Pubblicità

Adamo Bonazzi Segretario Generale FSI-USAE: Vogliamo la dirigenza. Le passerelle e le evanescenti promesse dei politici alle manifestazioni del 15 sono ridicole. Il futuro degli infermieri dipende da noi e non da loro.

Abbiamo chiesto al Segretario Generale della FSI-USAE un commento dopo le manifestazioni del 15 a cui il Coordinamento Nazionale Infermieri della FSI-USAE non ha partecipato per capire quali erano i sentori della categoria e quali sono le prospettive per il prossimo futuro e lui, come sempre, non si è tirato indietro:​ ​ ​ “Non devo ripetere le ragioni della mancata partecipazione del CNI che è già stata abbondantemente spiegata dalle coordinatrici Nazionali Mura e Pace, ha subito precisato.”​ aggiungendo poi:​ “Abbiamo assistito a due belle manifestazioni, bisogna dirlo. Ma come era prevedibile, però,​ la partecipazione era modesta ed ha rispecchiato esattamente le forze in campo. Il tentativo delle organizzazioni promotrici di elevarsi al ruolo di uniche interlocutrici degli​ infermieri è miseramente fallito. E il fatto che nei comunicati diffusi dalle due organizzazioni, le stesse, si affidino alle evanescenti promesse dei politici che hanno fatto ridicole passerelle alle loro manifestazioni ne è la prova evidente. Il futuro degli infermieri dipende da noi e non da loro. Alcune delle loro motivazioni però le condividiamo perché sono nostre rivendicazioni storiche.”

Adamo Bonazzi poi aggiunge:​ “le prospettive odierne per gli infermieri, così come per le altri professionisti sanitari del settore, da un punto di vista economico e di posizione contrattuale,​ si giocano prevalentemente con i lavori della Commissione paritetica per la revisione del sistema di classificazione professionale. Senza soddisfazioni, giuridiche ed economiche, non si può chiedere agli infermieri di essere persone speciali, è arrivato il momento di rivedere le posizioni e di aumentare gli stipendi. La sanità è una cosa speciale, diversa dagli altri comparti della pubblica amministrazione, e va trattata di conseguenza.​ Non è fatta da palazzi e macchinari né, tanto meno, dai Direttori Generali. La sanità è fatta dai professionisti,​ dalle persone che dentro gli ospedali e sul territorio prestano la loro opera. E in modo speciale devono essere trattati i loro contratti. Ho scritto personalmente al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Salute ed al Presidente della Conferenza delle Regioni per chiedere che con il “Recovery Fund” destinato alla sanità si finanzi in modo straordinario la riclassificazione e si aumentino gli stipendi.​ E che, sul piano giuridico, si mettano in campo le norme per il passaggio di questi professionisti alla dirigenza.”