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Intervista a Michelangelo Librandi, segretario generale della UIL Fpl, sono dei maggiori sindacati italiani. Con lui abbiamo parlato di Concorsi, di Stabilizzazioni, di avanzamento delle Graduatorie, di futuro degli Infermieri, delle Professioni Sanitarie e degli OSS, di aumenti di stipendio e di premi Covid. Le sue risposte sono molto interessanti e sicuramente amplieranno il dibattito in essere nel mondo del SSN pubblico e privato.

Oggi presentiamo una nostra intervista al segretario generale della UIL Fpl, Michelangelo Librandi, con cui cercheremo di fare il punto sui Concorsi in Sanità, sulle stabilizzazioni, sull’avanzamento delle graduatorie, sui necessari aumenti di stipendio, sulle imminenti elezioni RSU, sui sogni nel cassetto di un sindacato che rappresenta in gran parte gli Infermieri, gli Infermieri Pediatrici, le Ostetriche, le Professioni Sanitarie, gli Operatori Socio Sanitari e migliaia di lavoratori operanti nel Servizio Sanitario Nazionale pubblico e privato. Vediamo cosa e come ha risposto alle nostre domande spesso provocatorie.

Qualche giorno fa avevamo intervistato sugli stessi argomenti il segretario generale del sindacato FSI USAE, Adamo Bonazzi.

Di recente il nostro quotidiano ha lanciato la proposta di bloccare tutti i concorsi pubblici in sanità e di passare a metodi più moderni ed affidabili di selezione del personale, così come avviene in altre realtà d’Europa e del mondo. Rispetto a questa proposta come si pone il suo sindacato?

Non siamo contrari a priori a nuovi metodi di selezione del personale, ma per la realtà italiana, siamo, piuttosto, favorevoli a rendere più snelli e veloci i processi di selezione del personale e garantire la stabilizzazione dei precari, anche con lo scorrimento e l’aggiornamento continuo delle graduatorie.

Riteniamo che il concorso sia, per il nostro Paese, ancora il metodo migliore di selezione del personale: siamo fiduciosi che siano rispettati i criteri di meritocrazia e di competenza, di valutazione dei titoli e delle esperienze lavorative, criteri che garantiscono la qualità dell’erogazione dei servizi ai cittadini.

Dopo il rinvio del mega-Concorso per Infermieri in Puglia sono in forse anche altre selezioni. Il pericolo di assembramento e di contagio è spesso troppo elevato e i Governatori regionali non se la sentono di rischiare e far rischiare i professionisti. Le sembra esagerata la scelta di Michele Emiliano?

Si, ci sembra esagerata.Abbiamo visto che in altre realtà, i concorsi si stanno svolgendo e si sono svolti in sicurezza, rispettando le norme di distanziamento sociale imposte dal Covid 19.
In un momento delicato come questo, dove tutti gli operatori sanitari sono ancora chiamati ad uno sforzo e un carico lavorativo enorme, è importante assumere nuovo personale per la garantire la copertura di tutti i servizi sanitari e la giusta turnazione di riposo a tutte le lavoratrici e lavoratori, gravati da ore ed ore di ore di straordinario sulle spalle.

Ci auguriamo che subito dopo la tornata elettorale pugliese, il futuro Assessore alla Sanità indica immediatamente un concorso pubblico in sanità per sopperire alla mancanza di personale sanitario.

Migliaia di Medici, Infermieri, OSS e Professionisti Sanitari provenienti dal Sud vogliono tornare a casa attraverso il comando o le mobilità, ma le aziende, con la scusa del Covid, bloccano di fatto i trasferimenti in entrata e in uscita. Come si potrebbe risolvere a suo avviso questa “impasse”?

La volontà di tutti i lavoratori di volersi riavvicinare alla terra di origine lo capiamo e cerchiamo di lavorare, tutti i giorni, affinché questo succeda.

Sono state segnalate anche noi queste anomalie dai nostri rappresentanti e dirigenti territoriali, ma dopo i 3 anni previsti dal CCNL di permanenza nell’Azienda Sanitaria in cui i lavoratori sono stati assunti e per i quali sono stati investiti soldi per la loro formazione, è giusto e sacrosanto che essi possano avvicinarsi alle loro famiglie.
Più che altro, il vero problema delle Regioni del Sud d’Italia è la poca disponibilità di posti di lavoro che possano garantire il “non esodo” di professionisti capaci e meritevoli.La politica sanitaria ed universitaria in queste Regioni non è stata affatto lungimirante ed in grado, negli ultimi anni, di garantire adeguato personale rispetto al numero di posti letto ed esigenze reali della popolazione più longeva del nostro Paese.

Corruzione, malaffare, tagli degli ospedali e delle strutture di prossimità, bilanci in rosso hanno portato al commissariamento con conseguenti norme restrittive e stringenti che hanno, purtroppo, inficiato anche sulla possibilità di assunzioni del personale sanitario.

I premi Covid promessi dal Governo e dalla Regioni sono arrivate spesso a singhiozzo agli operatori sanitari e socio-sanitari. Perché secondo lei è così difficile in Italia premiare chi lavora e rischia sulla propria pelle?

Purtroppo è vero e penso che questo sia principalmente il frutto dell’enormita’ di burocrazia di cui questo “sistema-Paese” è schiavo. La difficoltà con cui si muove la macchina pubblica è stata evidente per l’erogazione di tutti i servizi che erano stati promessi ai lavoratori e agli imprenditori, dai ritardi sulla cassa integrazione ai mancati sgravi fiscali per le imprese.

Quindi, a mio avviso, è la capacità politica ed in alcuni casi dirigenziale il vero freno per il pieno sviluppo del nostro Paese, che passa anche e soprattutto attraverso una macchina pubblica snella ed efficiente.

