Operatori Trasfusionale Ortopedico Rizzoli dimenticati da Mobility manager Ausl di Bologna

Operatori Trasfusionale Ortopedico Rizzoli dimenticati da Mobility manager Ausl di Bologna.
Operatori Trasfusionale Ortopedico Rizzoli dimenticati da Mobility manager Ausl di Bologna.

Lo denuncia il sindacato UIL

Gli operatori del Trasfusionale Unico Metropolitano dello Spoke Rizzoli non possono aderire alla campagna mi muovo Tper perché la stessa partirebbe in maggio 2019. Lo denuncia in una nota divulgata alla stampa dal Segretario Aziendale Uil Umberto Bonanno, sindacalista molto noto a Bologna e in Emilia Romagna.

“Ricordiamo che la cessione del Ramo D’Azienda con relative unità lavorative è avvenuta in piena campagna RSU svolta in Aprile 2018 che ha visto l’ esclusione dei candidati che lavoravano al TUM e presenti nelle liste elettorali – spiega l’esponente della UIL – l’accordo sottoposto e redatto parlava chiaro NESSUNA differenza tra gli operatori AUSL E IOR quest’ultimi che venivano ceduti , ma nostro malgrado dobbiamo costatare che le differenze ci sono è sono evidenti , una su tutte e il diverso trattamento per quando riguarda la stipula degli abbonamenti TPER treno e gomma ,che vedono gli operatori ex IOR fortemente penalizzati (stipula abbonamento mensile) e non possono neanche usufruire della campagna Regionale MI MUOVO IN CITTA’”.

“La Uil ha scritto al Mobility manager sia di Ausl che IOR ma la risposta è stata la seguente: Non si possono aprire campagne di abbonamento per questi operatori in periodi diversi dalla campagna che parte a Maggio 2019, risposta che riteniamo insufficiente oltre che priva di ogni apertura al confronto con il sindacato , che penalizzano fortemente gli operatori ceduti dallo Ior a Ausl. Se queste devono essere le riorganizzazioni metropolitane, crediamo che ci dobbiamo fermare tutti a pensare e riflettere. Perché’ non devono essere gli operatori ha rimetterci di tasca propria, come sta succedendo con tempi di pausa differenti tra AUSL–AOSP-IOR, anche se lavorano nello stesso piano e magari nella stessa scrivania . Forse a pagare dovrebbe essere qualche manager che non ha effettivamente messo in campo azioni che avrebbero favorito tutti i dipendenti senza distinzione di appartenenza” – conclude Bonanno.

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