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venerdì, Maggio 14, 2021
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Testimoni di Geova e rifiuto di Trapianto e Trasfusione: obblighi e doveri di Medici e Infermieri.

Trasfusione di Sangue e rifiuto da parte di Testimoni di Geova: dilemma etico, obblighi e doveri per Medici e Infermieri.

Come è risaputo, i Testimoni di Geova usano il rifiuto verso ogni tipo di trapianto e trasfusione (in quanto tecnicamente trapianto di tessuto, il sangue ed i suoi derivati).

Quali sono le motivazioni religiosi che li spingono? Quali dilemmi etici per Medici e Infermieri?

Perchè i testimoni di geova rifiutano i trapianti (di cui le trasfusioni)?

Per rispondere a questa domanda è opportuno rivolgerci direttamente al sito www.jw.org, sito ufficiale della comunità religiosa.

A riguardo si legge “È una questione di natura religiosa, non medica. Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento troviamo il chiaro comando di astenerci dal sangue (Genesi 9:4; Levitico 17:10; Deuteronomio 12:23; Atti 15:28, 29). Inoltre agli occhi di Dio il sangue rappresenta la vita (Levitico 17:14). Pertanto non accettiamo il sangue non solo per ubbidienza a Dio, ma anche in segno di rispetto per lui in quanto Datore di vita“.

Infermieri e Medici non hanno obblighi etici di somministrare il sangue anche contro l’evidente rifiuto?

No, tutt’altro. Al netto della rispettosa tristezza derivante la perdita di una vita umana e di un affetto per i propri cari, a livello di codici etici sia gli Infermieri che i Medici hanno documenti a riguardo.

Riguardo al Codice Deontologico Medico, si apprezza nell’articolo 35 il diritto alla non cura da parte del paziente (Il medico non intraprende né prosegue in procedure diagnostiche e/o interventi terapeutici senza la preliminare acquisizione del consenso informato o in presenza di dissenso informato).

Gli infermieri invece sono sottoposti all’Art. 3 (L’Infermiere cura e si prende cura della persona assistita, nel rispetto della dignità, della libertà, dell’eguaglianza, delle sue scelte di vita e concezione di salute e benessere, senza alcuna distinzione sociale, di genere, di orientamento della sessualità, etnica, religiosa e culturale.).

Ma anche all’Art. 25 (L’Infermiere tutela la volontà della persona assistita di porre dei limiti agli interventi che ritiene non siano proporzionati alla sua condizione clinica o coerenti con la concezione di qualità della vita, espressa anche in forma anticipata dalla persona stessa.)

Senza ovviamente mai dimenticare i diritti costituzionali che tutelano i cittadini (Art. 32 Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge).

Il rispetto quindi dei valori e credenze (come li raggruppava, tra le altre, la sempreverde Gordon) è un concetto che non si può estraniare dalla professione infermieristica e da quella medica. Nemmeno sui social.

Per quanto sia tremendamente duro vedere una vita finire.

Dott. Marco Tapinassi
Dott. Marco Tapinassi
Vice-Direttore. Infermiere in Psichiatria, webwriter, attentatore di biscotti ma anche coautore di libri sui concorsi pubblici. Immagina l'informazione come un fattore di crescita. Non perde nemmeno un tè con il suo Bianconiglio.
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