Vi sentite Nurse o Infermieri? Il dilemma della professione odierna.

Vi sentite Nurse o Infermieri? Il dilemma della professione odierna.

Lo stesso significato per due professioni diverse: quell’Inghilterra che continua ad influenzarci.

Come risaputo Nurse significa Infermiere in inglese. Non tutti sanno invece che il nurse inglese non è l’equivalente dell’infermiere italiano. E’ una figura diversa da quella nostrana e con differente considerazione da parte di medici, parenti, pazienti e cittadini. Profilo professionale, codice deontologico, ordinamento didattico, formazione post-base, FN IPASVI poi FNOPI: un incastro complicato di parole, codici e normative create e studiate per tentare di definire e difendere la nostra professione, per cercare uno spazio, seppur piccolo, dentro la nostra società che ci porti ad incarnare uno stereotipo sociale, fatto di pre-concetti, immagini televisive e cinematografiche passate.

Siamo quelli che…

Siamo quelli che indossano una divisa, che lavorano in luoghi da evitare, che dispensano compresse, fanno prelievi e medicazioni, che inseriscono cateteri. Siamo anche quelli che, una volta “uscito” il medico in visita, si siedono affianco al paziente, lo confortano e gli spiegano quello che il “dottore” intendeva. Siamo quelli che, durante la notte, ascoltano le ansie e le paure di chi non dorme, di chi oltre alla malattia è preoccupato per un nipote, un figlio, una moglie, un marito. Siamo quelli dai turni impossibili, che organizzano la loro vita tra una notte e uno smonto notte.

Gli anglosassoni invece sono…

Provate a chiedere agli anglosassoni cosa pensano invece dei loro nurses. Chi è l’Infermiere Inglese per il medico, il paziente, il parente, il care-giver, la sanitàe in generale per il cittadino. Sono figure professionali che meritano stima, rispetto, fiducia e molta considerazione. Con o senza divisa, fuori o dentro gli ospedali, il risultato non cambia.

L’autonomia, la professionalità e la responsabilità hanno un significato diverso nella società inglese. Non si parla solo di terapia, di medicazioni e di cateteri. I nurses sono veramente parte dell’equipe, come lo è il medico, il fisioterapista, il logopedista e qualsiasi altra professione sanitaria. I nurses vivono a contatto con il paziente e garantiscono la continuità del progetto di cura, di cui sono i primi referenti, dal ricovero alla dimissione, fino al domicilio. La società ha fiducia in loro, nella loro formazione e nel loro sapere scientifico.

Nessun rispetto in Italia.

Nulla di cosi diverso da quello che anche gli infermieri italiani sono. Eppure in Italia non vengono considerati.

Penso che la risposta stia nel fatto che la nostra professione non riesca ancora a trovare un ruolo definito nel lavoro e nella società. Siamo una figura su cui si stanno ancora delineando i contorni, confini, ambiti di competenza e limiti. Siamo noi i primi ad essere confusi.

Autonomia, responsabilità e professione sono termini di cui ci riempiamo ogni giorno la bocca, ma il cui significato non è ben compreso.

Siamo responsabili dell’assistenza infermieristica, ma limitati in molti campi, nulla si può fare senza la prescrizione medica; potremmo fare molto, ma poco viene realizzato perché in fondo ci sentiamo figli di un Dio minore, carichi di lavoro, stressati da turni impossibili, costretti a sostituire colleghi assenti o mai assunti. E’ vero anche che siamo spesso poco motivati.

Non riusciamo a costruire un vero gruppo di lavoro, una vera equipe pronta a supportarsi e a collaborare. Ognuno fa come ritiene opportuno, secondo la propria formazione, la propria esperienza, le linee guida che interpreta a piacimento. Non seguiamo un percorso unico e continuiamo a non condividere con i colleghi.

Martina Laffi, Infermiera.

Ogni giorno ci mascheriamo dentro una divisa e fingiamo di fare quello che la società, il medico e il paziente ci chiede di fare. Ignoriamo quello che siamo. Si fa sempre così e si farà sempre così, pur se sappiamo che è tremendamente sbagliato. Conosciamo e studiamo il processo del nursing, ma poi non lo applichiamo nel lavoro quotidiano.

In Italia non siamo poi così autonomi, in Inghilterra si.

Forse siamo troppo critici nei confronti dei protocolli inglesi. Possono sembrare rigidi e meno interpretabili. Tutto è definito, scritto e dichiarato. In realtà non lo solo e dovremmo imparare dalle esperienze estere per crescere come professione nel nostro Paese.

Quando ero in Inghilterra mi dicevano che noi Infermieri Italiani siamo i più preparati, i più intraprendenti e i più capaci. Allora perché non lo siamo in patria? Abbiamo scelto noi una strada tortuosa per crescere, continuiamo a piangerci addosso, a nascondere lo stress, a far finta che siamo immortali.

Perché non riusciamo ad emergere come in Inghilterra? A voi la risposta.

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