bollettino coronavirus
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Il Veneto entra, come il resto del’Italia, in fase 4 dell’Emergenza Coronavirus. Schiavonia torna ad essere Covid Hospital. La Cisl chiede immediata assunzione di Medici, Infermieri, OSS e Professioni Sanitarie.

La CISL a più riprese ha denunciato una carenza strutturale di professionisti sanitari nelle aziende sanitarie Padovane, diversamente articolata nei diversi servizi (territoriali e ospedalieri) e dei diversi profili professionali, dovuta a una sottostimata programmazione dei fabbisogni di personale e alla mancata sostituzione del personale cessato oggi aggravata dalla mancata assunzione di personale per l’emergenza Covid.

La Delibera 552 di maggio 2020, con cui la regione ha adottato un Piano di emergenza in risposta alle progressive fasi di acutizzazione della crisi epidemiologica, ha previsto un piano di apertura di posti letto di Terapia intensiva, pneumologia e alta intensità di cure e di malattie infettive. Oltre al piano emergenziale regionale bisogna potenziare l’attività territoriale dell’assistenza domiciliare per evitare e diminuire l’ospedalizzazione e venire in supporto al Dipartimento di prevenzione, oggi fortemente pressato, per le attività di screening, tracciamento e campagna vaccinale.

A fronte di questo ancora a maggio 2020 le Aziende Sanitarie dovevano predisporre una programmazione dei fabbisogni di personale necessari e soprattutto programmare un piano delle assunzioni che, vista l’emergenza occupazionale che stiamo vivendo, NON E’ STATO SICURAMENTE ADEGUATO.

Il Piano emergenziale ospedaliero previsto dalla Regione per il territorio provinciale di Padova in preparazione e risposta ad eventi epidemici è il seguente:

organici per non farci trovare impreparati all’arrivo della seconda ondata di COVID-19 ma in Azienda EUGANEA non abbiamo avuto riscontri positivi, la carenza riguarda tutti i profili professionali, Medici, Infermieri, Operatori Socio Sanitari, Tecnici Sanitari, Dietiste, Personale della Vigilanza, Personale della Riabilitazione e Personale Amministrativo; in particolare dai dati da noi raccolti, tra mancata copertura del turn over, dell’extra turn over ( per attività aggiuntive) e per l’emergenza Covid, senza pretesa di esaustività stimiamo la mancanza di almeno un centinaio di medici divisi tra le diverse specialità, 150 infermieri, 50 Operatori Socio Sanitari, 20 assistenti sanitari, 10 tecnici sanitari.

Per reperire infermieri e assistenti sanitari si è dovuto ricorrere a contratti precari chiamando in servizio neolaureati in chiamata diretta predisponendo le pratiche di assunzione ancor prima della discussione dell’esame di laure.

Nel frattempo per affrontare l’emergenza pandemica si ricorre ad acquisto di prestazioni e orario aggiuntivo di personale già provato dalla lunga battaglia sostenuta nei mesi precedenti e allo spostamento di personale da un servizio all’altro con pregiudizio della qualità dei servizi erogati e delle condizioni di lavoro.

Presso il Presidio ospedaliero di Schiavonia, in pochi giorni sono stati chiusi 75 posti letto di medicina, 20 posti di geriatria e 10 posti letto di cardiologia.

I pazienti sono stati trasferiti o dimessi e i lavoratori sono stati assegnati ai reparti COVID-6 e 7, entrambi di 40 posti letto. Mancando personale dalla turnistica notturna sono stati tolti 2 infermieri dai 6 previsti, e gli infermieri rimanenti sono costretti a seguire 20 pazienti a testa alla faccia della qualità dell’assistenza.
L’organizzazione è carente, nei reparti covid si fanno trasfusioni di plasma, di piastrine, di sangue, moltissimi tamponi e il rischio di sbagliare è elevatissimo se non si hanno direttive chiare e il personale adeguato.

Sono stati richiamati i lavoratori dai riposi, sospese tutte le ferie, i turni vengono comunicati oggi per domani tramite un sms whatzapp o addirittura lasciando un messaggio vocale in segreteria telefonica, alcuni lavoratori arrivano in turno e vengono rimandati a casa rimanendo “a disposizione” senza assegnargli un turno.

Le terapie intensive sono in grossa difficoltà e per garantire i nuovi posti aperti, è stato assegnato personale non addestrato e questo crea un rallentamento nell’assistenza perché giustamente deve essere affiancato.

L’attività del gruppo operatorio è stata ridotta del 25% per garantire l’apertura di ulteriori posti letto di Terapia Intensiva COVID e il Pronto Soccorso, già carente di personale prima dell’emergenza, oggi è in piena sofferenza per la gestione dei ricoveri covid che sono aumentati a dismisura e per l’aggiunta della gestione dei tamponi in orario notturno per tutta l’Ulss 6 Euganea.

