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Nursing UP torna a parlare di “Requisiti di accreditamento”. La collega Laura Rita Santoro è un fiume in piena: “chi valuta veramente le capacità di un’organizzazione di produrre prestazioni di qualità?”

Spett.le Direttore,

Come Nursing Up stiamo seguendo, con molto interesse il processo di aziendalizzazione e accreditamento, come mai è così interessante? Perché un sindacato di categoria come il nostro si dovrebbe interessare a tutto ciò? A noi cosa importa, sia noi e i colleghi dobbiamo lavorare a testa bassa.

Oltre dieci anni fa, quando le USL sono diventate ASL, il sostituire la U con la A dava il via al processo di aziendalizzazione della sanità pubblica, attivando la concorrenza tra il settore pubblico e privato, nella produzione di prestazioni sanitarie.

Terminava in quel momento (almeno nelle regioni in cui il sistema veniva applicato) la fase in cui la sanità pubblica otteneva finanziamenti a pioggia, per diritto divino, mentre si arrogava il ruolo di ”accreditare” le strutture private.

Iniziava allora un periodo in cui solo chi era in possesso dei requisiti di accreditamento poteva stipulare un contratto con il SSR (Sistema Sanitario Regionale).

….ma cosa sono i requisiti di accreditamento? Siamo portati a pensare ai requisiti strutturali, come a quelli tecnologici, organizzativi etc. Non è esatto! Ebbene, non è così, ovvero, le specifiche citate sono considerati autorizzativi e indispensabili per poter aprire una struttura.

I requisiti di accreditamento, invece, sono quelli che dimostrano la capacità di un’organizzazione di produrre prestazioni di qualità. Sono l’insieme delle regole e degli strumenti che permettono ad una organizzazione di funzionare, di auto-valutarsi, di auto-correggersi, in un processo di miglioramento continuo, garantendo il risultato.

Cosa è successo a livello nazionale?

A distanza di anni abbiamo potuto osservare il processo di aziendalizzazione che è stato applicato solo alle regioni attualmente annoverate come virtuose.

Il Lazio, in buona compagnia delle regioni a sud della Toscana, non ha applicato il sistema o lo ha fatto solo in parte, e guarda caso è tra le regioni in deficit.

Cammina, cammina, come direbbe uno scrittore di favole, siamo arrivati al 2017 quando tutte le regioni “resistenti” sono state costrette ad attivarsi. Sembrerebbe che in questo caso la Regione Lazio lo abbia fatto, almeno sulla carta. Esattamente, la nostra regione, all’atto pratico ha assunto una posizione, dichiarata pubblicamente nel corso di una riunione dei valutatori dell’Organismo Tecnicamente Accreditante (OTA), che considera le strutture pubbliche come fossero accreditate per diritto di divino. Apparentemente, ed inconsapevolmente, potremmo pensare che la Regione Lazio abbia “graziato” le aziende pubbliche.

In Regione sono troppo gentili, o c’è un alto picco d’ingenuità? Si dice che le Regioni che in passato hanno applicato, correttamente, il sistema di accreditamento, ne hanno giovato in termini di costi e qualità delle prestazioni erogate. …mentre quelle regioni che non lo hanno applicato a causa delle condizioni di deficit certificato o dichiarato, non hanno potuto celebrare lo stesso. Curioso che nella Regione Lazio il sistema di accreditamento sia stato applicato solo nel settore sanitario privato?

Si potrebbe ipotizzare che, al di la delle belle parole che ascoltiamo tutti i giorni, la volontà vera sia quella di creare le condizioni per una morte lenta (ma certa) e per ragioni naturali (come quella da Polonio) di una buona parte delle strutture pubbliche. Ci sono troppi segni preoccupanti che potrebbero confermarlo.

Ad esempio, come mai:

• le strutture private non gridano di essere vittime di concorrenza sleale, visto che sono tenute a rispettare uno standard di personale serratissimo, mentre nel pubblico è permesso lavorare sotto-organico e in assenza totale di OSS?

• Non tutte le Aziende sanitarie, nella Regione Lazio, hanno dato indicazioni di istituire un servizio della Qualità (quello che dovrebbe occuparsi di accreditamento) mentre le strutture private ne sono dotate da anni? Forse nella sanità privata hanno ritenuto sufficiente sedersi ed aspettare la morte della concorrenza.

Detto ciò è piuttosto evidente, a questo punto, che l’accreditamento delle strutture pubbliche non può non essere un nostro problema! Le aziende sanitarie pubbliche rappresentano il futuro di noi tutti, dell’occupazione. Una sana competizione tra pubblico e privato potrebbe portare a recuperare quella meritocrazia calpestata dal clientelismo che in questo momento contribuisce, più di ogni altra cosa, alla morte, per inedia, della sanità pubblica laziale. Ne va dell’occupazione, della sicurezza nostra, dei pazienti, della qualità della nostra vita, delle nostre famiglie, ne va del demansionamento necessario a sopperire della mancanza degli OTA (quelli che dovrebbero lavorare in corsia al fianco dell’infermiere). Ne va della dignità che professionale che non dovrebbe stare a cuore solo a noi che siamo un sindacato. Una riflessione a riguardo è più che doverosa!

Cordialmente.

Coordinamento Regionale Nursing Up Lazio
Dott.ssa Laura Rita Santoro