Basti pensare al rapporto tra MEF e Corte dei Conti.Quest’ultima ha il diritto/dovere di controllare la legittimità degli Atti del Governo, spesso con una lentezza burocratica sfiancante.

Spesso, poi, la palla torna nelle mani della politica per poi rimbalzare nuovamente su quella dei tecnici, creando attese infinite.

Da tempo gli Infermieri, le Ostetriche e le altre Professioni Sanitarie chiedono di uscire dal Comparto Sanità e di essere trattati professionalmente ed economicamente come dei veri dirigenti. Qual è la posizione del suo sindacato in merito?

Noi siamo convinti che tutto il personale debba essere valorizzato sulla base delle effettive competenze e attività svolte.Sappiamo che ci sono fior fiori di professionisti che ancora vengono pagati o hanno tutele inferiori rispetto a quelle che meritano. Il rinnovo contrattuale firmato nel 2018 lo abbiamo sempre considerato un contratto “ponte” perché c’erano alcuni nodi importanti da sciogliere, tra cui la convocazione della Commissione Paritetica proprio per la classificazione dei nuovi profili professionali, prevista, ovviamente anche nella nuova Piattaforma contrattuale consegnata da mesi al Governo.

Siamo dunque dell’idea che tali figure debbano rimanere contrattualizzati nel comparto sanità.Basti solo pensare al fatto che più diminuiscono i numeri dei lavoratori per comparto, spalmandoli in “sotto-comparti”, e più diminuisce il potere contrattuale stesso dei lavoratori.

Tra non molto ci si ritroverà in campagna elettorale per il rinnovo degli RSU e successivamente del CCNL. Quali sono le proposte del suo sindacato agli iscritti e ai simpatizzanti per migliorare la loro vita lavorativa?

Siamo in un momento delicato per il nostro Paese e le elezioni RSU saranno un momento importante di confronto, ascolto e proposta per tutte le Organizzazioni Sindacali. Sicuramente gli operatori sanitari vivono un momento di stanchezza dovuta allo stress emotivo e al carico di lavoro di questi mesi e ad un rinnovo che tarda da altri 2 anni, ma riteniamo le elezioni RSU il momento di alto di democrazia sindacale.

Abbiamo lavorato sodo e bene in questi anni e continueremo a ribadire le nostre proposte, come abbiamo sempre fatto.

A partire dai contenuti della piattaforma contrattuale presentata al Governo, a partire dai 3 miliardi e 270 milioni che servono per un degno rinnovo che coniughi certezze economiche, normative e che ridisegni i nuovi profili professionali sulla base del merito e delle capacità professionali.

Parliamo di Operatori Socio Sanitari. Da tempo sono in cantiere alcune proposte di riforma del settore a partire dalla formazione degli OSS, dal loro ruolo di subalternità agli Infermieri e dell’aggiornamento necessario del Profilo (Accordo Stato-Regioni del 2001). Qual è la posizione del suo sindacato rispetto a questi operatori?

Gli OSS che lavorano nelle nostre strutture sanitarie e socio sanitarie ormai sono figure fondamentali per garantire la qualità dell’assistenza. La loro attività non può più essere valutate come quella svolta alla fine degli anni ottanta dagli ausiliari, neanche come quella svolta quanto vent’anni fa fu istituito il loro profilo che necessita, perciò, di un adeguato aggiornamento.

Sul piano contrattuale, dopo il riconoscimento delle indennità per le condizioni di lavoro al pari del personale sanitario con il quale gli OSS lavorano all’interno delle equipe, rivendichiamo un adeguato riconoscimento della partecipazione degli OSS ai processi di assistenza, sia con lo sviluppo della figura verso la categoria superiore, sia con la remunerazione di specifiche condizioni di operatività.

Ma le questioni che riguardano gli OSS richiedono anche un approccio di sistema i cui punti fermi per noi sono l’adozione di nuovi modelli organizzativi per l’inserimento appropriato dell’OSS all’interno delle equipe assistenziali e la riconduzione sotto un più stretto controllo del SSN dei percorsi formativi – anch’essi riadeguati – e della programmazione dei fabbisogni.
Per questo riteniamo necessario riprendere le fila del tavolo tra OO.SS., Ministero e Regioni.

Qual è il suo sogno nel cassetto per fare del suo sindacato il punto di riferimento di tutti i professionisti sanitari e socio-sanitari?

Continuare a veder crescere il mio Sindacato, con sempre al centro della nostra attività l’ascolto dei bisogni, delle aspettative e delle necessità di tutti i lavoratori.

Vederlo crescere nella piena libertà di non avere lacci, lacciuoli politici che non permettono una visione obiettiva e sempre imparziale sul mondo del lavoro.

Negli anni siamo riusciti a diventare primo sindacato in molte realtà italiane, grazie alla presenza di dirigenti validi sul territorio, alla collaborazione con la Confederazione e all’impegno, alla costanza e alla dedizione di validi collaboratori.

Siamo riusciti, negli anni, a creare una serie di servizi, gratuiti per gli iscritti, che tutelano, in primis, la sicurezza sul posto di lavoro con l’attivazione di polizze assicurative, cosi’ come abbiamo posto molta attenzione alla formazione dei lavoratori grazie alla nostra Agenzia “Effepielle Lab”.

Il mio sogno è continuare ad avere la capacità di dialogare sempre, ove necessario, così come usare il pugno duro quando le esigenze lo richiedono, tutelando i cittadini ed i nostri lavoratori, sempre e solo dalla loro parte.

Grazie Segretario e buon lavoro!

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