Negli atenei del Piemonte continua il trend negativo delle iscrizioni al corso di laurea triennale in Infermieristica. Anche per l’anno accademico 2025/2026 il numero degli iscritti è infatti inferiore ai posti disponibili, evidenziando una situazione di crescente preoccupazione per il futuro del sistema sanitario regionale.
Secondo il sindacato Nursind Piemonte, nel 2025 mancano all’appello circa 190 iscrizioni rispetto ai 1.176 posti messi a disposizione dagli atenei della regione. Nello specifico, al polo universitario di Asti si sono registrate solo 55 domande per 75 posti disponibili, con un vuoto di 20 posti non coperti nonostante le iniziative promozionali messe in campo, come sportelli informativi e incontri nelle scuole superiori.
Il segretario provinciale del Nursind Gabriele Montana attribuisce le cause principali di questa crisi a fattori strutturali che incidono sulla scarsa attrattività della professione infermieristica:
- Retribuzioni percepite come inadequate rispetto all’impegno, alle competenze e alle responsabilità, incluse le condizioni di lavoro con turni notturni e durante i weekend.
- I crescenti rischi legati alle aggressioni e agli episodi di violenza verbale e fisica durante i turni, che scoraggiano i giovani a intraprendere questa carriera.
A livello nazionale, i dati confermano una situazione complessiva in crescita per i posti messi a bando nelle professioni sanitarie, che per l’anno accademico 2025/2026 raggiungono quasi 37.000 posti in 49 università italiane, con un aumento del 3,7% rispetto al 2024. Gli infermieri rappresentano la maggioranza con oltre 20.400 posti disponibili, pari al 55% del totale, anche se per la prima volta i posti per Medicina e Chirurgia superano quelli per Infermieristica.
Nonostante la domanda per i corsi di professioni sanitarie rimanga alta, con circa 65.000 candidati interessati, il rapporto richieste/posti per Infermieristica è più basso e con forti differenze territoriali, soprattutto nei poli universitari del Nord Italia come il Piemonte, dove le iscrizioni sono inferiori alle disponibilità, come nel caso di Asti.
Questo squilibrio tra offerta di posti e domanda rischia di determinare una grave carenza di personale sanitario qualificato, con conseguenze pesanti sulla capacità assistenziale delle strutture sanitarie regionali e sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini.
Il sindacato e gli esperti sottolineano che per invertire questa tendenza è indispensabile intervenire con politiche di valorizzazione della professione infermieristica, migliorando le condizioni lavorative e stipendiali, e garantendo sicurezza e tutela dagli episodi di violenza sul lavoro.
L’auspicio è che le istituzioni regionali e nazionali prendano coscienza di questa emergenza e mettano in campo azioni concrete per attrarre e trattenere nuovi infermieri, a tutela di un sistema sanitario fondamentale per la salute di tutti.
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