sospensione del presidio infermieristico. La preoccupazione dei familiari: «Cosa accadrebbe in caso di un malore?».
Organico insufficiente, difficoltà nel reperire infermieri e una scelta organizzativa che sta suscitando preoccupazione tra i familiari degli ospiti. È quanto starebbe accadendo all’Istituto Santa Cecilia, dove dal 5 agosto la copertura infermieristica durante le ore notturne sarebbe stata modificata, lasciando circa 80 ospiti assistiti dagli operatori sociosanitari (Oss).
Una situazione che riguarda una fascia oraria particolarmente delicata, quella notturna, nella quale l’assenza di un presidio infermieristico all’interno della struttura solleva interrogativi soprattutto in relazione alla gestione di eventuali emergenze sanitarie.
La notte restano gli Oss
Secondo quanto segnalato, durante la notte gli Oss garantirebbero la presenza e la vigilanza sugli ospiti, occupandosi dell’assistenza quotidiana e intervenendo per quanto previsto dalle proprie competenze professionali.
Il punto, però, non riguarda certamente la professionalità degli operatori sociosanitari, il cui ruolo è fondamentale nell’assistenza alle persone fragili. La questione riguarda piuttosto le differenti competenze professionali tra Oss e infermieri e ciò che può essere concretamente fatto davanti a un improvviso problema di salute.
L’Oss, infatti, non può sostituire l’infermiere nelle attività sanitarie che appartengono alla competenza infermieristica. In presenza di un malore o di un peggioramento delle condizioni di un ospite, l’operatore può riconoscere una situazione di necessità, prestare l’assistenza consentita dal proprio profilo e attivare i professionisti e i servizi competenti, ma non può assumere autonomamente funzioni proprie dell’infermiere.
Ottanta persone e bisogni assistenziali differenti
La questione assume un peso ancora maggiore considerando la tipologia degli ospiti dell’Istituto Santa Cecilia.
Si tratta di circa 80 persone diversamente abili, con condizioni individuali e bisogni assistenziali differenti. In una struttura che accoglie persone fragili, un improvviso malore, una caduta, una variazione delle condizioni cliniche o un’altra situazione urgente possono richiedere una valutazione sanitaria tempestiva.
Ed è proprio questo che preoccupa maggiormente alcuni familiari.
Il problema non sarebbe quindi soltanto quello di garantire la presenza fisica di qualcuno durante la notte, ma di assicurare che, davanti a una situazione sanitaria improvvisa, ci sia immediatamente un professionista con le competenze necessarie per valutare il quadro clinico, intervenire per quanto di propria competenza e decidere le eventuali successive azioni assistenziali.
Cosa accade in caso di emergenza?
La domanda che si stanno ponendo alcune famiglie è semplice: cosa succede se, durante la notte, uno degli ospiti accusa un malore?
In assenza di un infermiere presente in struttura, l’Oss dovrebbe riconoscere la situazione, prestare il primo supporto consentito dal proprio ruolo e, se necessario, attivare il sistema di emergenza sanitaria.
In caso di intervento del 118, diventano inoltre importanti tutte le informazioni disponibili sull’ospite: condizioni di salute, terapie, precedenti episodi, eventuali patologie e cambiamenti osservati nelle ore precedenti.
Un passaggio nel quale la conoscenza diretta dell’ospite e la capacità di raccogliere e trasmettere correttamente le informazioni assumono un’importanza particolare.
Il problema è l’organico
Alla base della modifica organizzativa ci sarebbe soprattutto una motivazione: la difficoltà nel reperire un numero sufficiente di infermieri per garantire la copertura dei turni notturni.
Il caso dell’Istituto Santa Cecilia si inserisce così nella più ampia emergenza legata alla carenza di personale sanitario che da tempo interessa numerose strutture assistenziali e sanitarie italiane.
La difficoltà di trovare infermieri sta diventando un problema non soltanto per gli ospedali, ma anche per Rsa, strutture residenziali, centri per persone fragili e servizi territoriali. Quando l’organico non è sufficiente, il rischio è che le difficoltà di programmazione dei turni finiscano per ripercuotersi sull’organizzazione dell’assistenza.
E proprio la carenza di professionisti rischia di trasformarsi in un problema ancora più delicato quando riguarda strutture nelle quali sono presenti persone che necessitano di assistenza continuativa.
Nessuna contrapposizione tra Oss e infermieri
È importante sottolineare che la questione non può essere trasformata in una contrapposizione tra Oss e infermieri.
Gli Oss svolgono un ruolo indispensabile nell’assistenza quotidiana e rappresentano una componente fondamentale dell’equipe. Ma Oss e infermiere sono professionisti con formazione, competenze, responsabilità e profili differenti.
Affidare agli Oss la presenza notturna non significa automaticamente che l’assistenza sia inadeguata. La vera questione è capire come sia stata organizzata la copertura sanitaria, quali siano le procedure previste in caso di emergenza, quali professionisti siano reperibili e con quali tempi possano intervenire.
Sono proprio questi gli aspetti sui quali le famiglie chiedono chiarezza.
La sicurezza degli ospiti prima di tutto
La preoccupazione dei parenti appare quindi legata soprattutto alla necessità di garantire la massima sicurezza agli ospiti durante tutte le 24 ore della giornata.
Se la sospensione della presenza infermieristica notturna fosse effettivamente collegata alla carenza di personale, sarebbe necessario interrogarsi sulle soluzioni adottate per evitare che una difficoltà di organico possa tradursi in una riduzione della capacità di risposta sanitaria proprio nelle ore più delicate.
Il tema, in definitiva, non è soltanto quello di quanti operatori siano presenti, ma di quali competenze professionali siano disponibili, quali responsabilità vengano loro affidate e quali garanzie siano previste per gli ospiti in caso di necessità sanitaria.
Perché quando si parla di circa 80 persone fragili, la copertura assistenziale notturna non può essere considerata una semplice questione di turnazione del personale. È, prima di tutto, una questione di sicurezza, organizzazione e tutela delle persone assistite.
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