A breve si aprirà l’ospedale di comunità COVID presso il 5° piano dell’ospedale di Conselve e ci chiediamo con che risorse o quale altro reparto dovrà chiudere per reperire il personale necessario.
Come CISL chiediamo uno sforzo da parte dell’Azienda Ulss 6 Euganea per cercare di reperire il personale utile a mantenere attiva l’area chirurgica, l’area materno infantile, la dialisi e la psichiatria dell’Ospedale di Schiavonia, ed evitare la chiusura totale come successo nel mese di marzo, per poter garantire assistenza a tutto il territorio della Bassa Padovana che ha già pagato a caro prezzo la prima ondata di COVID-19.

In azienda Ospedaliera di Padova la carenza di personale si è ormai cronicizzata anche per colpa delle tante chiamate in “emergenza” delle regioni limitrofe che aprendo le porte ai professionisti della sanità ha completamente depauperato il piccolo “tesoretto” di personale che si riuscito a mettere su nel 2020.

L’altissima qualità assistenziale e gli standard dell’azienda ne hanno risentito ancor più durante questa seconda ondata, dove per recuperare personale e attivare i posti letto di malattie infettive, semintensive si è dovuto sacrificare posti letto di medicina e chiudere 14 posti letto di Lungodegenza al Sant’Antonio.

Altro aspetto non meno importante è il carico che poi si riverbera sulle povere unità rimaste a sostenere tutto il peso della nuova emergenza e le sue conseguenti riorganizzazioni, un sacrificio abnorme che, dopo gli ultimi recenti avvenimenti sembra anche non essere compreso da una piccola frangia di persone che vedono nel sanitario lo strumento di un sistema “artefatto”.

L’emergenza coinvolge in uguale misura sia i servizi ospedalieri che il territorio e il Dipartimento di Prevenzione che ha acquisito un ruolo sempre più determinante nelle azioni di contrasto al virus, attraverso la campagna di screening con tamponi, l’assistenza domiciliare e la sorveglianza sanitaria.

A questo si aggiunge il problema dello spostamento di personale dalle Case di riposo e dalle cooperative verso gli ospedali aprendo ulteriori fronti di crisi.

Serve da parte della regione un piano complessivo e coordinato dei fabbisogni di professionisti partendo dai bisogni dei cittadini.
In questa situazione, il contrasto all’epidemia sta sottraendo ancora una volta le energie, il personale e le risorse per assicurare le cure per le altre patologie insieme al preannunciato blocco delle attività chirurgiche programmate, delle prestazioni specialistiche.

Per far fronte a questo è necessario da subito:

  • la revisione degli organici storici del personale che limitano le assunzioni alla sola copertura del turn over ( il tetto di spesa sul personale è fermo da anni nonostante gli aumentati e mutati bisogni di cure dei cittadini);
  • un piano straordinario di assunzioni attraverso lo sblocco del tetto di spesa del personale da parte della regione;
  • l’aumento dei fondi contrattuali per scongiurare la fuga di professioni sanitari verso aziende e regioni più ricche.

Inoltre oggi più che mai l’esperienza ha dimostrato che le aziende sanitarie dello stesso territorio non possono operare in maniera disgiunta, come CISL chiediamo alla Regione di attivare dei coordinamenti operativi a livello regionale e provinciale coinvolgendo tutte le aziende sanitarie pubbliche e private per razionalizzare l’offerta sanitaria e per garantire ai cittadini nei territori le prestazioni specialistiche, ambulatoriali, chirurgiche, pediatriche e i punti nascita che nella scorsa primavera sono state soppresse.

A fronte di questa situazione di estrema difficoltà rimaniamo esterefatti dagli insulti apparsi sui social rivolti al personale sanitario.

Sono una cosa INACCETTABILE, qualcosa di INDECENTE, VERGOGNOSO, CHE SPEZZA IL FIATO DALL’INDIGNAZIONE! NOI NON CI STIAMO E DICIAMO NO A QUESTA FOLLIA. Arrivare ad insultarli è probabilmente la cosa più immorale che si possa fare.
La Cisl è orgogliosa di rappresentare tutti I PROFESSIONISTI SANITARI DEL PUBBLICO E DEL PRIVATO che giorno e notte negli OSPEDALI, NELLE CASE DI RIPOSO e NELLE CASE DI CURA con abnegazione e spirito di servizio mettono a rischio LA PROPRIA VITA per garantire QUELLA DEGLI ALTRI, leoni da tastiera compresi.

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