La Corte di Cassazione ha stabilito con una storica decisione che il buono pasto per il personale medico e infermieristico non rappresenta una semplice concessione aziendale, bensì un diritto costituzionale legato alla tutela della salute e alla dignità del lavoro.
I punti chiave della sentenza:
- Basi costituzionali: La misura si fonda sugli articoli 32 e 36 della Costituzione, mirando a garantire condizioni di lavoro adeguate e il recupero psicofisico necessario per chi opera nei turni prolungati.
- Obblighi per le aziende sanitarie: Respingerne i ricorsi significa che, qualora il servizio non sia concretamente fruibile e il turno superi le 6 ore consecutive, l’azienda è tenuta a riconoscere il buono pasto sostitutivo.
- Impatto economico e arretrati: Il mancato riconoscimento può configurare un inadempimento contrattuale, consentendo ai lavoratori di richiedere gli arretrati che, in alcuni casi, possono superare i 15.000 euro.
Le reazioni sindacali Gianluca Giuliano, segretario nazionale di UGL Salute, ha denunciato anni di restrizioni penalizzanti, soprattutto per i turni notturni e festivi. L’obiettivo attuale è trasformare la pronuncia dei giudici in una prassi ordinaria azienda per azienda, affinché la tutela di chi lavora in corsia dipenda dalla reale fruibilità del servizio e non dalla sola presenza formale sulla carta di una mensa.
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